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Coppa America Alla 4° giornata il Match Race trionfa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-09-2013 - Ore 12:05

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Coppa America Alla 4° giornata il Match Race trionfa

Gianluca Cundari Mastrovalerio - A San Francisco si è appena vissuta la quarta giornata di questa Coppa America.

 LA CRONACA

Il campo di regata propone una temperatura fresca di 18 °C, vento da Ovest/Sud-Ovest a 13 nodi e una corrente di marea entrante a 1,4 nodi.

Vedremo come la corrente della Baia di San Francisco sia diventata un elemento chiave nella conduzione delle barche nei bordi di bolina, in inglese Upwind, che descrive in modo più immediato come si navighi verso la direzione del vento.

Oracle Team USA gestisce bene i 2 minuti di pre-partenza e parte per prima tallonata da Emirates Team New Zealand. Inizia una vera e propria corsa in linea tra purosangue verso la Boa 1 che OTU passa con 9” di vantaggio e si alza sui foil per accellerare verso la Boa 2 con andatura di poppa, in inglese Downwind, si scende a velocità fino a 3 volte quelle del vento, scafi alti sui foil anche di 2/3 metri. Il rumore di spruzzo ad alta pressione dell’acqua, tagliata a grande velocità da queste lame a L, affascina noi “marinai a scafo singolo”.

Il cancello della Boa 2 scatena la lotta. Oracle sceglie la boa di sinistra e passa con 12” di vantaggio su ETNZ, che va invece sulla boa di destra, scelta obbligata se sei un campione destinato a vincere.

Proprio tra la Boa 2 e la Boa 3, il bordo di bolina, entrano in gioco i “manici”. La corrente contraria fa soffrire i catamarani e gli equipaggi sanno che devono conquistare un particolare spazio nel campo di regata, che gli americani chiamano “Il Cono” sul lato destro del campo di regata. Uno specchio d’acqua riparato dall’isola di Alcatraz che è privo di corrente, ma con vento. La coppia Ray Davies (tattico)/Dean Barker (Skipper) inizia una serie di virate per recupare lo svantaggio e spingere Oracle sul lato sinistro del campo di regata, quello più esposto alla corrente. Incroci mozzafiato con inutili proteste di Oracle, puntualmente rigettate dai giudici a mare, portano ETNZ sempre più verso il cono e grazie anche ad un calo di vento, che Oracle soffre tanto quanto navigare di bolina, passa in vantaggio tenendo sotto pressione gli americani, che pare non sappiano trovare il modo di contrattaccare. Al cancello ETNZ sceglie la boa 3 di sinistra con 44” su Oracle, avanzando quindi di 56” in un solo bordo e chiudendo i giochi. Oracle sembra provare qualche manovra nel tratto di poppa che porta alla Boa 4, ma riesce a recuperare solo 2” pur sembrando più veloce di ETNZ in questa andatura.

Emirates taglia il traguardo con 47” di vantaggio ora è 5 a 0 e OTU deve ancora scontare un punto di penalità.

IL COMMENTO

Vedendo queste 5 regate, e ripensando alla Luis Vuitton Cup vinta dai neozelandesi su Luna Rossa, con non grande rimpianto, rabbia o delusione dimostrati da Bertelli, potrebbe non essere dietrologia ritenere che il supponente arcimiliardario Larry Ellison sia stato messo nel sacco dagli gnomi italo/neozelandesi. Il prosieguo della CA potrebbe smentirci, ma ci si chiede come sia possibile che il Defender USA, con due barche pronte, supportato dall’industria aeronautica americana, praticamente senza limiti di budget possa prendere 5 fischioni da un team dal budget limitato e, molto importante, con una barca sola. E qui entriamo in gioco noi italiani, non proprio convinti di farla questa Coppa America. Forse la passione per la vela oppure i continui tentativi di Larry Allison di vincere la Coppa America ancora prima di regatare devono aver convinto i due gruppi non solo a lavorare su un progetto tecnico comune, ma anche, qui entriamo nel campo delle opinioni, a strutturare una strategia per far vincere la CA al team che avrebbe avuto più le carte in regola.

Il padrone di Oracle avrebbe anche dato una mano a creare questa unione di intenti sportivi inventandosi astruse regole che hanno fatto lavorare per anni gli avvocati dei challenger costretti ad appellarsi continuamente al board della Coppa America, rendendolo antipatico persino allo stesso sindaco di San Francisco, che pare abbia dovuto difendersi da un tentativo furbesco di Allison di appropriarsi dell’uso decennale di una parte dell’intero porto della città con la scusa della CA.

Due barche molto simili, tanto tempo in acqua insieme prima della Louis Vuitton Cup, una regata in cui Luna Rossa prendeva legnate sin dalla partenza e lo skipper Max Sirena si faceva scappare una mezza ammissione di inferiorità manifesta ben prima dell’inizio della manifestazione, possono farci pensare che il vero obiettivo dei due team fosse preparare l’unica barca veramente forte, quella neozelandese, e sfruttare round-robin e fasi finali per svilupparla sfruttando lo sparring partner italiano. Quello che è evidente è che Oracle è competitiva solo nei due minuti della pre-partenza, mentre nonostante giochi in casa, non riesce a sfruttare il campo di regata e anche quando si trova in testa viene puntualmente raggiunta, superata e surclassata da una barca che non può essere quella uscita dai cantieri lo scorso anno e non possono essere bastati gli allenamenti effettuati prima della Louis Vuitton Cup.

Larry Allison rischia di fare la fine di Gargamella.

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