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"In un giorno qualunque", il cortometraggio di Marilù Manzini per dire NO alla violenza sulle donne

condividi su facebook condividi su twitter Di: Francesca Ceci 21-01-2015 - Ore 13:30

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Vi chiederete, forse, perchè un portale che si occupa di calcio decide di affrontare un argomento delicato come la violenza sulle donne.

Non lo nascondo, chi scrive, è una donna ed è anche la direttrice di Insideroma. Avere a che fare con un pubblico a maggioranza maschile mi ha fatto pensare che non c'è posto migliore di questo per parlare di un tema cosi delicato che riguarda tutti.

Siamo convinti che la battaglia contro ogni forma di violenza è lunga e difficile, una battaglia che non deve essere combattuta dalle donne contro gli uomini. No, questo sarebbe un grande errore. E' una battaglia culturale da combattere donne e uomini insieme, contro i violenti perchè chi tocca una donna è tutto tranne che un uomo.

Abbiamo intervistato Marilù Manzini, un'artista poliedrica, dinamica, una sensibilità acuta e profonda la sua che l'ha portata a mettere l'arte al servizio delle altre donne.

Si intitola «In un giorno qualunque» il cortometraggio diretto e curato dalla giovane modenese con il quale l’artista vuole dare il suo contributo alla campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.
I protagonisti del cortometraggio sono una donna, interpretata dalla bravissima attrice Francesca Tasini e il bimbo che porta in grembo, frutto della violenza subita.

Un corto intenso, carico di significati, delicato nella sua potenza, un ventaglio di colori e sfumature mai banali, dal colore rosso della violenza, passando per il nero della vendetta, fino al verde della speranza che giganteggia e restituisce alla tela il bianco del perdono che assolve e si realizza nel racconto di una nuova vita che sta per nascere.

La violenza sulle donne è un tema delicato e mai come in questo momento, centrale. 1 vittima ogni due giorni, 179 donne uccise nel corso dell'anno, sono i numeri di una guerra. La violenza si può raccontare in tanti modi. Mi racconti la tua prospettiva nell'avvicinarti a questa tematica?

Io per fortuna non ho mai subito una violenza domestica nè altro genere di violenza, ho scelto però di raccontare la violenza domestica perchè sono cresciute moltissimo. Il cortometraggio va guardato tenendo presente che la fine è l'inizio, ossia il momento in cui lei viene stuprata dal suo compagno, che può essere anche un padre, un amico, un fratello.
C'è la violenza del branco che è atroce, ma io volevo raccontare quella domestica perchè credo sia, per certi versi, la più subdola. Subire violenza da un fidanzato, un marito, un padre, un amico, è un evento destabilizzante, perchè, a differenza dello sconosciuto, tu gli dai il tuo amore ed era questo aspetto che io volevo raccontare. Per farlo mi sono ispirata ad Un giorno di ordinaria follia con Michael Douglas, rivisto però in chiave femminile, e cioè non rispondere alla violenza con violenza, ma immedesimarmi in una donna molto forte che è sopravvissuta e decide di vendicarsi con gli uomini che incontra in un giorno qualunque per strada. Ad una violenza si può rispondere con la paura o reagendo. Ecco, la donna che io racconto è una donna che non si spaventa, lei reagisce e decide di spaventare gli uomini che incontra, ma tengo a precisare, lei vuole spaventare, non uccidere come nel film perchè ho voluto conservare la femminilità che, di solito, a parte delle eccezioni, ti consente di non superare mai il limite della violenza pura.
La protagonista del corto è incinta, per questo mi sono ispirata ad una canzone di Celentano, Il figlio del dolore, cantata con Nada, "la mia vendetta più grande è tenere quel figlio che un giorno ti disprezzerà per quel che tu uomo, mi hai fatto".

La violenza di solito genera paura. La violenza domestica in particolare, anche perchè si tratta di uomini ai quali si dà fiducia, padri, fratelli, compagni.Tante donne scelgono il silenzio, perchè?
"La paura, ora senza voler fare psicologia spicciola, credo sia quello il meccanismo che scatta. C'è anche un senso di vergogna, di colpa, la donna in un certo senso si colpevolizza. Per quello io ho voluto raccontare una donna coraggiosa, una donna che reagisce, ho messo un po' del mio carattere, volevo emergesse la forza, non la rassegnazione".

Il tuo corto è rivolto alle donne, ma anche agli uomini, come dire: " Attenti, non c'è sempre dall'altra parte una donna che abbassa la testa e rassegnata. Ci sono anche le donne forti che denunciano e lottano".

Non tutte le donne si rinchiudono in casa, pensa all'avvocato che è stata sfregiata con l'acido (Lucia Annibali, ndr), è andata a parlare della sua storia, non ha avuto paura di mostrare il suo aspetto. Nel mio corto l'attrice è Francesca Tasini, un'amica che ha lavorato con un budget bassissimo, voglio dirlo, perchè per noi era importante realizzare un corto su questa tematica, lei è estremamente bella ed è entrata nella parte in modo perfetto ma poteva essere qualsiasi donna, volevamo un messaggio che arrivasse nella pancia come un pugno. Non volevo dire che alla violenza si risponde con altra violenza, al contrario, volevo una riflessione dura: ti picchiano per giorni, poi ti portano dei fiori e il giorno dopo ti picchiano ancora. Ecco, in questo senso la mia è una donna che non ti dimentica, che non perdona e sceglie di vendicarsi, una vendetta che però alla fine si tramuta in futuro perchè sceglie di tenere il bambino, di non abortire. La vita è la più grande vendetta. Non la paura, non la colpa, ma la vita.

Che messaggio vorresti passasse a una donna che guarda il tuo corto?
"Coraggio, vorrei passasse il fatto di non chiudersi e colpevolizzarsi, bisogna avere e trovare il coraggio di reagire sempre, perchè è anche sull'esempio che si muovono altre donne".

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Fonte: InsideRoma

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