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Auguri a Pluto Aldair: 50 anni di vita, 13 per diventare immortale

condividi su facebook condividi su twitter Di: Lorenzo Imperiale 30-11-2015 - Ore 23:27

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Auguri a Pluto Aldair: 50 anni di vita, 13 per diventare immortale

«Sei è un numero perfetto di per sé, e non perché Dio ha creato il mondo in sei giorni; piuttosto è vero il contrario. Dio ha creato il mondo in sei giorni perché questo numero è perfetto, e rimarrebbe perfetto anche se l'opera dei sei giorni non fosse esistita». Il filosofo nonché teologo Sant'Agostino d'Ippona diceva questo 1589 anni fa. Teologia. Si. Perchè quando si parla di Aldair si cade per forza nel mondo degli Dei. Elegante e forte come Dio. Immortale. La Roma ha da poco superato quota 6 milioni di followers su Twitter, ma siamo sicuri che, se fossero esistiti i social network e se se ne facesse l'uso smodato che se ne fa ora, questi 6 milioni seguirebbero il Messia Pluto.

La maglia numero 6 è stata sul punto di essere ritirata per ben 12 anni, tanto era la sua grandezza. 50 anni fa nasceva a Ilhéus, un piccolo comune brasiliano nello stato di Bahia , quello che è stato uno dei più grandi difensori della storia della Roma, entrando nella leggenda del calcio mondiale e diventando un idolo per i colori giallorossi: Aldair Nascimento do Santos. Difensore non velocissimo, ma di un eleganza ed una tecnica sopraffina che lo poneva una spanna sopra gli altri: l'imponente forza fisica e l'invincibile gioco aereo, gli permetteva di vincere moltu contrasti e di sovrastare gli avversari. Grazie a questi piedi brasiliani, non disdegnava nemmeno la fase offensiva, fornendo anche assist per i suoi compagni e trovando la rete per ben 21 volte nella sua carriera della Roma, per 6 volte con il Benfica, e 2 con il Flamengo.  

INIZIO DI CARRIERA - Aldair iniziò a giocare a calcio nella sua cittadina d'origine, non trovando però molta fortuna: trasferitosi a Rio, fece un provino per il Vasco da Gama, ma fu scartato. Ma il destino del difensore brasiliano era scritto nel pallone. Durante una normale partita tra amici, passava di li il responsabile del settore giovanile del Flamengo ed ex giocare dello stesso club, Juarez, che ci mise pochi secondi per capire chi stesse ammirando e lo fece entrare nelle giovanili della squadra. Nel 1985 giocò qualche gara non ufficiale con la prima squadra, ma fu 1986 l'anno di svolta della sua carriera: trovò velocemente il posto da titolare e non lo lasciò più. Con 23 presenze e 1 gol, ha inizio la carriera di uno dei difensori più forti che il calcio ricordi. Vinse inoltre anche il Campionato Carioca, ovvero il torneo dello Stato di Rio, mettendo in bacheca uno dei suoi tanti trofei che lo accompagnarono in tutta la sua carriera di calciatore. Nel 1987 il Flamengo vinse il titolo nazionale, e Aldair scese in campo in 7 occasioni; nel 1988 disputò 24 partite, con 2 reti. Dopo la trafila nelle giovanili, Aldair esordisce nel campionato brasiliano con la maglia rubonegra del Flamengo, giocando col club di Rio de Janeiro per 4 stagioni, dall 1985 al 1989, conquistando un campionato carioca e 185 presenze totali nei sui anni di fedele militanza nel club brasiliano. Non solo Juarez si accorse dell'immenso talento del difensore brasiliano. Anche in Europa infatti ha i suoi estimatori. Uno su tutto, Sven Goran Erikson, tecnico svedese che a quei tempi allenava il Benfica e che nel 1990 fa sbarcare nel nostro Continente Aldair.

LO SBARCO IN EUROPA - Aldair colleziona 33 presenza con il Benfica, andando a segno 6 volte e riuscendo anche a giocare la finale di Coppa dei Campioni, disputata il 23 maggio 1990 allo stadio Prater di Vienna poi persa per 1-0 contro il Milan di Sacchi e a vincere un campionato portoghese nella stagione 1989-1990. Resta solo un anno in Portogallo, ma tanto basta per ammaliare molti club europei, tra i quali la Roma ed il suo presidente Dino Viola, che lo porta nella Capitale su suggerimento proprio dell’ex tecnico dei giallorossi Erikson.

13 STAGIONI DA "PLUTO" - 6 miliardi. Tanto era costato al presidente Viola l'acquisto di Aldair dal Benfica. Non tutti però sapevo all'epoca che saranno i soldi più ben spesi della storia giallorossa. L'amore tra il brasiliano ed i tifosi della Roma sboccia subito. Il calore dei sostenitori giallorossi gli ricorda molto da vicino quelli del Brasile e il difensore si sente subito a casa. Nella “Città Eterna” lui diventa eterno: il brasiliano vede passare dirigenti, allenatori (Ottavio Bianchi, la coppia Boškov/Pezzotti, Mazzone, Carlos Bianchi, Zeman e Capello) compagni, ma lui rimane sempre lì, al centro della difesa giallorossa, baluardo di stile e grande signorilità ed eleganza in campo e fuori. Purtroppo nei suoi tredici anni a Roma vincerà molto poco rispetto a quello che si sarebbe meritato: in 436 presenza, colleziona solamente una Supercoppa italiana, una Coppa Italia e lo storico campionato del 3° Scudetto giallorosso nella stagione 2000/2001, anche se scenderà in campo in 15 partite per via di un infortunio a poche giornate dal fatidico Roma-Parma che avrebbe sancito l’apoteosi capitolina. E' qui che nasce Pluto, idolo della Curva Sud e leggenda del calcio capitolino, italiano e mondiale: era chiamato così un po’ per la sua somiglianza col cane disneyano, un po’ per il suo carattere schivo e taciturno, di poche parole, insomma, come lo stesso cartone animato, uno dei pochissimi personaggi a non parlare ma a rimanere comunque nel cuore e nella memoria di milioni di bambini. Milioni come i cuori che ha fatto battere questo fantastico giocatore, capace, nel giorno del suo addio, di unire dentro un unico stadio il 2 giugno 2003 i due suoi più grandi amori: la Roma e il Brasile. Quel sera all’Olimpico c'erano talmente tante stelle in campo che il cielo non sarebbe stato capace di contenerle tutte. In campo per ringraziare ed onorare un difensore che, con la sua eleganza, è entrato in punta di piedi nei cuori dei tifosi giallorossi, chiedendo addirittura il permesso e togliendosi le scarpe prima di entrare. Amore scalfito dalle lacrime il giorno del suo addio. Ma non sarà un addio, perché gli immortali restano sempre nei ricordi della gente. 

FINE DELLA CARRIERA - Il saluto alla Capitale doveva suggellare il termine di una fantastica carriera, ma Aldair non ce la fa a stare senza il pallone. Come un cavaliere non riesce a vivere senza la sua dama e non può presentarsi al ballo senza di essa, Pluto non può danzare se tra i piedi non ha una sfera di cuoio che lo accompagna. Fu così che decise di approdare al Geno in Serei Ba nella stagione 2003/2004 e, nel 2007, Aldair firma per la formazione sammarinese del Murata, storico club del campionato del monte Titano, con cui, a quarant’anni suonati disputa altre tre stagioni, vincendo anche un titolo nazionale, dimostrando di essere un giocatore unico fino in fondo. Inossidabile.

COLONNA DELLA SELEÇÃO - Aldair fece il suo esordio in Nazionale maggiore il 15 marzo del 1989 contro l'Ecuador, dove vinse per 1-0. Dopo 2 amichevoli contro Paraguay e Portogallo, viene inserito nella lista per la Coppa America, conquistando il posto da titolare partita dopo partita, essendo partito Inizialmente come riserva. Quell'anno giocò 6 incontri: al termine della Coppa, il Brasile si laureò campione. Partecipò anche alle qualificazioni per Italia 90, ma, una volta entrati nel vivo della competizione, il ct Sebastião Lazaroni gli preferì Carlos MozerMauro Galvão e Ricardo Gomes e non scese mai in campo. Diversamente acccade nel Mondiale successivo, USA '94, dove debuttò contro la Russia il 20 giugno e fu titolare al centro della difesa al fianco di Márcio Santos vincendo anche il titolo, giocando peraltro anche la finale contro l'Italia. Convocato l'anno dopo per la Coppa America 1995, giocò per tutto il torneo da titolare al centro della difesa andando a segno anche un gol contro gli Stati Uniti. Nel 1996 partecipò come fuori quota (assieme a Bebeto Rivaldo) ai Giochi olimpici di Atlanta dove vinse anche la medaglia di bronzo. Nel 1997 giocò dall'inizio tutte le gare di Coppa America, segnando un'altra rete contro il Messico e vincendo il suo secondo titolo continentale. Nel Mondiale di Francia 1998 fu ancora titolare, stavolta a fianco di Júnior Baiano, giocando tutto il torneo, compresa la finale persa per 3-0 contro la Francia. Disputò l'ultimo incontro in Nazionale il 28 giugno 2000 contro l'Uruguay, pareggiando 1-1 grazie ad una rete di Rivaldo. In Nazionale quindi, il difensore brasiliano chiama: 2 Coppe America, 1 Mondiale, 1 bronzo olimpico e 1 Confederations Cup in Araia Saudita nel 1997. Non male per un "cane".

ALDAIR DIRIGENTE - Oggi Aldair è il nuovo direttore tecnico del Chieti. Riparte dai dilettanti, da un “club e una città che neanche conoscevo”, ha affermato ma lo fa con la voglia e l'eleganza che lo ha sempre contraddistinto di chi ha tanto da offrire ma anche da imparare. “L'importante è credere in quello che si fa" e se lo farà come ha fatto il calciatore, diventerà sicuramente uno dei dirigenti più forti in circolazione. Grazie di tutto Pluto. Auguri. 

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