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L’arbitro Michelotti: "Il presidente della Roma Anzalone mi difese e fece modo che la situazione non degenerasse ancor di più"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-09-2016 - Ore 19:29

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L’arbitro Michelotti:

ASROMA MATCH PROGRAM - RICCARDI - Roma, Stadio Olimpico, 17 dicembre 1972. Sul terreno capitolino si gioca Roma-Inter, undicesima giornata di campionato. La squadra giallorossa, allenata da Helenio Herrera, scende in campo con Ginulfi, Morini, Peccenini, Salvori, Bet, Santarini, Pellegrini, Spadoni, Cappellini, Cordova, Franzot. Al 12’ del primo tempo, la Roma va in vantaggio con Cappellini. Il gol dura poco, dopo un quarto d’ora Boninsegna pareggia e porta il parziale sull’1-1. L’equilibrio dura per quasi tutto il match. A sessanta secondi dalla fine, Morini interviene su Mazzola e l’arbitro Alberto Michelotti di Parma concede il rigore. Apriti cielo. Dalle tribune si scatena l’indignazione e qualcuno decide addirittura di invadere il campo per passare alle vie di fatto con il fischietto in maglia nera. Il penalty fu trasformato, ma l’Inter vinse a tavolino 0-2. “Furono giornate parecchio tormentate”, dice oggi Michelotti scherzandoci sopra, all’età di 86 anni.

Che ricordi ha di quel giorno BURRASCOSO?

"In campo fu una partita equilibrata, tirati. Poi, a pochi minuti dal novantesimo, Morini interviene duramente su Mazzola in area. Un fallo netto, il rigore era evidente. Ma allora non la pensarono esattamente così…".

Sulle cronache dell’epoca si legge: “Contatto fuori area”.

"Eh, quello lo scrissero i giornalisti romani… (ride, ndr). Non scherziamo, il fallo c’era e la massima punizione pure".

E l’invasione di campo?

"Mi recai velocemente nello spogliatoio per evitare problemi. In quella circostanza fu provvidenziale l’intervento de presidente giallorosso Gaetano Anzalone, che mi difese e fece modo che la situazione non degenerasse ancor di più. Un signore vero e proprio, tanto che poi lo scrissi sul referto e per questo non diedero una squalifica lunga all’Olimpico (due turni, ndr). Il presidente della Roma mi aiutò persino per tornare a Parma…".

Cioè?

"Mi fece fare la strada che costeggiava gli Appennini. Non potevo prendere l’autostrada, c’erano tifosi che mi stavano aspettando proprio al casello".

Le conseguenze di quell’episodio le pagò pure successivamente?

"Sì, per un lungo periodo non arbitrai la Roma. Venivo nella Capitale, ma per dirigere la Lazio. Le cose si sistemarono solo successivamente. Pensi che alcuni romani a Parma presero a sassate la mia officina meccanica".

Officina meccanica?

"Lavoravo per la Lancia e per altri grandi case del settore. Ho riparato per una vita autotreni. Era la mia occupazione principale".

Come arrivò a fare l’arbitro?

"Iniziai intorno ai trent’anni. Prima, all’eta di diciassette, giocavo con il Parma – la squadra del mio cuore ancora oggi – come portiere. Successivamente, per una serie di motivi, fui costretto ad abbandonare. Ma lo sport in generale è sempre stato la mia vita. Non solo nel calcio, ma ho lavorato anche nel ciclismo e nella pallavolo. Per 32 anni sono stato responsabile del Coni nel centro avviamento di Parma".

In un articolo di Repubblica del 2010, a firma Emanuela Audisio, in cui si presenta il libro sulla sua vita, “Dirige Michelotti da Parma”, la cronista scrive: “Non ha mai fischiato in un mondiale (per questione politiche). Non perché non avesse fiato. Ma perché troppo povero, troppo comunista, troppo perbene”. È vero?

"Diciamo che sono sempre stato dalla parte dei poveri. Non l’ho mai nascosto. Io nasco nella vecchia Parma, quella operaia. Dove vivevano persone libere e indipendenti, che fondavano la loro esistenza sull’onestà e il rispetto. Ho imparato tanto da loro".

Il calcio attuale com’è?

"Lasciamo stare, io non lo riconosco più. Sono veramente deluso. Si gioca sempre, tutti i giorni, a ogni ora. Prima si scendeva in campo la domenica, c’era serietà e non si poteva sgarrare di un minuto sull’inizio del match. Se si cominciava anche con un solo minuto di ritardo bisognava giustificarlo sul referto".

E lei, oggi, che fa?

"Cerco di portare i valori dello sport nelle scuole. Mi piace tanto rivolgermi ai giovani, sono preoccupato di quello che faranno e di quello che saranno. Cerco di dare una mano e di dispensare qualche consiglio utile".

Allora grazie di questa chiacchierata.

"No, grazie a lei. Sono a disposizione, mi piace raccontare momenti di sport. Anche la storia di quel Roma-Inter del 1972, una giornata particolare".

Fonte: AS Roma Match Program - Riccardi

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