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Sabatini LIVE: "Il mio più grande rammarico è stato non vincere lo Scudetto. Questa esperienza è stata la mia vita" (FOTO)

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-10-2016 - Ore 14:24

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Sabatini LIVE:

DA TRIGORIA – GABRIELE NOBILE – Dopo 5 anni in sella alla Roma con la qualifica di Direttore Sportivo, Walter Sabatini lascia il club giallorosso; direttamente dalla sala stampa di Trigoria le parole di commiato del DS umbro: GUARDA TUTTE LE FOTO

“Intanto grazie, mi fa piacere che siete in molti. La prima volta che sono entrato qui c’era alta pressione e stavo meglio, ora l’umidità mi comprime. Con l’alta pressione pensieri e parole venivano più efficacemente, ricordo male la mia prima conferenza stampa, a quello faccio riferimento. Avrete cose da chiedermi, non è un bilancio definitivo, non è un consuntivo, la squadra è ancora in attività, ci sarà un’assenza fisica, ma una presenza intellettuale e psicologica, starò dietro a tutto quello che succederà, mi sentirò partecipe. La supposta sconfitta sul fatto che non abbiamo vinto può essere ancora ribaltata. La squadra è competitiva, allenata in maniera perfetta da Spalletti, si può fare bene in campionato. Ho fatto un ciclo lungo di 5 anni, con un’osservazione che faccio costantemente dentro di me: abbiamo una struttura che funziona, di gente che sa quello che fa. Dal punto di vista emozionale è mancata la convocazione al Circo Massimo dei tifosi della Roma. Quella era una speranza che in alcuni momento ho pensato che le nostre squadre, prima o poi, avrebbero potuto competere per un risultato eclatante. Questa è la mia frustrazione che mi procura, non rabbia, ma una tristezza cupa, irreversibile, a meno che non ci sia un riscatto immediato in questa stagione. Crediamo di aver fatto il massimo, non mi vergognerei di questa Roma che sono anni che è competiviva, 2 secondi posti, un terzo miracoloso. Concludo dicendo che io sono stato il DS della Roma e sono stato esclusivamente il DS della Roma. Ho annullato totalmente la mia persona, non ho fatto nulla in 5 anni che non fosse determinata dal fatto che fossi il DS della Roma che è stata per me una cosa esclusiva. Questa esperienza qui per me non è stata una frazione di vita, ma è stata la vita e tutto quello che è successo prima è totalmente opacizzato. Sento di aver vissuto per la Roma e sono geloso di questo sentimento. Sono preoccupato che quello che verrà dopo sarà una nebulosa perché questa è stata la mia vita". 

Cosa porta con sé di questa esperienza alla Roma? C’è tanta gente del club qui in conferenza… 

"Le persone che lavorano a Trigoria sono prevalentemente le mie badanti, le ragazze che lavorano di sopra. Mi hanno sostenuto, nutrito, curato, mi dispiace molto perderle. C’è tanta gente a cui ho voluto silenziosamente bene, non esterno i sentimenti, ma li curo dentro di me. So bene quanto la mia permanenza a Trigoria sia stata sostenuta da tantissime persone, qui c’è molta passione e competenza, fidatevi di tutte le nostre persone sono persone eccezionali. Anche tu partecipi a questa congrega di persone persone forti che ha lavorato con scrupolo, passione, amore e continuerà a farlo, questa azienda è ancora dentro i suoi obiettivi, c’è una squadra che ha fatto risultati contraddittori, ma è forte, fatta di ragazzi seri che vogliono fare qualcosa di importante. La prima volta che sono venuto qui ho parlato tanto e con enfasi, sono entrato qui che neanche ero ds della Roma. Ho detto tante cose, alcune plausibili, altre meno, ma una me la ricordo: ero qui per stimolare, per costruire una rivoluzione culturale, in questo risiede il mio vero fallimento. Il fallimento non è nei risultati sportivi e nella gestione dei calciatori. Ho reso la Roma un’insidia per tutti, è sempre stata presente. Ho fatto un mercato rissaiolo, ma non io, la Roma. In tema di rivoluzione culturale, che è una cosa magniloquente, si riferiva solamente ad un’esigenza, cioè pensare alla vittoria non come una possibilità, ma come una necessità. Trigoria, i calciatori, i tecnici, i dipendenti di Trigoria, non devono pensare alla vittoria come una possibilità, la vittoria o l’idea di vincere deve diventare una necessità. Tutti noi la dobbiamo considerare un evento necessario, se questo succede ecco la rivoluzione. Arrivare ai comportamenti di chiunque per centrare l’obiettivo, non penso di averlo centrato. Ho ancora qualche speranza che succeda, visto l’allenatore che c’è, auspico rimanga 5 anni, con il suo laboratorio permanente, spero che centri questo obiettivo. Mi sento molto deluso, qui si perde e si vince nella stessa maniera, questa è la nostra vera debolezza"

I tre momenti più belli di questa esperienza?

"Quando ho messo piede qui dentro è stata una sensazione molto forte, ero super ottimista e motivato. Pensavo di far qualcosa di importante. Dal punto di vista analitico so di aver fatto qualcosa di importante, ma pensavo a qualcosa di trionfale di forte, che la Roma si imponesse come azienda, squadra e gruppo di persone. In quel momento credevo fortemente che sarebbe successo, è stato un momento motivante della mia vita. Ricordo delle vittorie, ma vittorie che ci sono state bellissime. Ricordo la vittoria del derby, il 2 a 1, quando il vituperato Ibarbo che qualcuno ha definito un’operazione fallimentare. Lui è stato pagato due milioni di prestito che sono stati recuperati cedendolo al Watford. Quel povero disgraziato di Ibarbo ha fatto una percussione nel derby che ha consentito al vituperato Iturbe di segnare e vincere una partita che poi ci ha portato in Champions. Quella è una vittoria che ricordo con grande affetto perchè è stata prodotta da due calciatori che non hanno avuto grande fortuna qui. Ricordo decine di cose, il gol di Bradley a Udine quando avevamo creato un presupposto di un record e poi è arrivata la decima vittoria con il gol del problema Borriello, così lo avevo definito nella mia prima conferenza stampa. Ho bei ricordi ma anche brutti: la sconfitta nel derby di Coppa Italia  che è stata però la catarsi, la rigenerazione e l’aggiustamento di un mio pensiero: pensavo di poter fare un gioco, subito dopo ho cambiato indirizzo e lo abbiamo fatto con successo. Ma l’idea di non essere riuscito a vincer uno scudetto mi perseguita e mi terrà compagnia per tuta la vita, a meno che questa squadra non faccia qualcosa di imprevedibile adesso. Questa squadra sarà mia quando perderà e quando vincerà: sono parti in causa di qualsiasi cosa succederà" 

Qualcuno vede Totti come un problema per l’espressione degli altri...

"E' una questione sociologica, non riaprimo il discorso. Tutti vogliono Totti, gli darei un pallone Nobel per la fisica per tutto quello che ha regalato al calcio italiano che, come quello internazionale, sofrirà. Le giocate di Totti non sono riproponibili. Il calcio perderà moltissimo, premio Nobel per la fisica: le sue parabole possono aver rimesso in discussione Copernico. Totti costituisce un tappo perché lui porta una luce abbagliante, il sole allo Zenit e oscura tutto un gruppo di lavoro anche perché la curiosotà morbosa per il suo fare e dire, in ogni sua espressione, cpmprimono fortemente la crescita di un gruppo che deve essere subordinata a questo. Totti rappresenta un pezzo di carne di gente che è cresciuta con lui, o vincecchiata e tutti fanno fatica a staccarsi e a rinunciarci. Un fenomeno che andrà raccontato perché ci rientra psicilogia e sociologia e tante altre cose"

Squadre smontate e rimontate. Come si concilia con la continuità tecnica?

"Questo perché mi permetto di dire che mi succederà, nell'immediato Massara che è molto competente, senza legami con me, ma da ora in poi eserciterà il suo ruolo e chi interloquirà con lui accetterà la sua idea. Lo vedrete parlare con tutti voi in una maniera che io non ho mai capito. Farà bene il suo lavoro e la Roma avrà un suo futuro anche con lui e tenendo presente che ci sono dirigenti molto importanti nella Roma, un giorno qualcuno di voi ha l'esingenza di indebolire la Roma attraverso la demolizione di qualsiasi dirigente che viene qua. Accetto le critiche, perché errori ne ho fatti, però vedo che c'è la tendenza a far diventare Baldini un massone dannoso, un Baldissoni un avvocato, adesso arriverà Gandini... Non me la prendo con nessuno, perché le sconfitte della Roma sono le mie, non è la stampa che ha perso. Quando la Roma è debole, oggi in una posizione ibrida, meglio che la Roma sia debole, perché così i latrati a pagamento possono avere la sua funzione. Non dico le cose con polemiche, so quello che dico. Parlo di un problema generale. Rendete la Roma forte, fidatevi dei dirigenti, non li fate diventare carna al macero. La Roma debole ha tutto da rimettere. Non hanno da rimettere chi fa una diffamazione costante. Sostenetela la Roma per cortesia, gli altri lo fanno con le squadre importanti. La schizzofrenia è stata una necessita. Adesso siamo più deboli degli altri, la Roma deve fare un mercato rissaiolo, far finta di prendere un giocatore, fare casino, poi magari lo prendo. Giusto dire che nella continuità si ottiene qualcosa di più, poi non siamo stati sfortunatissimi. L'ultimo calciomercato è stato noioso e non mi assomiglia per niente. Abbiamo perso Vermaelen, Mario Rui e Rudiger e qualche disastro c'è stato. Nella continuità è giusto si ottengono più risultato, ma è stata una necessità dettata dalla pressione della UEFA per rimanere nei limiti richiesti". 

Le ironie dei tifosi si sprecano. Non erano anche loro interlocutori?

"La mia anima non la comprende nessuno. Non era una esigenza della società ma una strategia che mi hanno affidato. Se vendo Benatia e compro Manolas procuo un utile  elancio un giocatore. Comporta rischi ma chi è stato venduto è stato adeguatamente sostitutito per riuscire nel dare e avere e non indebolire la squadra. Con Ljajic e Perotti sono migliorato, con tutto il rispetto per un ragazzino che ho ammirato e fatto di tutto per portarlo. Vendo Marquinhos per Benatia non ho perso da un punto di vista tecnico. E' sempre stata una maniera per essere competitivi e lo siamo stati. Chi vince è più bello, non abbiamo vinto ma siamo una squadra che da fastidio a chiunque. Abbiamo avuto la sfortuna di fare 85 punti con una Juve irripetibile. Ma con 85 punti o 90 che avremmo fatto non regalando partite si vincono 3 campionati su 5. Non ho prodotto un danno con questo mercato perché il danno è prodotto che mancando la continuità non si arriva a coagulare un gruppo, un'unità di intenti. Abbiamo dovuto farlo per essere competitivi, dentor queste scelte e decisioni ho fatto anche qualcosa che non ha funzionaeto ma tanto ha funzionato"

Queste proprietà straniere qualche volta non sanno cosa comprano veramente. Pallotta sa cosa significa la Roma?

"Io penso che lo sappia perfettamente perché se ne rende conto quantdo viene qui. La passione andrebbe incentivata perché il segreto per il successo e la passione  el agente che vuole godere:Pallotta lo sa. E' un imprenditore americano che crede e deve fare le cose in una certa aminera.Pallotta è allegro e propositivo, incline alla statistica e ai meeting, io europe crepuscolare e solitario e forse non sono un europeo ma un etrusco. Lui vive pensa al calcio come le sue azienda. Io in maniera differente: abbiamo rispetto reciproco e il fatto che siamo arrivati alla risoluzione consensuelae lo dimostra. Non è stato così lotnao dagli obiettivi importnait. Milan e Inter vorrebbero essere la Roma. Siamo incappati in un ciclo terribile della Juve, con le scelte di Paratici e Marotta e sono stati superiori. Ma non siamo stati tanto al di sotto: 17 punti sono una esagerizione per un nostro mollare. Abbiamo fatto un secondo posto con Garcia con punti di meno battendo la Lazio in una paritta drammatica. Siamo ripartiti, abbiamo portato Spalletti che ha la media da quando è arrivato a oggi da Scudetto. Credo, non lo so con precisione. Una media da secondo posto importante. La coincidenza porterà anche alla Roma a vincere lo Scudetto, con la piccola riserva che in questa stagione potrebbe fare qualcosa di importante"

 

Il direttore poi si prende una pausa per fumare una sigaretta fuori (ndr)

 

Motivi per cui lascia? Rinnovi?

"Nainggolan ha chiesto un adeguamento e la società sta valutando. Non credo ci sarà, ma si valuterà un premio in base alle prestazioni. Stiamo negoziando, ma i calciatori si devono rendere conto che abbiamo iniziato una stagione con presupposti che sono abortiti come la Champions. Ci sono negoziazioni inevitabili, che questa vicenda legata a questa valutazioni salariali sarà portata avanti da Baldissoni. Non è per noi una priorità, serve che la squadra voglia fare cose importanti perché ci sono i presupposti per farlo. Sono cambiate le regole di ingaggio, io posso fare solo il mio calcio. Il presidente e i suoi collaboratori, giustamente puntano su altre prerogative, stanno cercando un algoritmo vincente, io vivo dentro il mio istinto, non vedo il pallone come un oggetto sferoidale, quanti rimbalzi farà il pallone e quanti impatti balistici otterrà, io vedo il mio universo intero, per me la palla è qualcosa, voglio deviare le traiettorie quando sono in tribuna, sono con i calciatori, vivo il mio calcio, un calcio che non può essere freddamente rimportato alla statistica che descrive un giocatore. Se voi prendete un terzino, la statistica racconta che ha fatto 12 cross in una partita, però non tiene conto della connessione che è nel calcio. Ovvero magari che a fiaco a lui c'è un simil Totti che gli fa arrivare palla. Credo a quello che osservo, a quello che sento e non voglio combattere queste tesi. Devo fare il mio calcio, lo devo fare in buona fede e non intendo cambiare, mentre alcuni collaboratori di Pallotta e Pallotta stesso puntato su altro. Io sono incline alla mia sofferenza notturna in cui mi fumo 5 sigarette e cerco di caprire se un giocatore è buono o no. Tra il dare e avere, con molta fortuna l'avere supera nettamente il dare". 

Lei viene sostituito da una macchina?

"No da una cultura, un modo di fare che non è condannabile. Sono io che non riesco ad essere all'altezza del mio compito. Sono un presuntuoso critico di me stesso. Devo e voglio fare il mio calcio e qui posso farlo un po' di meno. Nel rispetto di Pallotta, sono un uomo leale. So di non poter fare il massimo, di non essere me stesso. La causa di questa mia decisione è per un giocatore che sta facendo bene. Quel giocatore il l'ho perso perché mi è mancata la forza, la sicurezza che comportava una commissione crassa e sentendo alle mie spalle, punti di domanda, recriminazioni, io ho perso l'attimo fuggente che è la mia forza. Perso questo giocatore ho riflettuto sul fatto che non merito più la Roma. Se non sono più in grado di farle? Me ne devo andare. Non lo dico perché odio non averlo preso. Se fossi un DS simmetrico vi direi a tutti, sono stanco, farò un viaggio studio. Adesso mi cerco una tana dove rinchiudermi, senza leccarmi le ferite dove nascondermi e stare zitto. Ho bisogno di raccogliere le idee, ma questo episodio è stato decisivo per decidere che non potevo essere più il DS della Roma. Questa è stata la cosa per dire basta". 

Ci spiega il ruolo di Franco Baldini?

"Massara per adesso c'è perché è una decisione repentina. Lui è un ragazzo serio, onesto e competente. Il ruo di Baldini è meglio che ve lo spieghi lui o Pallotta. So, perché ci siamo confrontati, se io avessi provato fastidio per questa cosa e gli ho detto di no perché le mie decisione erano state assunte. Un grande acquisto per la Roma". 

Commissioni?

"Le commissioni funzionano così. Con le commissioni si acquistano i calciatori. Queste allusioni, questi risolini. Dove sono le vacanze nelle isole che gli agenti vi offrono, le tagenti. Gli individui, non la stampa, le commisioni le ha prese chi le doveva prendere. Dite ai tifosi che la Roma qualche cazzate le fa, ma è una società onesta. Questi individui, venissero in tribunale con me con i fatti, potremmo chiamarli Cialtroni & Co. e venga contro di me. Venite con me, giocate con me in tribunale, perché io non li darò in benenifenza e mi gioco la spina dorsale alla roulette fin quando non avrò perso l'ultima fiches acquistata con i vostri soldi. Vacanze a Ibiza pagate, con signorine a pagamento... Questi signori la facciano finita, oppura davanti alle telecamere si alzassero in piedi e venissero in tribunale con me". 

Nuova destinazione?

"Essendo io un incosciente definitivo non faccio una scelta avendo coperture. Non ho nessuna offerta, non ho ricevuto telefonate, sono disoccupato. Ho bisogno di lavorare, io sono un direttore sportivo, la vita è un corollario, non riuscito tanto a viverla, io vivo se lavoro e faccio il mio mestiere, auspico che qualcuno mi cerchi, non guardo alle grandi società, accetto lavori ovunque, un panino con la mortadella vale quanto un pasto col caviale. Qualcuno mi raccatterà, sennò mi ritirerò nella mia tana"

 

Lei disse di non affezionarsi ai calciatori, non pensa che in questo caso la Roma abbia sbagliato bersaglio visto lo stadio sempre più vuoto? Non manca questa affezione della gente per i calciatori?

"Totti è un tappo perché irradia una luce così forte, gli altri restano in penombra, non maturano caratteristiche per rimanere nella Roma. Mi chiedo perché la Roma abbia perso questa empatia. E’ il calcio moderno, si cedono giocatori. Non capisco perché la Roma non debba affezionarsi a Salah, Perotti, Manolas, a Dzeko, che è una cariatide come l’avete definita. Probabilmente ci si affezionerà a Bruno Peres. Ho detto che strategicamente, inevitabilmente, il calciatore dopo due tre anni viene ceduto, succede ovunque. Il problema salariale è insormontabile, quando un calciatore va oltre una prestazione più che sufficiente diventa difficile gestire la questione salariale. Io per esempio sono tanto affezionato ai miei calciatori, non vedo perché gli sportivi non debbano essere affezionati"

 

Le è mai capitato che qualcuno le suggerisse chi comprare? Chi avrebbe voluto tenere ma l’ha dovuto cedere? Chi avrebbe voluto comprare e non ci è riuscito?


"Ne avrei comprati centinaia. Ci sono tanti calciatori che mi ha fatto vale vendere, ne cito uno senza mancare di rispetto agli altri ragazzi. Cedere Lamela mi ha ucciso, perché Lamela è stata la mia provocazione, quando ho ritenuto di poter essere il ds della Roma ho imposto questa operazione importante e impegnativa, ho voluto farlo perché immediatamente volevo dare un segnale di forza della Roma, un segnale di presenza. Era un talento emergente, un predestinato, ho voluto dire che la Roma c’era, lasciateci il nostro spazio, faremo a gomitate nel mercato. Fu un’operazione complicata e inquinata, alla settima giornata si è presentato con un gol al Palermo straordinario. Nel secondo anno con Zeman è molto migliorato, venderlo è stato un dolore, grande. Ogni volta che ho venduto un calciatore mi sono sentito male, edulcorato dal fatto che ho comprato uno che ritenevo più forte. Sempre qualcuno mi suggerisce di comprare, io puntualmente non lo faccio se non ritengo che debba esser fatto, anche all’interno del club. Poi una volta in venti anni mi è capitato"

 

Ha la sensazione che Pallotta si sia stufato della Roma?

"No, non lo penso proprio, credo che sia un privilegio per lui, lo vive con grande passione, credo che è molto attaccato all’idea di render forte la Roma, non perché lo stadio sia una speculazione, ha esperienze dirette e sa perfettamente che lo stadio darebbe una percentuale più alta per esser competitivi nella dimensione internazionale. Migliorerà, vuole andare avanti, ha idee, speriamo che abbia la fortuna di perseguirle e metterle in pratica."

 

 

 

 

 

Fonte: DA TRIGORIA – GABRIELE NOBILE

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