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A trent’anni dall’omicidio risuona solo oggi l’eco di Pippo Fava

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-01-2014 - Ore 13:58

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A trent’anni dall’omicidio risuona solo oggi l’eco di Pippo Fava
 L’eco della vita di Pippo Fava continua a rimbombare per le strade di Catania. Come in una grotta, il suono forte dell’eredità morale e giornalistica lasciata dal fondatore de “I Siciliani” si ingigantisce di anno in anno. Prima era un urlo nel deserto, ascoltato da pochi, ignorato dalla stragrande maggioranza, coperto da chi aveva il potere. Poi, poco a poco, più ci si è allontanati da quella sera di giovedì 5 gennaio 1984, più l’eco è risuonato potente. Domani, a trent’anni dal capolinea, Fava continuerà a vivere in una città che lo ricorda e lo onora. E, finalmente, anche le istituzioni hanno il loro ruolo.

“Per Cosa nostra era un omicidio come tutti gli altri”. Forse Maurizio Avola, affiliato ai Santapaola, il pentito che a metà degli anni novanta ruppe il muro dell’omertà che avvolgeva l’assassinio mafioso del giornalista Pippo Fava, aveva letto ‘a livella di Totò prima di deporre al processo “Orsa maggiore” nel 1996. Ma quello non fu un omicidio come tutti gli altri. Fava era stato il primo a scrivere che la mafia c’era anche a Catania ed era ben organizzata. E, soprattutto, ben infiltrata nel tessuto produttivo e istituzionale.

Qualche dubbio sulla volontà di chi poteva insabbiare il tutto sorse anche quando iniziarono a trapelare sui giornali ipotesi diverse dal delitto di mafia o, addirittura, vicine alla linea del delitto d’onore per una questione di donne. “La mafia? È ormai dovunque, nel mondo: ma qui, a Catania, no. Lo escludo”, furono le parole del sindaco Angelo Munzone al funerale a piazza Santa Maria della Guardia: la dimostrazione della totale assenza delle istituzioni negli anni ottanta.

Sembrano passati secoli. Da allora il velo sulla presenza della criminalità organizzata in città è stato rimosso. Altri giornalisti si sono cimentati nel denunciare le magagne di politica, economia e mafia. Il risultato finale è ancora lontano, ma la consapevolezza è maggiore in tutti i settori, soprattutto a scuola.
 

Fonte: Quotidiano di Sicilia - R. Quartarone

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