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Avv. Stagliano: "Garcia, il capo steward e l'(in)giustizia sportiva"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-12-2014 - Ore 19:00

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Avv. Stagliano:

Chi tutti i giorni sale i gradini del Tribunale Ordinario, dopo tanti anni è colto da un dubbio amletico: ma la Giustizia è veramente uguale per tutti? Dubbio lecito ma, per fortuna, spesso risolto dai provvedimenti equilibrati e conformi alla legge che vengono emessi dalla Magistratura inquirente e giudicante.

Dove, invece, il dubbio non può albergare è quando ci si imbatte nella c.d. giustizia sportiva.

In questo campo, come ha avuto modo chiunque abbia avuto la disavventura di imbattercisi, la creatività e l’interpretazione più fantasiosa (foriere della discrezionalità assoluta) costituiscono la regola, con la norma e la casistica regolarmente ignorate, quasi si trattasse di un fastidioso orpello.

Non era ancora passato lo sconcerto per la sanzione richiesta dalla Procura Federale nei confronti del pittoresco Presidente della Sampdoria (4 mesi di inibizione, 50 mila e 35 mila di multa per il Ferrero e la Sampdoria), se raffrontata ad altri casi simili, talvolta più gravi (archiviazione per il Presidente Federale Carlo Tavecchio per la nota frase sui mangiatori di banane e 10 mila euro a carico del dottor Lotito e della società da lui presieduta, per l’infelice frase sull’A.D. della Juventus Giuseppe Marotta), quando ecco, in una improvvida corsa al volere meravigliare, arrivare il Giudice Sportivo competente per i provvedimenti relativi alla serie A, ad inventare il responsabile degli steward come fonte privilegiata.

Lo stupore, in questo caso, non ha confini.

L’art. 35, comma 1, lettera 1, del Codice di Giustizia Sportiva della F.I.G.C., infatti, stabilisce che il Giudice Sportivo possa comminare le sanzioni sulla base dei referti dell’arbitro e dei suoi collaboratori, nonché sulla base dei rapporti  e degli atti d’indagine dei rappresentanti della Procura Federale.

Per voler semplificare, fino ad oggi, un tesserato veniva sanzionato a seguito dei referti arbitrali o dei rapporti dei rappresentanti della Procura Federale; condizione essenziale era rappresentata dal fatto che gli autori del referto o del rapporto fossero testimoni oculari dei fatti riferiti.

In caso contrario, ove il comportamento sanzionabile fosse stato rilevato da terzi (in special modo se i terzi fossero non tesserati), gli atti passavano alla Procura Federale per compiere le indagini ritenute opportune, al termine delle quali archiviare per infondatezza o deferire innanzi al Tribunale Nazionale (ex Commissione Disciplinare).

Unica eccezione a questo principio –consolidato da sempre fino ad oggi- era la prova televisiva, ma non è questo il caso.

Da oggi tutto cambia!

Se un capo steward (dopo avere omesso di allungare il tunnel di accesso agli spogliatoi, con ciò consentendo che un calciatore venga attinto da una bottiglietta lanciata dagli spalti) dovesse riferire di  essere stato strattonato, o di essere stato colpito, o di essere stato insultato da un tesserato, questi verrà inibito o squalificato sulla base della sola  dichiarazione, più o meno interessata, di un estraneo all’organizzazione federale.

Complimenti vivissimi per questa autentica perla giuridica ai rappresentanti della Procura Federale ed al Signor Giudice Sportivo, le cui determinazioni, in barba a qualsivoglia segreto (pure imposto dalle disposizioni federali) erano note fin dalle ore 18,00 del giorno precedente la pubblicazione del Comunicato Ufficiale, tanto da finire su alcuni giornali e su tutti i siti.

p.s. mi piacerebbe se il capo steward del Sant’Elia giovedì segnalasse di essere stato strattonato da un calciatore della squadra in trasferta, con conseguente squalifica per, almeno, due giornate di gara. Si scatenerebbe l’inferno.

 

Avv. Mario Stagliano

 

Fonte: INSIDEROMA.COM

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