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Cervone: "Alisson? Non sarebbe contento di andare in panchina"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 22-06-2016 - Ore 14:16

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Cervone:

L'ex portiere della Roma, Giovanni Cervone è intervenuto questa mattina all'emittente radiofonica ReteSport. Queste le sue dichiarazioni:

Situazione portieri a Roma, Alisson e Szczensy…
"Sicuramente se dovessero rimanere tutti e due chi va in panchina non è contento. Alisson viene da una squadra importate, non sarebbe contento di andare in panchina".

Prestito alla Fiorentina? 
"Deve giocare. A 24-24 anni il portiere non può stare fermo deve maturare, perché sicuramente ha delle grandi qualità, ma non è pronto a difendere la porta della roma a questi livelli".

Ha commesso delle “papere” con il Brasile… 
"Sbagliare nel movimento è la che sta l’errore come si va sulla palla  Non è scarso, deve migliorare con il lavoro in perché in Brasile non curano molto la preparazione dei portieri. Però ha grandi qualità, ho visto dei filmati, ha personalità è reattivo, fa delle belle parate. Se si riesce a migliorare in quelle piccole cose diventerà un grande portiere".

Preparazione dei portieri alla Roma, migliorano o no?
"Non lo posso dire. Sarebbe una presunzione dire sì o no dipende da tante cose. Il lavoro del portiere non lo fa solo il preparatore, si parla anche con l’allenatore e si prepara il lavoro anche secondo il gioco della squadra. Bisogna lavorare sull’aspetto tattico e tecnico, posizioni, calci piazzati, è tutto una collaborazione".

Cosa sta facendo questa Roma? Come ti trovi nei confronti della società nei confronti di questa società tra plusvalenze e stadio?
"Da tifoso uno ci rimane male. Ci aspettavamo cose diverse. Ogni anno ci sono queste cessioni da fare per il fair play finanziario. Che poi se uno va a vedre non si capisce mai nulla. La Roma è costretta a vendere e ricomprare alle stesse cifre calciatori meno bravi. La cosa che mi da fastidio è che un giocatore viene a Roma e mette una clausola a 30-35 milioni, vede la Roma come una rampa di lancio".  

Perché molti giocatori se ne vanno via male?
"Perché non c’è più quel legame forte che c’era prima. L’attaccamento alla squadra viene meno. Colpa anche di chi concede clausole a due lire. Pure a livello societario prima c’era un legame tra dirigenza e giocatori che ora non c’è più". 

Solo quattro italiani in rosa nella Roma, non c’è più spazio per gli italiani?
"Non solo in prima squadra, ma anche nelle giovanili ci sono molti stranieri. Per condizioni economiche si prendono ragazzi giovani da paesi in via di sviluppo o in crisi e per scoprire alcuni talenti a basso costo, poi magari ne escono due buoni e gli altri li lasciano per strada. È una vergogna. Le plusvalenze sono tutti soldi guadagnati però vorrei che quelli bravi rimanessero alla Roma e mi auguro che prima o poi succederà e che ci sarà modo di vedere una squadra più competitiva".

La difesa della Juve…
"La difesa della Juve è sempre la stessa. La Roma ha cambiato molto. E’ importante per il portiere avere una difesa compatta e preservare l’intesa per costruire il resto della squadra. La Juve fa scuola, io non li posso vedere, però sono molto bravi a costruire squadroni. Giocano a tre in difesa da 5 anni. Allegri ha cercato di cambiare qualcosa quando mancavano giocatori, ma i tre dietro sono sempre quelli, hanno un’organizzazione tale che posso anche sbagliare una partita, ma sono una garanzia, danno una sicurezza a tutta la squadra anche in Nazionale si vede. Sono animali cattivi, scaltri e furbi, è dura fargli gol e si aggiunge anche il portiere, sono i 4  con Buffon. Se tu cambi continuamente non sai mai chi arriva e si deve integrare. Nella Juve entrava un altro, Ogbonna e si vedeva che le cose cambiavano". 

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