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Cinque storie da Brunico - Racconto numero 2: Osvaldo, Bruno, Carlo, Giorgio, Falcao e il Barone...

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 25-07-2013 - Ore 09:30

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Cinque storie da Brunico - Racconto numero 2: Osvaldo, Bruno, Carlo, Giorgio, Falcao e il Barone...

Marzio Gestra - Eccoci di nuovo qua, io ed i miei cinque lettori, già perché se ad Alessandro Manzoni venti sembravano un successo, io mi accontento di cinque. Cinque come le storie che vi racconterò, la prima l’avete letta ieri, e narrava delle gesta della grande mamma Maria. Ed allora eccola la seconda storia che voglio far riecheggiare dalle splendide Dolomiti.

Girando per le vie di Riscone, poche tra l’altro, ci si può imbattere abbastanza agevolmente nell’unico pub del paese. Qui era facile incontrare, nelle serate del ritiro romanista, tutta la dirigenza al completo da Zanzi a Baldissoni, ma anche fisioterapisti, dottori e gli immancabili giornalisti, tutti operosi nel cercare la notiziola del momento, ma i calciatori no, quelli no per carità di Dio.

Invece la storia, quella vera, non era lì nel pub, o nell’atrio antistante dove una folla di romani e romanisti sciamava tutte le notti. No, la splendida favola da raccontare era chiusa in cucina. Il cuoco del ristorante pub a gestione familiare è il nostro eroe di giornata. Sposato con la simpaticissima Annalisa e padre della biondissima Cristin, Osvaldo, già si chiama proprio così, ha voluto raccontarmi questa storia. 

Tanti anni fa, era esattamente il 1983, il giovane Osvaldo si ruppe il crociato del ginocchio destro. In quelle sere nel suo risto-pub c’erano vari avventori speciali, fra cui il signor Giorgio Rossi, storico massaggiatore-fisioterapista della mitica Roma di Liedholm. Fra i due l’amicizia al bancone nacque come le viole in primavera, il passo, anche se affaticato, fu breve. Il nostro Osvaldo il mattino seguente si trovò catapultato nel ritiro della Roma. Sdraiato su di uno splendido lettino bianco era ipnotizzato dalla magia del ingranaggio dei dottori della prima squadra. Come da accordi presi la sera prima Osvaldo aveva appuntamento con il signor Rossi che lo aveva convinto a farsi curare da lui. Inizialmente titubante il giovane cuoco si adagiò sul candido lettino, ma le sorprese non finirono di certo lì. Già perché sul lettino vuoto accanto a lui pochi minuti dopo ci si sarebbe sdraiato tale Carlo Ancelotti. Proprio lui il neo allenatore del Real Madrid che all’epoca combatteva, pensate un po’, con un crociato, ma quello sinistro. I tre, il signor Giorgio, Carlo ed Osvaldo, instaurarono una splendida amicizia, che fra un impacco d’aceto di circa un’ora (rimedio del dottor Rossi), un massaggio sul lettino e le innumerevoli bevute al pub divenne quasi fraterna. Passarono tutto il ritiro insieme, già perché all’epoca il Barone lasciava i suoi liberi di muoversi come volevano la sera. E a detta d’Osvaldo si divertivano e non poco per le vie del paese, facendo felici tutti quei tifosi che potevano toccare, abbracciare e soprattutto vivere i propri beniamini.

Seduto a quello stesso bancone ben 30 anni dopo ho riassaporato per un momento un ritiro che non c’è e forse non ci sarà mai più. Pensare Bruno Conti libero per Riscone, lui neo campione del mondo e cavaliere della nazione che tracannava tranquillamente qualche birra con un paio di tifosi. Falcao che faceva compere alla bottega dei souvenir o al grande barone Liedholm che semplicemente per andare al campo prendeva l’autobus…parola d’Osvaldo: “Nils aspettava pazientemente tutte le mattine alla fermata, un paio di volte ho preso l’auto con lui”.

Vedere oggi i giocatori che sembrano quasi extraterrestri e pensare per un momento al 1983 è stato uno dei momenti più belli nei giorni passati a Riscone.

Grazie ad Osvaldo, il cuoco però.

 

Fonte: c

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