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Conidi: "Il caso Totti? Andava gestito meglio"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 13-04-2016 - Ore 10:56

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Marco Conidi, cantautore e attore romano, è stato raggiunto dai microfoni della radio Centro Suono Sport soffermandosi a parlare del caso del capitano giallorosso: “Francesco Totti è un giocatore unico, che incarna da sempre i sogni di tutti quelli che sono cresciuti giocando a calcio. Penso che sia uno dei giocatori più forti di tutti i tempi, che mi sento fortunato di averlo visto giocare, e con tutti i difetti che può avere caratterialmente quando gioca la sua è una vera poesia”. Sulla gestione di Spalletti: “Secondo me Spalletti è una parte del problema della gestione del capitano. Penso che i problemi nascano invece innanzitutto dal punto di vista societario, perché non può esistere che un calciatore convochi una troupe Rai mentre l’allenatore, oltretutto, sta facendo una conferenza in cui dice che lo metterà in campo. Non ha senso assolutamente a questo punto blindare gli allenamenti, se poi si fanno questi errori; errori che non avrei mai visto fare in altre società che a livello sportivo detesto ma che non avrebbero mai permesso una cosa del genere. Se Spalletti fosse arrivato un paio di mesi prima con Francesco ancora infortunato la situazione sarebbe stata sicuramente gestita a livello più graduale. Credo che le decisioni di un allenatore come lui siano prese sulla base di situazioni e calciatori. Ma come dicevo il problema di Totti secondo me è societario, manca una figura che faccia da consigliere a quelle che sono le necessità del calciatore e quelle che sono della squadra invece. La mia canzone Io sono Francesco è un ritratto incredibile dell’identificazione che ci può essere in una situazione del genere. Basta pensare che, dopo 25 anni, se anche solo Totti si alza per scaldarsi, emoziona il pubblico. Perciò, in ogni caso, un sentimento tanto importante va preservato. E il marziano è chi non vuole avere occhi e cuore per vedere tutto questo. Lunedì c’è stato un momento in campo in cui c’erano Totti, De Rossi e Florenzi: tre campioni che in questa città ci nascono e non ci vengono per ricevere riconoscimenti o premi stellari.Siamo una società che ha avuto la fortuna di vedere crescere questi tre personaggi e bisogna ricordare che essere romanisti è un onore e insieme una responsabilità”.

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