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Cushman & Wakefield e gli strani intrecci tra gli Agnelli e la Roma

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 08-05-2015 - Ore 08:00

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Cushman & Wakefield e gli strani intrecci tra gli Agnelli e la Roma

(EDUARDO BARONE – GABRIELE NOBILE) - Nei giorni scorsi le discussioni circa il progetto del nuovo stadio della Roma si sono arricchite con nuove notizie e indiscrezioni. L'incontro tra Mark Pannes, Mauro Baldissoni e i giornalisti a Tor di Valle ha fatto maggiore chiarezza sulla situazione attuale del progetto. Una notizia, in particolare, ha riportato a galla il nome della Cushman & Wakefield, una delle più grosse società operanti nel mercato immobiliare mondiale, incaricata dalla AS Roma,  con un comunicato del 2012, di individuare l'area di costruzione del nuovo stadio di proprietà. Le zone designate dall'advisor, oltre a quella di Tor di Valle, sono Via Palmiro Togliatti, Torre Spaccata, Bufalotta, Parco de Medici, Tor Bella Monaca, Cecchignola, Pescaccio, La Rustica e l'area di Prato Smeraldo (Tor Pagnotta). Ma in realtà, come ha riportato in un articolo Il Tempo, la Cushman aveva individuato un lotto migliore di quello attuale (cioè Tor di Valle) sulla Togliatti di 13 ettari e su un'altra area situata a Torre Spaccata di 67 ettari, assegnandogli rispettivamente un punteggio di 87,8 e 87,2 (contro i 76,1 della Tor di Valle di Parnasi). La scelta dell'area di proprietà di Parnasi quindi non è stata fatta dalla società advisor bensì dalla stessa AS Roma, soprattutto perché è il terreno che detiene una maggiore cubatura edilizia.

La decisione ovviamente è stata completa discrezione del club giallorosso, che non ha inficiato la professionalità della società immobiliare. La Cushman & Wakefield è una grossa organizzazione presente in oltre 60 Paesi, 235 uffici e 14 mila dipendenti sparsi per tutto il mondo (due sedi italiane a Milano e Roma). Una vera e propria multinazionale che fornisce una vasta gamma di servizi: da project management e Consulting Services fino al ruolo corrente per lo "Stadio della Roma": l'Advisory.

La curiosità su questa società però è un'altra. La Cushman & Wakefield è di proprietà della Exor dal 2007. La Exor è la “cassaforte finanziaria” della famiglia Agnelli, proprietaria tra le tante società anche della Juventus e il suo amministratore delegato è John Elkann. Ora però, notizia di pochi mesi fa, la holding degli Agnelli ha deciso di mettere in vendita la Cushman & Wakefield, con l'obiettivo, in parte grazie al ricavo della cessione, di acquisire una società di riassicurazione, la PartnerRe (al momento però è stata respinta un'offerta di 6,4 miliardi della Exor). Quello che è interessante è che ad occuparsi della cessione della Cushman & Wakefield è stata nominata la Goldman Sachs, una delle più grandi banche d'affari del mondi, che poco tempo fa ha concesso alla Roma di Pallotta un prestito obbligazionario a lungo termine da ben 175 milioni di euro e per la quale, la società giallorossa, ha predisposto una newco creata ad hoc.

Fino a qui nulla di strano, finché ci si occupa di business, tutte queste coincidenze rimangano tali, ma entrando nel merito sportivo, ai più potrebbe sorgere un dubbio; come mai la nuova gestione di AS Roma, esattamente un anno dopo aver rilevato la proprietà del club giallorosso (eravamo nel 2012) si è rivolta ad una società che fa capo alla galassia delle imprese della famiglia Agnelli?  Nello sport, che poi negli anni si è sempre più trasformato in “show biz” e quindi in business, bisognerebbe tenere in considerazione di come certi valori e certe “inimicizie storiche” abbiano un loro peso. La Juventus infatti, in questi 4 anni di presidenza americana di AS Roma, è sempre stata la squadra da battere sul campo, il club di Torino ha vinto consecutivamente gli ultimi 4 scudetti ed in due di queste stagioni la stessa Roma ne è stata la maggiore avversaria; attenzione non parliamo di nemica, ma di “competitor” nell’eccezione sportiva del termine e questo non va dimenticato. Quindi per quale motivo il management di AS Roma, con il presidente Pallotta in testa, ha voluto portare l’acqua proprio al mulino di casa Agnelli? E non parliamo della parcella che ovviamente la Cushman & Wakefield avrà richiesto al club di piazzale Dino Viola, ma dell’aspetto puramente politico, di una alleanza tra due club che in questo momento sono esattamente come Davide contro Golia, il primo che vince scudetti a ripetizione ed onora la Champions League arrivando addirittura in semifinale (per adesso), l’altro, la Roma, che faticosamente ha cercato di imporre una strategia sia sportiva che commerciale, che allo stato delle cose ha portato in dote un secondo posto lo scorso anno ed un potenziale 2° o 3° posto anche in questo, con una partecipazione alla CL da cenerentola ed una gestione del club “in progress”. Il presidentissimo della Roma, in ogni sua intervista, reale o virtuale sui social network, non si è mai dimenticato di sottolineare di come la Roma ha, come proprio modello di business e sportivo, proprio colei che in questi 2 anni è la maggior concorrente sul campo; ok non c'è niente di male a dire e pensare e ad affermare ciò, ma bisognerebbe poi ricordarsi anche di quanto la stessa società di Torino abbia “combinato” negli anni precedenti, con inchieste e condanne sportive durante il periodo di calciopoli e non solo…

Quindi può anche passare il concetto di un alleanza nel “board” della Lega Calcio, dove gli interessi sono comuni  e condivisi, ma mi fermerei qui.  Spesso, come diceva lo scrittore statunitense Frank Patrick Herbert   “I nemici ti rendono più forte, gli alleati ti rendono più debole”. Anche se a noi, ci piace ricordare quanto detto dal nostro illustre antenato di romana memoria: “Il modo migliore per difendersi da un nemico è di non comportarsi come lui.” Firmato:  l’Imperatore romano Marco Aurelio.

 

 

 

Fonte: Eduardo Barone e Gabriele Nobile per InisdeRoma

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