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De Andreis: "La Roma e le mie lacrime per Zeman"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-07-2013 - Ore 17:00

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De Andreis:

«S'intitola 4-3-3: un'altra visione della vita»: è il primo romanzo autobiografico di Giancarlo De Andreis, giornalista e firma di noti programmi televisivi di successo (Ballando con le stelle, Carramba che sorpresa, Ti lascio una canzone e altri ancora). Un titolo contorto per chi non ama e conosce il calcio e incomprensibile per chi non sa chi sia Zdenek Zeman, ex allenatore della Roma. Pubblicato da Feltrinelli, il romanzo di De Andreis è una sintesi mirabile di che cosa sia l'amore del tifoso romanista per la sua squadra, un amore che visto dall'esterno può essere male interpretato o addirittura frainteso. De Andreis è una persona serissima, un grande professionista, che nel romanzo racconta della sua commozione per le sorti giallorosse, e delle sue lacrime alla notizia dell'arrivo sulla panchina del tecnico boemo, personaggio di grande fascino. Il titolo del libro «4-3-3» richiama lo schema di gioco che Zeman applica alle sue squadre, sempre all'attacco, una filosofia che ha dato buoni risultati al taciturno allenatore, ma anche cocenti sconfitte. Ma soprattutto è uno schema che ha fatto innamorare gli appassionati di calcio, fra questi De Andreis, che racconta di quel giorno in cui casualmente apprese, incredulo, del ritorno di Zeman alla Roma, molti anni dopo la sua prima volta. Non era la semplice notizia di un nuovo tecnico in arrivo, ma un evento capace di riscaldare il cuore romanista sempre in attesa dell'emozione, sognatore innamorato della propria squadra, anche se i risultati scarseggiano. Il libro apre una finestra sul mondo della tifoseria più appassionata, spesso nota solo superficialmente, e magari giudicata con troppa leggerezza. Nel 4-3-3 di De Andreis molti tifosi di calcio possono ritrovare se stessi, e molte donne ritroveranno le follie dei loro uomini, che la passione calcistica trasforma in bambini mai cresciuti. Amare le pagine conclusive. De Andreis ripercorre il dolore di una stagione negativa, la favola di Zeman interrotta a nemmeno metà percorso, e la disastrosa finale di coppa Italia con i cugini della Lazio. «La fine del sogno di una Roma diversa non è la fine di tutto. Si, - scrive De Andreis - speravo che il ritorno di Zeman fosse come quello del Conte di Montecristo. Il bene che trionfa sul male; la leggenda che surclassa la cronaca; la bellezza che oscura il triste opportunismo». È andata come sappiamo. Ma l'autore conclude orgoglioso: «non mi interessa vincere a tutti i costi, mi interessa la leggenda. Far parte di qualcosa d'immenso. Di inarrivabile. Di sorprendente. Qualcosa di eclatante che stupisca il mondo. In fondo l'utopia nasce da li. Ma forse neanche questo è vero. È Roma che ha scelto me e io ho sposato quel credo. Il 4-3-3 come filosofia suprema. All'attacco. Per sopravvivere, per guardarsi allo specchio con orgoglio, per prendere a calci la paura e accarezzare la speranza, anche perchè nessuna sconfitta rende ingiusta una causa».

Fonte: ANSA

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