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DE ROSSI: "Vorrei lavorare negli USA, ma il sogno è giocare un Boca-River"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-01-2015 - Ore 19:03

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DE ROSSI:

Daniele De Rossi ha partecipato al programma di Roma TV Slide Show, dedicato alle fotografie di una carriera...

 

Foto alla nascita
Due persone che non smetterò mai di ringraziare per come mi sono stati sempre vicino anche quando le scelte annunciate era state preannunciate da loro. Mi hanno dato sempre la mano per ricominciare e non potrò mai ringraziarli abbastanza.

 

L’Ostia mare
E’ il mio primo amore, la mia prima squadra, erano due o tre anni che avevo cominciato a giocare a pallone. Qui in questa foto c’è un ragazzo che non c’è più, Giorgio e mi trema la voce a guardarlo. C’è tutta la mia adolescenza, l’Ostia mare è la prima squadra a cui sono legato, sui miei parastinchi c’è quello stemma in primo piano. Sono stato preso dalla Roma tre anni prima di quando sono effettivamente venuto. Per due anni consecutivi rifiutai perché volevo stare con i miei amici. Stare con loro mi divertiva ed è paragonata alla mia carriera dopo. Non voler andare in altri posti più ambiziosi e belli. Ho fatto una scelta ben precisa anche allora e una volta arrivata la Roma poi l’ho riconfermata senza cambiare casacca.

 

De Rossi nelle giovanili
“Io lo vedevo come un gioco e non ho mai pensato di andare in posti più blasonati. Ho fatto una scelta ben precisa anche allora, quando si trattava di interessi più grandi l’ho confermata, non cambiando mai casacca”
Maglia della Roma Barilla
“La Roma è stata sempre parte integrante della mia vita anche quando non ero parte integrante della Roma. Non riconosco la casa ma riconosco questo completino che è stato il mio unico abbigliamento, tipo homer simpson che è sempre vestito uguale. Era l’epoca di Bruno, di Voeller e rimangono sempre dei miti. Per me andare in giro con la loro maglia era qualcosa di unico, non potevo preferire nulla a quella maglia. Ero un piccolo homer o bart simpson”
Gol di Voeller contro il Torino
“Ero totalmente innamorato di lui da piccolo. Ho avuto il privilegio di conoscerlo ed essere allenato da lui. E’ una persona incredibile, da giocatore è stato un grande. Possiamo dirlo anche di Giannini: grandi in una roma che non era così grande. Peccato, sarebbero stati esaltati ancora di più,, anche per il loro attaccamento alla maglia. Mi sento un po’ come lui per quanto è stato attaccato alla maglia, ha lottato anche per non retrocedere, il gol contro il Foggia se lo ricordano tutti. La Roma deve ricordarsi di chi gli ha fatto vincere gli scudetti ma non deve dimenticare nemmeno chi ha vissuto questi momenti”.
Foto di De Rossi vestito da raccattapalle
“Mi sentivo un po’ come i calciatori. Da che li vedevi in televisione li vedevi dal vivo. Un continuo spettacolo, scoprivi il calcio vero. Quando facevo il raccattapalle ero molto affascinato dagli avversari, non che non fossi tifoso, però ogni tanto ti trovavi a fare il raccattapalle a Baggio o a Ronaldo. Rischiavi anche un po’: una volta rischiai di ricevere una cinquina da Sebastiano Rossi perché tardavo a dargli la palla. Da allora ho detto ‘vabè, cerchiamo di essere un po’ più veloci’

Foto con Pepe, Bencivegna, Aquilani e altri compagni di squadra alle giovanili
“Ci sono molti miei amici in questa foto. C’è anche Bencivegna che è stato il primo a mettermi davanti la difesa. Gli dissi: ‘sei matto’? Si vede che qualcuno ha delle capacità in più degli altri perché mi ha cambiato la vita. Lele è uno dei miei migliori amici in assoluto, l’ho citato pure dopo le 100 presenze in nazionale. Anche Simone è uno dei miei migliori amici in assoluto, li metto al pari della mia famiglia”

Foto al torneo di viareggio con le parrucche
“Il torneo di viareggio era qualcosa di incredibile. Non siamo mai andati benissimo, l’ho fatto tre volte. Quello che mi piaceva alla fine era questo, le parate e l’incontrarsi con le altre squadre sul lungomare. Vivere la vita dei calciatori”

Daniele e vincenzo Montella
“Indimenticabile, è la mia prima panchina e qui ci sta questo ragazzo che ora fa l’allenatore. Ci sono certe tappe che non scorderò mai, ora mi ricordo tutto quello che ho fatto, le tappe importanti. Quella partita dovevo andare in tribuna e un mio collega giovane in panchina. Prima della partita il dottore ci chiede che medicinali avevamo preso e questo ragazzo aveva detto, poverino, che aveva preso un medicinale per il raffreddore. Il medico lo ha detto a Capello, che era più interessato ai suoi giocatori che ai giovani, dice: ‘Va bene, manda De Rossi’. Perdemmo e girava voce che Capello fosse molto scaramantico. Temevo che mi avrebbe rimandato in Primavera e invece mi ha lasciato in prima squadra nonostante la scaramanzia

Capello e Sensi
Inizio con Capello perché ne parlavo poco fa. Burbero, questo lo sanno tutti quanti, ma poi quando lo conoscevi scoprivi essere molto meno burbero. Sicuramente un uomo rigido ma che mi ha dato molto dal livello dell’educazione. Ogni calciatore dovrebbe crescere con Capello, perché non ti permette atteggiamenti come la fenomenite. Lui e il suo staff te la stroncano sul nascere. Sono uomini di un’altra epoca e continuano a fare gli allenatori in maniera esemplare. Ti mettono un chip per cui non molli, ti concentri e porti rispetto ai più grandi. Qui stringe la mano a una persona grande, la prima che mi ha fatto firmare un contratto e che mi ha fatto diventare ricco. Una persona simpatica, divertente e umano. Ce l’aveva con i procuratori, mi ricordo che mi aveva ‘imbruttito’. Mi disse che i procuratori servivano alle pippe, un giocatore forte non ne ha bisogno. Se la prendeva ma mai con fare aggressivo, sempre da nonno o da papà

Primo gol in Serie A contro il Torino
Era una partita che non contava nulla ma io mi giocavo tantissimo. Ho giocato questa partita da titolare con la stessa intensità di una partita di Champions League o con cui gioco il Derby. Volevo lasciare il segno, mi sentivo ambizioso, ero stato messo in prima squadra ma giocavo pochissimo. Sapevo che l’anno dopo sarei dovuto andare in prestito, era un modo per dire ai tifosi e al presidente che io c’ero. L’esultanza di Sensi, che disse ‘il ragazzino’, fu emblematica. Si accorsero che potevo starci nella Roma e infatti non sono più andato via

Supercoppa italiana a San Siro
Uno stadio maestoso dove ho giocato, segnato e vinto tante volte. Qui avevo segnato un rigore a 25-26 anni dopo che se lo era procurato Francesco: tiro-parata-gol. Questo è l’urlo che mandai ai miei 15mila tifosi che erano lì. Questo spiega la mia faccia deformata e si vedono le mie vene di cui si parla parecchio. I tifosi si divertono a giocarci, ma è una mia conformazione del mio collo che quando urlo si gonfiano parecchio. E’ un tratto distintivo che sta ad indicare quanto sono contento quando segno io o la mia squadra. Il perché possiamo ricordarlo con le foto di prima: è quello che ho sempre amato da quando ero piccolo

Spalletti
Un allenatore incredibile. Abbiamo iniziato la nostra conoscenza il giorno stesso che era nata Gaia, gli avevo chiesto se potevo rimanere con lei chiedendogli un paio di giorni liberi. Convinto che mi dicesse di sì mi disse: “Dai un bacio alla bambina ma ora vieni a Trigoria che c’è da lavorare”. L’ho odiato (ride, ndc) ma è stata una persona meravigliosa, uno dei tanti geni che ho incontrato nella mia carriera. Ha preso una squadra in netta difficoltà e l’ha mandata tra le prime otto di europa per due anni

Madrid
Quanto era importante quanto fosse importante per la gente di Roma vincere in Champions contro il Real lo dimostrano i miei occhi. Non fu l’unica cosa in cui questa squadra ha fatto qualcosa di grande

Roma-Sampdoria
E’ uno dei ricordi più brutti della mia carriera calcistica, anche giocando male non ho accettato di non vincere quello scudetto. Eravamo tutti molto nervosi, lo stadio era elettrico e un paio di noi litigammo. Quel nervosismo ci costò caro e prendemmo due gol quasi in contropiede da pazzini. E’ una di quelle serate che non dimenticherò mai

Football americano
Lo sport americano è qualcosa da cui noi dovremmo attingere e imparare. Le tournée sono dure ma è un mondo a parte il loro, anche per il rapporto con i tifosi. Mi piacerebbe farne parte e concludere la mia carriera oltreoceano. Ho delle piccole fisse da quando sono giovane, una di quelle è vivere in america e provare a fare il mio lavoro là e spero di poterci riuscire. Ho sempre avuto un desiderio di giocare nel Boca, ho sempre pensato un Boca-River me lo devo fare anche se credo sia difficile.

 

Con il libro “Shantaram”
“Il libro più bello mai letto, 1300 pagine, ho la passione dell’India, grazie a questo libro ho ripreso a leggere molto, prima giocavo molto con la Playstation. Ho tramandato anche a mia figlia la passione della lettura”.

 

Con la famiglia
“Qui stiamo tutti insieme, non so che dire, amo i miei genitori e li amo perché significano tanto per Gaia (la figlia di De Rossi, ndr). Ludovica, mia sorella, non mi ha mai chiesto niente, gioco le partite e lei passa davanti al pc come se non fosse accaduto niente ma mi ama tantissimo, le chiacchiere che mi riguardano non l’hanno mai toccata”.

 

Con la nuova compagnia, la figlia Gaia e l’altra figlia Olivia
“Non ringrazierò mai abbastanza Sarah, ha preso mia figlia Gaia e l’ha trattata come fosse sua figlia, non la ringrazierò mai abbastanza, è una serenità che non ha eguali”.

 

Il rigore alla Francia
“Il momento più alto della mia carriera, il momento importante avviene 5 minuti prima, tutti parlarono male di me per quella gomitata, tutto il mondo vide quella gomitata. Dopo quella gomitata io, a 22 anni, sono andato da Lippi e gli dissi di calciare il rigore. Bellissimo averlo segnato e aver vinto la Coppa, la cosa veramente grande è stata prendersi la responsabilità, della mia espulsione non se lo ricordava nessuno ormai, il mister è stato freddo a concedermi tale possibilità”.

Con la Nazionale
“Sono legatissimo all’Italia, a Roma un po’ si snobba, la Nazionale l’ho messa subito dopo la Roma, mi sento tanto romano quanto italiano, staccarmi da questa maglia sarà difficile”.

Il giorno del rinnovo con la Roma
“Momento clou della mia vita, ho tentennato nonostante il mio desiderio fosse quello di rimanere qui, andateci voi a fare un contratto con quel signore (Baldini, ndr). È un dirigente forte, è andato bene nella prima esperienza a Roma, non nella seconda. Ho sempre un buon ricordo di lui”.

Con la Curva Sud
“Quando entro in campo e guardo a destra vedo questa Curva che per me conta tanto, non posso pretendere che tutti siano legati a me, io invece lo sono anche con chi non mi ama, guardando questa curva so che mi vogliono bene”.

Con Francesco Totti
“Nasco suo tifoso, gli voglio tanto bene, come alla Sud. Da piccolo lo guardavo da lontano, ero estasiato nel guardarlo. Abbiamo due caratteri diversi, spesso siamo in disaccordo, abbiamo litigato per bene un paio di volte, ma come fratelli ci siamo riamati come il giorno prima. L’affetto che mi lega a lui è quello più grande che ho a Trigoria, sono 15 anni che stiamo alla Roma insieme, è parte stabile della mia vita. Per parlare del giocatore dovremmo stare qui fino a domani, fa cose incredibili a 38 anni, quando parlo di privilegi mi riferisco anche a lui, è un giocatore che non nascerà mai più”.

Con Garcia
“Dopo il 26 maggio ci ha fatto vincere il derby, era delicato giocare quella partita. Il mister è stato un abile psicologo, per tutto l’anno ha creato un entusiasmo incredibile dopo il punto più basso della mia carriera probabilmente. Loro erano di nuovo a testa bassa e noi a testa alta. Due partite prima con il Verona c’era una bolgia clamorosa, tutto questo lo dobbiamo a lui, ha creato questa atmosfera sin dalle prime interviste. Garcia porterà la Roma sul tetto d’Italia”.

Con Pallotta
“È un po’ matto, è giovanile, lo abbiamo conosciuto a sprazzi, lo abbiamo visto poche volte all’inizio, ora di più e lo vediamo attaccatissimo. È simpaticissimo, sta facendo una gran cosa a livello manageriale, mi fa piacere incontrarlo ogni volta che viene a Roma, è divertente, puoi parlarci di tutto”.

Con Bonucci e un guardalinee
“È difficile ammazzarci in campo con un compagno di Nazionale. Gli arbitri, i guardalinee sono la nostra storia, ci sono stati episodi che dobbiamo superare. Dobbiamo pensare che il 2 marzo sarà una partita che i tifosi della Roma racconteranno ai loro nipoti, dobbiamo avere uno stadio stracolmo e portare a casa 3 punti che potranno portarci a vincere lo scudetto. Quest’anno possiamo arrivare in fondo, possiamo lottare con la Juventus, delle volte mi mangerei gli arbitri, ma il loro è un mestiere difficile”.

La coreografia dell’ultimo derby
“Mi ha tolto il fiato, ricordo con affetto il rigore sbagliato a Manchester con Spalletti, ma questo è stato un gesto ponderato, lo hanno scelto tutti, la Curva ha deciso di mettermi con i grandi della Roma, alla sinistra di Di Bartolomei, mi è dispiaciuto molto non conoscerlo, non posso avere testimonianze dirette, ma stare lì vicino a lui è uno spettacolo”.

 

Fonte: Roma TV

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