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(EDITORIALE) Gervinho ti voglio bene

condividi su facebook condividi su twitter Di: Francesca Ceci 27-01-2014 - Ore 13:30

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(EDITORIALE) Gervinho ti voglio bene

L'immagine è Cacciatore che a brutto muso zittisce Gervinho che se lo guarda pacifico e incredulo. Sta tutto là. Poi arrivano Strootman e tutti i compagni in campo, si alzano anche quelli che sono in panchina, Totti e Pjanic in testa. Il messaggio è piuttosto chiaro.

Tutti insieme. A difesa di un compagno

A difesa di una maglia.

Ancora di più. A difesa di un sogno. E di un amore.

La Roma espugna il Bentegodi con carattere e grinta, anche e soprattutto quando viene raggiunta in avvio di ripresa, non dà mai l'idea di essere in difficoltà. Gervinho si carica i giallorossi sulle spalle, assist e gol. E tutti a casa.

Battezzato prima dell'arrivo come un flop, è la sua la favola più bella di questo campionato. L'innocenza nello sguardo, l'imprevedibilità nei piedi, l'entusiasmo di chi gioca al calcio semplicemente per essere felice e regalare felicità. E' l'imprevisto, lo stupore applicato al calcio, la differenza tra la certezza e i colori della possibilità perchè quando prende il pallone non sai mai cosa ci farà.

Sarà per questo che tutte le volte che segna, il primo istinto non è quello di esultare. No. Ti viene voglia di abbracciarlo e dirgli "Ti voglio bene".

Perchè come si fa a non volere bene a uno che ci mette impegno dal primo all'ultimo minuto?

Ma, soprattutto, come si fa a non volere bene a uno che è arrivato a Roma tra critiche e bocciature e si è guadagnato sul campo rispetto e ammirazione da parte di compagni e tifosi?

Sbaglierà pure qualche volta si. Ma cos'è sbagliare rispetto al coraggio di provarci? Com'è quella storiella, banale nella sua semplicità ma vera, che si racconta sui rigori: se non tiri il rigore di certo non lo sbagli, ma manco lo segni, no?

E' lui l'esempio. E' l'esempio di chi, non solo nel calcio, col lavoro e l'impegno si strappa l'etichetta di flop e si cuce da solo quella di campione.

E può fare ancora di più. Parola di Garcia. E noi ci fidiamo, ah se ci fidiamo.

E allora crediamoci. Perchè nel calcio, come nella vita, tutto finisce solo quando noi decidiamo che è finita. Nè il minuto prima. Nè quello dopo.

E la Roma, questi giocatori e i suoi tifosi, hanno deciso che non è finita.

Juve ancora avanti di 6 punti, non pochi. Neanche tanti se si pensa alla gara di ritorno da giocare Olimpico con la Roma che se prova a guardarsi intorno vede da una parte, "male" che va, una stagione straordinaria, da applausi. E dall'altra il miracolo. Come l'amore.

"Ama e cambia il mondo": è questo il messaggio che, insieme ai tre punti pesantissimi, ci siamo portati via ieri da Verona, la città dell'amore impossibile di Romeo e Giulietta.

Impossibile. Così in tanti si erano affrettati a stroncare la rincorsa della Roma consegnando lo scudetto alla Juve.

Ma tu ama e cambia il mondo. Che tanto, comunque vada, per noi l'hai già cambiato.

Perchè, l'amore non sempre vince. Ma qualche volta, pensate un po', anche si. Siamo sicuri che pure Romeo e Giulietta sarebbero felici.

FORZA ROMA

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