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(EDITORIALE) ROMA-BAYERN MONACO A chi c'era, a chi ne ha sentito parlare, a chi ci sarà

condividi su facebook condividi su twitter Di: Francesca Ceci 21-10-2014 - Ore 12:53

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(EDITORIALE) ROMA-BAYERN MONACO  A chi c'era, a chi ne ha sentito parlare, a chi ci sarà

Chi era li non lo ha piu' dimenticato. Chi non c'era, ne ha sentito parlare.
Giornate che cambiano la storia. Giornate che fanno la storia. Oltre il risultato.

E' il 20 marzo 1985, allo Stadio Olimpico la Roma affronta il Bayern Monaco nei quarti di finale della Coppa delle coppe dopo aver perso 2-0 in Germania. Sulla panchina giallorossa siede Sven Goran Eriksson. Sugli spalti il rumore dei tamburi e lo sventolio delle bandiere si mescola alla speranza con la Roma che vuole tentare l'impresa.

Rigore per il Bayern. Batte Matthaus, rete. Arriva il pareggio di Nela, ma il risultato e' ormai compromesso.

I minuti passano, ormai e' chiaro che la qualificazione si allontana. E' in quel momento che dalla Curva Sud si alza un coro, improvvisato che accompagnera' la squadra ininterrottamente fino al '90: "Che sara' sara', noi sempre ti sosterrem, ovunque ti seguirem che sara' sara'..."
I giocatori in campo quasi non credono a quello che sentono, soprattutto i tedeschi, stupiti da quella reazione d'amore. Finira' con la vittoria del Bayern per 2-1 e l'eliminazione della Roma.
Ma Quel "Che sara' sara'' e' stato una rivoluzione filosofica del pensiero, manifesto di liberta' del tifoso che si affranca dal risultato e diventa lui stesso risultato di se stesso. Romanismo allo stato puro.

Sara' che sin da bambina mi ha sempre affascinato l’aspetto mitico e un po’ magico che sta dentro ad ogni sconfitta. Sì, perchè c’è un’occasione di riscatto e bellezza nella sconfitta che alla vittoria è geneticamente negato. La vittoria non ha un seguito, e' fine a se stessa. Hai vinto. Punto.

Nella sconfitta, invece, c’è un esercizio di pazienza e di futuro che la rende passaggio necessario per la ricostruzione. Sarà per questo, forse, che sono tutti capaci a vincere. In pochi, invece, sanno perdere.

E se vincere e' un atto di forza, perdere è, il piu' delle volte, un atto di coraggio. E io ho sempre amato di piu' i coraggiosi che i vincenti.

“L'unica cosa che conta è vincere", dice Bonucci. Noi no. Per noi ha sempre contato come vincere. Per quello abbiamo vinto poco, ma quando abbiamo vinto, abbiamo vinto per davvero. 

Noi siamo sempre stati quelli controcorrente, a volte perdenti, e' vero. Ma sempre rivoluzionari. Spettinati. Liberi. Coraggiosi.

L’allenatore dell'epoca del Bayern, Udo Lattek, a fine gara dira': "Sono rimasto sconvolto da quello che è successo all'Olimpico. In tanti anni di carriera non avevo mai visto una squadra che sta perdendo, che è eliminata, fuori dalla coppa, sostenuta così dai propri tifosi. Semplicemente meraviglioso, vorrei poterlo avere io un pubblico così. In Germania una cosa del genere non sarebbe accaduta, mai e poi mai.Che spettacolo, quasi mi sono emozionato"

Era marzo, e' ottobre, un ottobre che pare agosto. Cambia il tempo, ma una cosa non e' cambiata e mai cambiera': anche stasera saremo li a giocarci la nostra mano senza avere, per gli altri, in mano  re e cavalli. Bayern Monaco favorito sulla carta,  ma questa e' una squadra che ha dimostrato di poter davvero giocare all'altezza di tutte, comprese le big d'Europa.

Comunque vada, noi stasera, come quel 20 marzo saremo li, al tuo fianco: "Che sara' sara', noi sempre ti sosterrem, ovunque ti seguirem che sara' sara'..." 

A chi c'era, a chi ne ha sentito parlare, a chi ci sarà 

FORZA RAGAZZI, FORZA ROMA!

 

Fonte: Insideroma.com

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