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(EDITORIALE) Salah e l'antisemitismo, #JeSuisCharlie non vale più

condividi su facebook condividi su twitter Di: Francesca Ceci 24-01-2015 - Ore 17:15

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(EDITORIALE) Salah e l'antisemitismo, #JeSuisCharlie non vale più

Le polemiche nella Capitale arrivano prima di Salah, centrocampista egiziano del Chelsea vicino ai giallorossi.
Classe ’92, è una delle promesse più interessanti nel panorama del calcio europeo; rapido, tecnicamente molto forte, ottimi piedi, buon controllo di palla.

Ma il suo possibile arrivo a Roma, sponda giallorossa, ha scatenato la reazione della comunità ebraica. Il presidente del Maccabi Italia Vittorio Pavoncello via Twitter non ha lasciato spazio all'immaginazione cassando senza se e senza me l'eventuale ingaggio dell'egiziano: "No a Salah alla Roma. Non dev’esserci spazio per i razzisti. Come potremmo continuare a tifare Roma se dovesse ingaggiare un antisemita?".“

L'ANTEFATTO - Durante i preliminari di Champions, nel luglio del 2013, quando militava con il Basilea Salah si rifiutò di dare la mano ai giocatori del Maccabi Tel Aviv davanti ai quali si limitò a battere il pugno. In vista della gara di ritorno dichiarò ai giornalisti: “Spero davvero di batterli, così impedirò alla bandiera sionista di sventolare in Champions League”.

Dichiarazioni dure di un giovane impegnato nella lotta per la difesa del popolo palestinese, uno dei motivi per i quali Mohamed è molto amato in patria.

Da qui l'accusa di antisemitismo.

La questione israelo-palestinese è complicata da comprendere e soprattutto da risolvere, un conflitto lungo più di cento anni che nulla ha a che vedere con il calcio.

Quanto alle sue dichiarazioni possiamo giudicarle inopportune, discutibili, sbagliate o fuoriluogo, ma siamo allo stesso modo convinti che nessuno può impedire ad un altro essere umano di battersi, purchè in maniera pacifica, per una causa in cui crede.

E soprattutto, come si fa a farsi paladini della libertà di espressione quando invece siamo pronti a censurare, a puntare il dito contro, a zittirci e imbavagliarci l'uno con l'altro?

Abbiamo ancora negli occhi le immagini della Francia e quel #JeSuisCharlie che per giorni abbiamo scandito in difesa della libertà di espressione, salvo smentirlo alla prova dei fatti.

A nostro avviso la strada da seguire non è mai la censura del diverso, anch'essa forma di violenza, ma il confronto, il dialogo perchè nel dialogo c'è la risposta e il superamento di ogni conflitto, e in un mondo dove l'esigenza maggiormente sentita sembra essere quella di sopprimere, talvolta anche fisicamente, l'avversario, e comunque impedirgli di esprimere le sue opinioni, ci piace pensare ad una frase sempre attuale: "Non condivido niente di ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo".

Fonte: InsideRoma

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