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Emerson Palmieri: "Che atmosfera l'Olimpico. In questa stagione ci è mancata la Curva Sud"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 16-05-2016 - Ore 17:17

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Emerson Palmieri:

Scopriamo qualcosa di più sul terzino brasiliano, dai suoi primi passi nel mondo del calcio fino ai migliori momenti vissuti fin qui in carriera...

Chi era il tuo idolo da bambino?

“Il mio primo idolo è stato Ronaldo. Ricordo qualcosa del Mondiale del 1998, quello perso in finale contro la Francia, mentre ho visto bene il Mondiale del 2002. Non ho ricordi di quando era al Barcellona perché ero troppo piccolo, ma lo ricordo all’Inter e al Real Madrid. Ho letto di tutti i problemi che ha passato per il suo infortunio al ginocchio, era un grande, un vero numero 9”.

Prima di iniziare a giocare a calcio hai praticato altri sport?

“Ho fatto nuoto, però non faceva per me. Mia madre voleva che facessi quello sport ma non mi divertiva. Ho iniziato a giocare a calcio a 5 all’età di 5 anni e ho continuato fino a quando ne avevo 14. Poi sono passato al calcio a 11”.

Qual è stato il primo ruolo in cui hai giocato a calcio?

“Ho iniziato a centrocampo, poi quando è arrivato il momento di scegliere un ruolo ho optato Cosa ricordi del tuo debutto nel calcio professionistico?

“Ricordo tutto molto bene: avevo 16 anni e giocavo nel Santos. Era una partita contro il Paulista: sono entrato sul 3-0 per noi, ho giocato 10 minuti ed è stata un’emozione incredibile, per me e per tutta la mia famiglia”.

Qual è la partita che ricordi con più piacere nella tua carriera?

“Quella in cui ho segnato il mio primo gol da professionista. Stavamo perdendo 2-0 contro in casa dell’Atletico Paranaense nel campionato basiliano. L’allenatore mi ha fatto entrare, dopo cinque minuti ho segnato e abbiamo riaperto la partita. Abbiamo perso comunque, per cui ero triste per la squadra ma è stata una grande emozione. È una partita rimasta nel mio cuore, eravamo in trasferta ma allo stadio c’era tutta la mia famiglia”.

Qual è l’avversario più forte contro cui hai giocato?

“Potrei dire Alexandre Pato quando giocava al Corinthians o Carlos Tevez qui in Italia con la Juventus, ma se devo sceglierne uno dico Andres D’Alessandro. L’ho affrontato tre volte nel campionato brasiliano quando era nell’Internacional di Porto Alegre. Era difficilissimo da marcare, contro di lui sono stati sempre duelli difficilissimi. Dopo una partita mi ha detto che anche per lui era lo stesso contro di me”.

E il compagno di squadra più forte con cui ha giocato?

“Neymar al Santos. Ho giocato cinque partite da titolare insieme a lui: è semplicemente un calciatore straordinario, riesce a fare cose impossibili con il pallone, non a caso è considerato uno dei tre calciatori più forti del mondo”.

Qual è lo stadio più bello in cui hai giocato?

“Mi piace tantissimo lo Stadio Olimpico. Ho giocato contro la Roma con il Palermo nell’ultima partita del campionato 2014-15 e l’atmosfera era incredibile. C’era la Curva Sud che cantava, ho sentito l’inno pre partita e i cori…mamma mia! Era la prima volta che ci giocavo e ho provato una grandissima emozione. In questa stagione ci è mancata la curva, ma comunque entrare all’Olimpico, con tutta la sua storia è sempre una grande emozione”.

Qual è la persona che ha avuto la maggiore influenza sulla tua carriera?

“Il mio papà: ha giocato a calcio ma non da professionista. Insieme a mio fratello, anche lui calciatore, mi ha sempre seguito, sin dai miei primi passi su un campo da calcio. Sono stati entrambi fondamentali per me”.

Qual è secondo te la cosa più bella di essere un calciatore?

“Facciamo quello che amiamo, giochiamo, facciamo amicizia. Siamo idoli di tanta gente e questo per me è molto bello: tante persone che noi non conosciamo ci vogliono bene. Da bambino io avevo degli idoli e ora è bello che possa esserlo anche io”.

Fonte: asroma.com

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