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Fair Play Finanziario: le possibili linee di difesa di Roma e Inter

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-09-2014 - Ore 15:00

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Fair Play Finanziario: le possibili linee di difesa di Roma e Inter

La notizia dell'apertura di un'investigazione ufficiale da parte della UEFA (attraverso il Club Financial Control Body), è stata accolta con modalità differenti dai due Club. Quali saranno le strategie che verranno utilizzate?

Il problema esiste, ed è serio

Il CFCB interviene per analizzare i bilanci (e non solo) delle squadre all'interno del periodo di monitoraggio previsto dal Regolamento sul Fair Play Finanziario, che quest'anno diventa su base triennale e riguarda le stagioni 2011/12, 2012/13 e 2013/14.

Esistono già informazioni pubbliche per i primi due anni che portano a ritenere che ambedue le squadre abbiano sforato il paramentro del pareggio di bilancio (Break-even Rule) avendo fatto registrare una perdita riclassificata ai fini del Fair Play Finanziario (FFP) che secondo i nostri calcoli dovrebbe essere di circa 155 mln di euro per l'Inter e di circa 99 milioni per la Roma.

 

Ieri si è tenuto il Consiglio di amministrazione di FC Internazionale e, secondo le indiscrezioni filtrate sugli organi di stampa, la società milanese avrebbe chiuso il proprio bilancio con un'ulteriore perdita di 80 mln di euro, portando ad un totale di oltre 230 milioni la perdita aggregata ai fini delle valutazioni UEFA.

Per quanto riguarda la AS Roma, invece, il sito della squadra non riporta ancora informazioni in merito alla data di svolgimento del Cda (che a norma di legge dovrebbe tenersi entro domani 28 settembre) ne' mette quindi a disposizione il Progetto di Bilancio che la Società approverà. Essendo quotata in Borsa e quindi sottoposta a particolari vincoli di pubblicità, avremo comunque tutte le informazioni ufficiali entro una decina di giorni. Tuttavia, sulla base dei risultati disponibili e riferiti ai primi 9 mesi dell'anno, è verosimile che la Società chiuda in perdita anche l'esercizio 2013/14, incrementando così il proprio deficit triennale (tale è stata, almeno, la dichiarazione ufficiale contenuta nel prospetto dell'aumento di capitale lanciato a luglio 2014).

 

Il limite posto dalla UEFA è di 45 milioni di euro per il triennio (accettati a condizione che il socio ricapitalizzi) quindi i due Club sono sicuramente passibili di sanzioni.

A questo si aggiunge, certamente nel caso della Roma (ma potrebbe accadere anche per l'Inter), lo sforamento di un secondo paletto posto dalla UEFA, che vieta la presenza di un Patrimonio Netto negativo (il Patrimonio netto è la somma di capitale sociale, riserve e risultato dell'esercizio). La Roma era già in una posizione problematica lo scorso anno e nonostante l'aumento di capitale sottoscritto quest'estate non ha recuperato la posizione. Peraltro anche questo problema era dichiarato apertamentenel prospetto dell'aumento di capitale lanciato a luglio 2014.

 

Inter: diminuzione dei costi e degli stipendi, progressivo aumento dei ricavi

La UEFA ha dato dimostrazione la scorsa primavera di voler affrontare l'entrata in vigore del Fair Play Finanziario in maniera concreta, ma senza eccedere all'inizio con le sanzioni. Delle 237 squadre oggetto di analisi, solo 9 sono state sanzionate, ma utilizzato lo strumento dell'accordo transattivo introdotto a gennaio 2014: in pratica si tratta di una negoziazione fra il CFCB e la squadra nella quale si concerta un set di sanzioni che sono meno incisive di quelle che avrebbero dovuto essere inflitte, nell'ambito di un percorso di progressivo rientro nei paramentri da parte delle squadre.

 

La situazione più grave, almeno in valori assoluti, sembra essere quella dell'Inter, che si presenta di fronte alla UEFA con 230 milioni circa di perdite aggregate del periodo ed un bilancio 2014 che non sembra aver invertito la rotta in termini di risultato. Tra l'altro pare che anche le previsioni per il 2014/15 portino ad una perdita di altri 50 milioni: un miglioramento, certo, ma ancora ben distante dal limite dei 45 per trienni consentito dalla UEFA.

C'è però da considerare che uno degli aspetti che la UEFA controlla maggiormente in questi casi sono le iniziative per risolvere in maniera strutturale il problema. Ciò sta a significare che se una società ha sforato i parametri nel biennio precedente, si presenta con un utile nell'ultimo anno (ad esempio grazie al calciomercato) ma non da dimostrazione di aver identificato delle soluzioni di lungo periodo, l'atteggiamento sarà probabilmente meno benevolo rispetto ad un caso in cui il Club dimostri di aver iniziato un percorso virtuoso (fatto di aumento di ricavi e diminuzione dei costi) che lo porterà – sebbene in ritardo – a rientrare nei parametri UEFA.

 

Se questa nostra riflessione è corretta (e non lo sappiamo, perché non partecipiamo al CFCB!) alloraparadossalmente e nell'immediato l'Inter potrebbe trovarsi in una situazione migliore rispetto alla Roma.

Questo perché si può presentare a Nyon e dimostrare, numeri alla mano, di aver agito sul versante delle contenimento delle spese generali e, soprattutto, di aver tagliato sensibilmente il monte ingaggi, che pare sceso a circa 70 mln di euro annuali contro i 165 mln della stagione 2011/12 ed i 121 della scorsa. Contemporaneamente è iniziato un percorso di diversificazione dei ricavi commerciali e da sponsorizzazioni, attraverso l'operazione che ha portato alla nascita di Inter Brand Srl, che ha l'obiettivo di migliorare le ricadute economiche legate alla vendita del marchio "Inter".

Certo il percorso è appena all'inizio e certamente la UEFA procederà a sanzionare l'Inter in primavera. Visti in numeri in gioco, e considerando però che non ci sono stati tentativi di aggiramento delle regole come ad esempio fatto con le sponsorizzazioni di PSG e Manchester City è ragionevole attendersi un atteggiamento non troppo severo: con molta probabilità il CFCB potrebbe decidere di congelare da subito una parte dei premi provenienti dall'EL e poi replicare con la Società milanese le altre sanzioni oggetto degli accordi di maggio con le squadre analizzate lo scorso anno (un deficit massimo complessivo per il calciomercato, limite all'utilizzo di giocatori nelle competizioni UEFA, ecc.).

 

Roma: meno argomenti immediati, si gioca sul futuro

Dal canto suo la AS Roma si presenta con meno armi: se è vero che parte da un livello di perdite aggregate decisamente minore (ma saranno comunque 130/140 mln di euro), d'altro canto non può ancora portare alla UEFA esempi concreti di comportamento "virtuoso": non c'è stato alcun intervento effettivo sul costo della rosa, che anzi porterà in impatto negativo di circa 12 mln nella stagione appena iniziata, ne' si può dimostrare una diminuzione delle spese generali (che, anzi, sulla base dei dati al primo semestre sembravano in leggero aumento).

Contemporaneamente, però, è più avanti dell'Inter sul versante dello sviluppo delle leve del marketing e del merchandising e, soprattutto, potrà mettere sul piatto l'avvenuta ufficializzazione del progetto del nuovo stadio, che certamente poterà benefici economici e finanziari al Club. A partire dal 2017/18, però.

Non a caso, riteniamo, il comunicato ufficiale rilasciato sul sito della Roma è molto più "all'italiana" di quanto la presenza di una proprietà statunitense potrebbe far pensare:

 

AS Roma sostiene gli sforzi fatti fin qui dalla UEFA a favore del Financial Fair Play, al fine di garantire una stabilità finanziaria nel settore calcio: tutto questo è in perfetta sintonia con le nostre strategie societarie. Soltanto tre anni fa l'attuale proprietà ha rilevato un Club in evidente difficoltà economica e ha messo in chiaro sin da subito che la Società sarebbe stata gestita come un'azienda finalizzata a massimizzare i successi economici di pari passo con le prestazioni sportive.

Siamo davvero orgogliosi dei traguardi economici e agonistici raggiunti nel breve termine e siamo ancora più ottimisti guardando al futuro che ci aspetta.

Siamo felici di aprire un dialogo costruttivo con la UEFA su questo tema: siamo certi che verranno riconosciuti i risultati ottenuti finora e che la nostra politica societaria possa essere considerata un modello per futuri investimenti nel calcio europeo.

 

L'azionista, infatti, dichiara il proprio sostegno alla UEFA per il Fair Play Finanziario, e però – non potendo mettere sul piatto qualcosa di realmente concreto in termini di numeri – sembra quasi invocare la "clemenza della corte" quando ricorda che la proprietà è nuova (vero), che è subentrata di una situazione di evidente difficoltà economica (vero) e che è ottimista rispetto al futuro (più che comprensibile).

Non sarà facile trasformare questa dichiarazione in elementi concreti che possano essere soddisfacenti per il CFCB, che comunque opera dovendo applicare un Regolamento, sebbene con buoni margini di discrezionalità. Tuttavia, anche nel caso della Roma è verosomile che l'atteggiamento sia simile a quello ipotizzato con l'Inter e giò messo in pratica dalla UEFA: la definizione di un accordo transattivo fatto di sanzioni economiche (trattenendo parte dei premi CL) e limiti vari imposti per riportare i costi di gestione sotto controllo, nell'attesa dell'aumento dei ricavi.

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Fonte: Tifosobilanciato.it

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