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Julio Sergio: "Spalletti un grande allenatore, con il suo "metodo" la Roma vincerà sicuramente, Alisson? è fortissimo"

condividi su facebook condividi su twitter Di: Gabriele Nobile 20-01-2016 - Ore 20:36

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Julio Sergio:

Julio Sergio Bertagnoli, portiere della Roma dal 2006 al 2013 con una parentesi a Lecce nella stagione 2011-2012, ha giocato poco in giallorosso (meno di 50 presenze in campionato) ma ha avuto modo di essere trasversale, passando dalla vecchia alla nuova proprietà e quindi di allenarsi con quasi tutti gli allenatori recenti della storia del club. Voluto da Spalletti ma titolare solamente con Ranieri, ha sfiorato lo scudetto del 2010, allenandosi, senza vedere mai il campo, con Luis Enrique e Rudi Garcia. In tutti questi anni, di lui rimane un ricordo indelebile tra i fans ed i tifosi della Roma. Abbiamo intercettato, come redazione di insideroma,  Julio nel suo Brasile dove sta iniziando una nuova avventura da allenatore con il Crac (Clube Recreativo e Atlético Catalano) il club di Catalão, una cittadina di 90 mila anime nello stato del Goiás.

Julio Sergio, arrivi alla Roma nel 2006 dal Botafogo, dopo un periodo di prova vieni tesserato con un contratto fino al 2013, allenatore Luciano Spalletti, che ricordi hai del tuo arrivo nella capitale?

"Come non lo ricordo, arrivo per un provino e mi trovo assolutamente bene con i compagni e con la squadra. C’era mister Spalletti come allenatore, lui è veramente una grande persona, un allenatore fantastico anche se la Roma in quel momento era in un periodo difficile. Firmai un primo contratto di un anno, poi alla fine ho fatto quasi 8 anni in Italia".

Nei primi 3 anni non hai giocato mai una partita e lo stesso Spalletti ti definì “il miglior terzo portiere al mondo”. Ci rimanesti male o in quel momento quelle parole ti fecero piacere?

"No male no, io penso che un calciatore deve essere intelligente, se in quel momento dovevo fare il 3° portiere, era sicuramente meglio essere il miglior 3° portiere del mondo che essere un terzo che non conta niente e poi sapevo del mio ruolo dentro a quella squadra, negli spogliatoi, negli allenamenti e quindi cercavo di fare bene il mio lavoro in attesa di un’opportunità per scendere in campo".

Opportunità che poi arrivò il 30 agosto del 2009, si giocava Roma Juve. Quella partita coincise con l’ultima di Spalletti prima delle sue dimissioni, strano no?

"Io in quell’anno sentivo fin dall’inizio che potevo avere un’occasione, potevo anche andare a giocare in una squadra di Serie B. Quel giorno del match contro la Juve, mi pare che giocavamo alle 18, prima di pranzo incontrai il mister Spalletti nel ritiro di Trigoria che mi chiese se ero pronto ed io gli risposi che ero sempre pronto, capii che sarebbe poi toccata a me una maglia da titolare".

 

Poi arrivò Ranieri che ti diede fiducia..

"Mi sono trovato subito bene con Ranieri, specialmente con il suo preparatore dei portieri (Pellizzaro) dopo essermi allenato per tanti anni con Bonaiuti, che era il preparatore di Spalletti. Bonaiuti era un grandissimo preparatore dei portieri ma aveva un suo metodo,  con lui non sono mai riuscito ad instaurare una rapporto extra campo, come se non avesse il piacere di parlare con me, anche perché lui aveva due portieri davanti a me e si dedicava a loro. Poi è arrivato Pellizzaro, io avevo giocato qualche partita ma lui era uno che trattava tutti allo stesso livello e quindi ho sentito una grande fiducia intorno a me e percepii  di essere parte integrante della squadra e quindi di fare qualcosa di importante anche in campo. Infatti dopo qualche partita, dopo  un Inter-Roma, Ranieri disse pubblicamente che ero io il titolare. Ma fu importante per me, in quel periodo, anche quello che successe prima con il mister Spalletti, il fatto di avere la sua fiducia iniziale e poi anche un contratto importante a seguire. In quella fase riuscii bene a capire come funzionava il calcio in Europa, i metodi e la velocità. Con Spalletti feci la scuola e con Ranieri mi sono confermato".

Se ti dico: 23 settembre del 2010 partita Brescia-Roma? Ti saresti mai immaginato che da quella partita saresti diventato un idolo per tanti tifosi della Roma?

"No. In quel momento non ci ho pensato, eravamo alla fine della partita e la Roma aveva finito i cambi, feci un’uscita “strana”  fuori area scontrandomi con un giocatore del Brescia, riportando una microfrattura del piede. Rimasi in campo per 2-3 minuti con il piede fratturato ma in quel momento volevo provare ad aiutare la squadra a pareggiare, visto che da sempre, da quando ho iniziato a giocare a calcio io ho sempre dato non il 100% ma il 110%. Solamente dopo essere andato via della Roma, mi sono reso conto di quanto è stato ben visto, quel gesto, dalla tifoseria della Roma, anche se io lo feci con naturalezza".

Prima di rescindere il tuo contratto con la Roma (era dicembre 2013) hai avuto modo di allenarti anche con Rudi Garcia. Che ricordi hai del tecnico francese?

"Certo, ho dei ricordi splendidi di Garcia, di lui mi colpì la sincerità, dal primo giorno infatti, Garcia mi spiegò bene qual era la situazione e le dinamiche della squadra. Fu lui a chiamarmi e a spiegarmi che mi conosceva e sapeva perfettamente tutta la mia storia ed il mio vissuto nella Roma e mi disse che non poteva cambiare le cose, dicendomi di allenarmi e di comportarmi bene e così ho fatto, allenandomi  sempre bene anche sapendo che non avrei mai fatto parte della rosa".

Con Guido Nanni ti sei trovato bene?

"Sì, anche lui aveva i suoi metodi, ma mi è sembrato una persona perbene. Era difficile allenarsi sapendo che la società aveva preso altre strade. Decisione che avevo rispettato fin dall’inizio e sapevo come sarebbe andata a finire. Poi ad un certo punto, mi ero un pochino stancato ed insieme alla società decidemmo di rescindere il contratto. Devo dire che Sabatini e Baldini si comportarono benissimo con me e mi trattarono alla grande, anche per quello che avevo fatto precedentemente con i giallorossi. Anche oggi ho un rapporto splendido con Sabatini, con Zanzi ed altri elementi della società che hanno un progetto fantastico e mi auguro che quanto prima la Roma possa vincere qualcosa d’importante".

Julio, la Roma ha praticamente comprato un nuovo portiere brasiliano, Alisson, un giovane classe '92 dell'Internacional e nel giro della Selecao, lo conosci? Puoi descrivercelo e raccontarci i suoi pregi e difetti? E' pronto per una piazza esigente e difficile come quella di Roma?

"Devo dire che è un portiere che ho visto tante volte qui in Brasile e a me piace tantissimo. Mi ha colpito quando ha fatto la prima partita con la Nazionale brasiliana, giocando con una tranquillità impressionante, un portiere giovane che ha indossato la maglia della Selecao come se nulla fosse e questo è importante per un portiere. Ovviamente dovrà capire che il calcio Europeo è diverso, molto più veloce che chiede tanto ad un portiere, deve partecipare in tutti i sensi. Alisson, nonostante l’esperienza che ha acquisito, è ancora molto giovane, ritengo che abbia dei margini di crescita mostruosi e diventerà sicuramente un portiere importante e  penso che la Roma con lui e Szczesny abbia due grandi portieri".

Ma ti ha chiamato Walter Sabatini per chiedere informazioni su Alisson?

"Ma no, la Roma ha tante persone ed osservatori che lavorano anche in Brasile, gente capace. Inoltre sia Sabatini che Massara conoscono bene questo mercato. Posso dire che con Alisson hanno fatto la scelta giusta".

Adesso sei diventato allenatore nel club Crac di Catalão, questa sarà la tua professione?

"Devo ancora studiare tantissimo e devo finire tutti i corsi che mi qualificano per diventare allenatore ad alti livelli. Devo dire di aver avuto tanti grandissimi allenatori, come Rudi Garcia, Montella, Luis Enrique, Ranieri  e Spalletti. Provo a prendere qualche cosa da ognuno di loro unendoci la mia personalità per trovare la strada giusta. Io mi trovo  benissimo e sicuramente tra qualche anno vorrei provare un'esperienza  in Europa, magari un giorno pure con la Roma, chissà..  Mi piacerebbe fare qualche giorno di training con Spalletti, lui ha un metodo fantastico che riesce a  tirare fuori da ogni calciatore il 100% e spero che la squadra, attraverso questi metodi, possa arrivare a vincere quanto prima, anche perché sia la squadra che la piazza si meritano di vincere qualcosa per tutto quello che di buono stanno facendo in questi anni, magari già in questa stagione con la Champions e con il campionato, visto che c’è ancora il tempo per recuperare".

Fonte: Intervista in esclusiva a cura della redazione di insideroma.com

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