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Legge stadi, ORLANDO e FASSINA: "Norma da rivedere"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 21-11-2013 - Ore 21:04

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Legge stadi, ORLANDO e FASSINA:

(repubblica.it – SPY CALCIO F.Bianchi)Stadi ma anche supermercati, appartamenti, negozi, cinema. L’emendamento- stadi presentato dal governo e inserito nella legge di stabilità, scatena una nuova bufera politica che sta portando il governo a ritirare l’emandamento. 

Dal Pd alla Lega Nord oggi sono state tante le voci contrarie alla norma voluta da Letta. C’è il rischio concreto per il ministro Orlando (“Norma da rividere”), il sottosegretario Fassina e alcuni deputati Pd (fra cui Morassut e Ranucci), di una nuova cementificazione del territorio. Si associano alla protesta anche la Lega Nord, Sel e m5s. Tante critiche che sembrano aver avuto effetto su palazzo Chigi che sta frenando sull’emendamento: “Sugli stadi c’è al momento una riflessione molto seria in atto”. Lo ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini.

 

Nella bozza dell’emendamento governativo c’è un punto che ha scatenato tante polemiche: “L’intervento può prevedere uno o più impianti sportivi, nonché insediamenti edilizi e interventi urbanistici entrambi di qualunque ambito o destinazione, anche non contigui agli impianti sportivi, che risultino funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’intervento e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di rifermento”. Il timore è proprio in quella frase, “anche non contigui agli impianti sportivi”: in pratica per alcuni c’è il rischio che si faccia uno stadio, ad esempio, in una zona di Roma e appartamenti (o supermercati) da tutt’altra parte della città. Questo per rientrare dell’investimento. Raffaele Ranucci (senatore Pd): “Abbiamo peggiorato rispetto al passato. Mi auguro che il governo ritiri l’emendamento o lo scriva in modo diverso. C’è una legge di Nardella alla Camera che può essere una buona base di partenza”.

 

 

Molte critiche anche dal movimento 5 Stelle (“un colpo mortale al suolo”), da Sel (“norma vergognosa”), dall’onorevole Realacci, mentre 17 deputati Pd chiedono al governo di ripensarci. Anche il viceministro dell’Economia, Fassina, è contro: “Così non va, potrebbe non essere ripresentata”.  Perplesso anche il ministro all’Ambiente, Andrea Orlando: “Il ministero dell’ambiente non ha avuto modo di valutare l’impatto della norma di cui si sta discutendo in queste ore a proposito di stadi. È essenziale,  tuttavia, che tale norma sia coordinata con la legge sul consumo del suolo licenziata dal Governo a giugno.”.

 

Duro anche il commento della Lega Nord: “Restiamo molto perplessi e ci auguriamo che il testo definitivo del Governo assomigli il meno possibile alle anticipazioni pubblicate da alcuni organi di stampa” dicono Giancarlo Giorgetti, presidente del gruppo a Montecitorio e Davide Caparini, ribadendo il “no alla speculazione edilizia”. “Siamo stati i primi in Italia a presentare una proposta di legge per regolare la costruzione di nuovi impianti sportivi che non devono gravare sui comuni ma essere autonomi da un punto di vista finanziario. Proposta sottoscritta da tutto il gruppo che abbiamo depositato anche in questa legislatura”.

Legambiente con il vicepresidente Edoardo Zanchini chiede un “intervento del Pd, perché questa è la legge Alfano. Abbiamo fatto un passo indietro”. E domani terrà una conferenza stampa con deputati e senatori del Pd.  

Stadi più palazzi e via libera al furbetti del quartierino che non aspettavano altro. Falso, replicano fonti del governo, fra cui il ministro della Sport, Delrio: l’emendamento non prevede niente che già non sia previsto, niente denaro pubblico, nessuna speculazione possibile. Solo una via agevolata, mentre ora per costruire uno stadio ci vogliono dai 7 agli 8 anni quando va bene. Il governo non ha alcuna intenzione di ritirare l’emendamento ma potrebbe fare una piccola modifica alla bozza, togliendo la frase “anche non contigui” che secondo alcuni aprirebbe la via alle speculazioni.

 

Un ruolo importante nella stesura di questo emendamento lo ha avuto il Coni. Nel mondo avviene lo stesso previsto dall’emendamento del governo italiano, basta pensare agli stadi inglesi (vedi Emirates ) e olandesi. Ci vuole, sostengono, un ritorno economico, altrimenti chi costruirebbe mai uno stadio? C’è la convinzione da parte di chi ha scritto e studiato a lungo questo breve emendamento che non si apra affatto la strada ad una speculazione, e che le polemiche attuali siano solo strumentali, all’interno del Pd, o dettate da chi non ha letto bene il testo. “Anche la Juve-viene fatto notare-ha costruito un centro commerciale non contiguo.. E allora? Che c’è di nuovo?”.

Lo snellimento delle procedure, quantomai necessario (adesso ci vogliono 7-8 anni per venirne a capo, quando va bene) dovrebbe portare un incremento degli investimenti privati, che secondo alcune fonti potrebbero arrivare a 8 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. Uno studio della Figc (peraltro una delle 45 Federazioni sportive interessate: in ambienti sportivi si fa notare infatti che la legge è importante per le strutture di tutte le discipline, non solo per il vertice del mondo del calcio) sull’”Impatto economico e sociale dell’impiantistica”, sostiene che l’ammodernamento degli impianti sportivi incide dal punto di vista economico, della sicurezza, della qualità della vita. Il rinnovamento degli impianti porterebbe ad un aumento degli spettatori del 40% circa. Questo secondo le stime: in realtà, credo ci sia molto ottimismo. Non dimentichiamo infatti che c’è la crisi, quasi più nessuno va in trasferta e per una famiglia media lo stadio comincia ad essere caro (meno la pay tv).

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