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MyRoma, prevista per il 16 dicembre l'assemblea generale

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-12-2015 - Ore 19:40

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MyRoma, prevista per il 16 dicembre l'assemblea generale

Riportiamo di seguito il comunicato dell'organizzazione di azionariato popolare MyRoma, che ha allestito pe ril 16 dicembre una Assemblea Generale presso la sede di via dei Cerchi 5:

"Quanto sta accadendo nella capitale è ormai sotto gli occhi di tutti: tra vergognosi muri costruiti per dividere i settori popolari dell’Olimpico, accanimento nei controlli all’ingresso, diffide a tappeto, minacce e intimidazioni, andare allo stadio è diventata un’attività insostenibile. A contribuire sia al danno che alla beffa sono intervenute anche le multe verso chi non rispetta il proprio posto in Curva: un’attività punita in maniera discriminante solo nelle curve di Roma, che è da sempre la prassi e fa parte di quel “diritto comune” che chi decide di frequentare la Sud da sempre conosce e rispetta senza problemi. Come se non bastasse, il timido e poco tempestivo intervento della società ha contribuito ulteriormente al clima di scoraggiamento che sta attraversando l’ambiente giallorosso, già minato dai prezzi esorbitanti e dai continui sgarbi alla storia e all’identità romanista.

L’attività di MyROMA in questi ultimi anni si è molto diversificata, spaziando dalla campagna per l’azionariato popolare, alla lotta in difesa dell’identità e della tradizione del club, fino alle numerose vertenze in difesa dei diritti dei tifosi. Proprio a causa del progressivo inasprirsi delle misure di repressione MyROMA è stata costretta a divenire sempre più un’associazione dedita alla tutela legale del tifoso, anche in ragione del finanziamento dei ricorsi alle squalifiche della scorsa stagione, vedendo alterata la propria vocazione, e vincendo allo stesso tempo diverse battaglie legali a tutela dei tifosi della Roma e non solo.

In tanti ormai hanno perso il piacere di andare allo stadio e anche le poche persone che ancora lo frequentano si rendono conto che la situazione è divenuta insostenibile. Andare alla partita era una festa popolare che univa persone di ogni provenienza sociale, un momento di unione a sostegno dei nostri colori. Oggi a farla da padroni sugli spalti sono solo il silenzio e il blu dei seggiolini vuoti. 
Siamo giunti ormai a un punto di non ritorno, considerando anche che nulla lascia ben sperare per quanto riguarda la fruibilità del (potenziale) nuovo stadio, che comporterà una “Curva Sud” divisa in tre anelli e un probabile aumento vertiginoso dei prezzi.

La parola “crisi” in greco antico significava “scelta”: questo la dice tutta sulla nostra situazione. Qual è il ruolo di un Supporters Trust in tutto questo? Di fronte all’immobilità della società e all’inasprirsi dei provvedimenti repressivi, vogliamo ancora porci come soggetto giuridico a difesa dei tifosi? Come mai di fronte a uno dei momenti più difficili per il tifo romanista non si è sviluppata una risposta solidaria di massa, ma anzi tendiamo ancor più a dividerci e a isolarci? È questo il momento per interrogarci, ascoltarci, discutere e decidere.

Forse il mondo non ci vuole più. Ma più importante è capire se noi ci vogliamo ancora come ultimo avamposto di un calcio fatto di passione e spontaneità".

 

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