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Non solo uomo derby

condividi su facebook condividi su twitter Di: Federico Paolini 21-05-2015 - Ore 15:30

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Non solo uomo derby

Con la maglia numero 24 e quella voglia di spaccare il mondo. Grinta si, ma anche qualità tecnica e fiuto del gol, le doti di Marco Delvecchio, che i tifosi giallorossi ricordano soprattutto per i gol nei derby. 

"Entrare allo stadio prima del derby mi ha sempre trasmesso una carica unica: vedere gli spalti pieni e l'entusiasmo, ascoltare i cori sono emozioni che possono trasformare la tua preparazione alla gara"diceva Supermarco quando vestiva ancora il giallorosso. Ma questo attaccante nato a Milano il 7 aprile 1973, è stato molto di più di un uomo derby.

Se infatti è vero che fino allo scorso gennaio e alla doppietta di capitan Totti, era il recordman di segnature nelle stracittadine romane, è anche vero che Delvecchio ha dato un contributo fondamentale alla causa giallorossa, anche in anni in cui ancora Sensi non aveva costruito una squadra da scudetto.

Come dimenticare, poi, il gesto delle orecchie dopo i gol, spiegato da lui stesso in questo modo: "Questo è il gesto che è nato un po' per sfida verso i tifosi, perché non apprezzavano il fatto che giocassi al posto dell'ipotetica punta che doveva arrivare". Si perchè i tifosi della Roma, ambiziosi e vogliosi di competere per il vertice, volevano un spacca-reti da 20 gol l'anno, e in quel momento Marco Delvecchio non lo era. Anche se poi, alla fine dei giochi, il numero 24 della Roma riuscì ad andare in doppia cifra in tre occasioni, nel '96, '99 e 2000, prima che Fabio Capello lo allargasse sulla fascia per far spazio al centravanti Gabriel Omar Batistuta.

E anche sulla fascia il suo rendimento difficilmente ha deluso. Restano impresse nella mente della tifoseria dela Roma le finte che lo resero celebre, con cui mise a sedere sul manto dell'Olimpico perfino un certo Alessandro Nesta. Ma anche tanta voglia di sacrificarsi per i compagni, e quel lavoro oscuro che è importantissimo per una squadra che vuole vincere il campionato. 

Forse non è più il caso di chiamarlo uomo derby, ma solo Supermarco. Perchè ha perso la vetta nella classifica dei goleador delle stracittadine, ma soprattutto perchè, negli anni, ha dato alla Roma molto più di 9 gol contro l'odiata Lazio, prendendosi quei meritati applausi che cercava con il gesto delle orecchie. 

 

Fonte: Federico Paolini- Insideroma

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