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Prati: "Roma-Juve molto importante, ma non sarà decisiva"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-08-2015 - Ore 12:45

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Prati:

“Roma-Juventus è una sfida non certo decisiva ma molto importante per capire lo stato di forma delle due squadre. Due formazioni ancora in rodaggio, reduci da una prima giornata non esaltante, soprattutto la Juventus che ha incredibilmente perso all'esordio casalingo. Alla seconda giornata di campionato è impossibile dare dei giudizi definitivi, visto che le squadre ancora devono trovare l'assetto ideale. Il valore tecnico di Roma e Juventus è indiscutibile, ma entrambe hanno cambiato molto gli organici, c'è ancora da lavorare in allenamento per trovare i giusti equilibri tra i reparti, ma è pur vero che non si possono lasciare punti per strada: parole di Pierino Prati, ex campione di Milan e Roma (oltre 300 presenze in serie A con 143 gol), oltre che della Nazionale (14 presenze e 7 reti), che analizza l'avvio di campionato alla vigilia della super sfida di domenica prossima allo stadio Olimpico. Lo abbiamo intervistato a Roma in occasione della giornata amarcord organizzata dal maestro di sport, Alessandro Conforti, al centro sportivo Lanciani di via Pietralata.

“Domenica scorsa la Roma ha trovato di fronte un Verona in salute che ha mostrato una condizione atletica già invidiabile: è stata una partita quindi non facile per i giallorossi. La Juventus invece credo che stia pagando inizialmente le partenze di top player come Tevez, Pirlo e Vidal, non facilmente sostituibili, l'assenza anche di Morata si è fatta sentire. La partita di domenica prossima allo stadio Olimpico ci dirà chi delle due avrà migliorato di più in questa settimana”.

Alla luce delle partenze importanti in casa Juve e della campagna acquisti della Roma, possiamo dire che i giallorossi siano riusciti a colmare il gap con i bianconeri?

“Sicuramente ci sono stati innesti importanti che hanno alzato il tasso tecnico della squadra oltre che sul piano della personalità, visto l'esperienza internazionale di giocatori come Dzeko. Il tecnico Garcia deve essere bravo a far girare subito la squadra ad alti ritmi, trovando la giusta amalgama con i nuovi arrivi, migliorando l'intesa soprattutto in difesa. Perché la Roma quest'anno è sicuramente più competitiva”.

A proposito di giovani: da testimonial e supervisore tecnico del settore giovanile del Milan quale consiglio si sente di dare agli istruttori?

“Di lasciare liberi i ragazzi di esprimere estro e fantasia: non limitate il talento con esasperati tatticismi. E' essenziale lasciare la libertà di scelta ai giovani calciatori con la palla al piede, non bisogna soffocare l'idea del bambino. I giovani devono avere la possibilità di esprimersi senza pressioni da parte degli istruttori e delle famiglie, altrimenti negli anni successivi abbandoneranno la pratica sportiva. Formare attraverso lo sport”.

Eppure negli ultimi anni le società italiane hanno investito meno sui vivai:

“Come Milan abbiamo sempre creduto nel progetto giovani, ma è chiaro che non puoi avere la pretesa di costruire un campione, perché giocatore di talento ci si nasce. E non tutte le annate sono uguali: non si può pensare che Rivera, Baggio, Del Piero e Totti nascano tutti gli anni. La Juventus ha molti giovani interessanti nelle categorie maggiori, anche il vivaio della Roma è da anni prolifico. Sicuramente la globalizzazione non ha aiutato i giovani italiani ad imporsi nei campionati maggiori, anche aggressività ed intensità nelle prime squadre sono andati a discapito alcune volte di quei giocatori con più doti tecniche e meno qualità fisico-atletiche. Oggigiorno anche nelle categorie minori si tende con la fisicità a mettere in difficoltà l'avversario più bravo”.

Ci racconta quel rituale in curva sud prima della partita quando vestiva la maglia giallorossa?

“Era un rituale molto suggestivo. Prima della partita i tifosi di buon auspicio mi facevano dei regali. Una volta mi hanno perfino donato un cucciolo di cane lupo. A Roma ho trascorso quattro stagioni con tanti bei ricordi. Era sicuramente un'altra Roma dove non c'erano ambizioni di alta classifica, la cosa più importante era vincere il derby. Dagli anni '80 fino ad oggi le ambizioni della società sono state ben altre con altri due scudetti, ma con la maglia giallorossa ho avuto ugualmente belle soddisfazioni. E poi l'affetto dei tifosi, ancora oggi fantastici”.

di Marco Tosarello 

Fonte: M.T. Ufficio Stampa & Comunicazione

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