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RIZZITELLI: “Spero che la Roma lotti per lo scudetto fino alla fine.Benatia? Fenomenale"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 28-12-2013 - Ore 14:15

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RIZZITELLI: “Spero che la Roma lotti per lo scudetto fino alla fine.Benatia? Fenomenale

Un bilancio del 2013? Non positivo, di più“, questo il giudizio sintetico di  Rizzitelli, ex attaccante dei giallorossi:

“Credo che avremmo messo tutti la firma per vedere la squadra dov’è adesso. E non solo per come era iniziato l’anno e si era poi conclusa la stagione scorsa, ma anche per come era nata quella in corso. Ricordo ancora le critiche e le polemiche di quest’estate, ai tempi della preparazione, intorno a un gruppo che, agli occhi di molti, aveva perso gli elementi migliori, da Lamela a Marquinhos, fino allo stesso Osvaldo, che pure era stato oggetto di contestazione da parte di tanti tifosi nel ritiro di Riscone e soprattutto aveva ingaggiato un allenatore che nessuno, almeno a livello di grande pubblico e fatti salvi gli addetti ai lavori, conosceva. E che, oltretutto, si era presentato con alcune battute poco felici su una parte dei tifosi, che avevano fatto subito pensare ad un’altra stagione già persa in partenza“.

E invece…
Invece, meglio di così non si può. La squadra sta facendo un grandissimo campionato, anche a fronte di una Juve che marcia a ritmi incredibili, e con diversi punti in più rispetto alle ultime due stagioni. In un qualsiasi altro anno, la Roma sarebbe ora sola al comando. Una Roma ancora imbattuta e con la migliore difesa in Europa (tra i campionati più importanti, ndr). E forse, con un solo difetto: ovvero che, senza Totti, ma anche Gervinho, denuncia qualche problema in fase realizzativa. Non a caso, è tornato il capitano e la Roma ne ha fatti di nuovo quattro…



Ha nominato Gervinho. Quanto è importante per l’economia di gioco di questa squadra?
Importantissimo. E dire che anche lui era arrivato tra tanto scetticismo. E invece, nonostante sotto porta abbia qualche lacuna, è un giocatore devastante: nel saltare l’uomo, nel fare l’assist, nello spaccare le difese. Un uomo fondamentale, per l’allenatore e per la squadra. Garcia lo aveva avuto a Lille, dove gli aveva fatto vincere un campionato, e conoscendone i mezzi ha fatto bene a volerlo a Roma. L’annata storta ci può stare ma, come dice il tecnico, “se uno sa di calcio, non può disimpararlo”. Gervinho è uno che macina chilometri ed è normale che, per questo, arrivi talvolta poco lucido davanti alla porta. Ma ha delle accelerazioni fulminanti e quasi sempre decisivo. Non farà gol, ma fa assist e sa procurarsi i rigori, che vogliono dire espulsioni per gli avversari. Tutte cose che alla fine pesano, eccome…

Oltre a lui, chi l’ha impressionata di più, tra vecchi e nuovi? 
Senza dubbio, Benatia. È il vero valore aggiunto lì dietro. Fenomenale. Si sapeva di quanto fosse bravo, ma finché non lo vedi giocare in una grande squadra non hai modo di capire quanto uno lo sia veramente. E lui è davvero l’uomo in più. È come un grande bomber, ma in fase difensiva. Senza contare che lui segna pure. E quindi è anche bomber…

Di sicuro, non sembra aver fatto rimpiangere Marquinhos. 
Una bella coppia, quella con lui e Castan. La forza di questa squadra, come l’ha impostata Garcia, è proprio in questi due centrali, che attaccano sempre l’avversario, con De Rossi che sfila di dietro quando serve, a fare il libero di una volta, per tamponare gli eventuali errori, se ci sono.

 Una difesa letteralmente trasformata rispetto alle ultime due stagioni.
Se pensiamo ai due anni trascorsi con la difesa colabrodo, questa è a dir poco straordinaria. Merito soprattutto del tecnico, visto che i ritocchi, dietro, sono stati pochi: Castan c’era già, e così Balzaretti e Dodò. Sono bastati gli innesti di Maicon e Benatia e l’equilibrio di cui si è giovata tutta la squadra.

 A cominciare da chi sta in mezzo al campo, dove con Strootman si è fatto un altro salto di qualità. 
Il centrocampo costituisce la forza sia della difesa che dell’attacco. E un centrocampo forte vuol dire tanti gol realizzati e pochi gol subìti. Fondamentale è stato il lavoro di Garcia nel ridare autostima a tutto il gruppo. Basti dire che Pjanic e De Rossi erano, l’anno scorso, due giocatori inutili, perché l’allenatore non li “vedeva”, mentre sia l’uno che l’altro sono dei campioni: Pjanic è straordinario, e De Rossi non lo scopriamo certo oggi. Bene ha fatto Garcia a ripartire da loro, affiancandogli uno come Strootman, che alla sua età è già capitano dell’Olanda, e a proposito del quale dico “chapeau” alla Roma per averlo preso.

 Il segreto, insomma, po’ di normalità e tanto equilibrio in più.
È un insieme di fattori. Ci metterei anche un pizzico di fortuna, che devi però sempre saperti costruire e meritare. Il tecnico ha certamente cambiato la testa dei giocatori, facendoli sentire importanti. Ma a questo aggiungerei il lavoro, il sacrificio. Essere sul pezzo dalla mattina alla sera. E anche i risultati, che vengono di conseguenza. Senza quelli, oggi forse non staremmo a parlare di Garcia, perché forse sarebbe già stato mandato via…

 È tempo di mercato. Dove interverrebbe? 
Mi sembra che sia davanti che dietro siamo già a posto. Burdisso, ad esempio, sempre che voglia restare, la sua parte la fa sempre, da professionista serio qual è, mentre Destro, in attacco, è un po’ l’uomo “di gennaio”, che mancava a questa squadra. È a centrocampo, invece, che la Roma non ha, a mio parere, sostituti all’altezza. Nainggolan può essere il giocatore di qualità e quantità che serve in questo momento. Dodò? Per me sta facendo bene. È giovane e ha solo bisogno di giocare, maturare e migliorare. Che è poi quello che sta facendo, di partita in partita.


Cosa si aspetta dal 2014? 
Che la Roma continui così e possa lottare per lo scudetto fino alla fine. Anche perché, male che ti vada, arrivi secondo. Personalmente metterei la firma per un posto in Champions, ovvero arrivare tra le prime tre, obiettivo alla portata di questa squadra. Per lo scudetto, invece, deve girarti veramente bene e soprattutto devi sperare che la Juve molli un po’, anche se non sembra volerlo fare.

 La sfida del 5 gennaio, senza essere ancora decisiva, può rappresentare una tappa cruciale. 
È uno di quei passaggi che può far diventare grande o piccola una squadra. A mio parere, può incidere solo nel caso di sconfitta. Anche se c’è modo e modo di perdere. E se lo fai al termine di una bella prestazione, puoi ancora mantenere fiducia e autostima. Un pareggio, per di più in casa loro, servirebbe invece a far capire che ci sei e che fino alla fine non mollerai, pronto ad approfittare di eventuali passi falsi. Se poi dovessi addirittura vincere a Torino, credo che la lotta sarebbe davvero fino all’ultimo istante del campionato. E con venti giornate tutte da giocare…

Fonte: Il Romanista

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