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Spogliatoio e sconfitte, Roma: biennio nero

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-05-2013 - Ore 18:57

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 Spogliatoio e sconfitte, Roma: biennio nero

(Ansa) - ”Dopo due anni del genere qualcosa su cui riflettere c’e”’. Simone Perrotta lo ammette senza remore. L’ultimo biennio della Roma, d’altronde, e’ stato un fallimento su tutta la linea. Progetti tecnici e sterzate obbligate, linee etiche e spogliatoi roventi: da Luis Enrique a Zeman, dal caso De Rossi a quello Osvaldo, dall’esclusione di Totti fino al suo ritorno a punto di riferimento, la Roma ha vissuto due anni di montagne russe che si sono concluse con lo schianto di ieri contro la Lazio.

I risultati non sono arrivati ne’ sul piano economico (il bilancio societario e’ in profondo rosso) ne’ tantomeno su quello sportivo. Anzi, se possibile, sul campo le cose sono andate peggio. Da quando e’ sbarcata a Trigoria la proprieta’ Usa la Roma non e’ riuscita a lottare per le prime posizioni in campionato ed ha fallito anche la qualificazione alle coppa europee. ‘‘Il rapporto con gli americani e’ ottimo - ha rassicurato l’ad di UniCredit, Federico Ghizzoni Hanno voglia di far crescere la squadra. Ma bisogna usare l’intelligenza perche’ anche nel calcio bisogna essere oculati e avere naso”.

E soprattutto non ripartire da zero ogni anno. Il tiqui-taca in stile Barcellona importato nella Capitale da Luis Enrique ha subito una crisi di rigetto dopo nemmeno una stagione in cui si e’ distinto piu’ per l’ostracismo a Totti, le esclusioni punitive di De Rossi e Osvaldo che non per il bel gioco. Per andare alla ricerca dello spettacolo si e’ quindi puntato forte sulle verticalizzazioni diZeman, il profeta del 4-3-3. Anche col boemo, pero’, le cose sono andate male vista la denuncia (contro il club) dell’assenza di regole nello spogliatoio e il conseguente tira e molla sull’esonero che ha ricordato il viaggio andata-ritorno a Londra di Stekelenburg nell’ultimo giorno utile del mercato invernale.

E proprio le campagne acquisti hanno portato Baldini-Sabatini ancor piu’ sul banco degli imputati: ad eccezione di Lamela e Marquinhos sono infatti stati spesi soldi per giocatori sopravvalutati, ed e’ stata opinabile la gestione di ‘valori’ come Osvaldo e De Rossi.

Gli ultimi scivoloni ‘made in Usa’ sono stati quelli legati alla trattativa con Al Qaddumi - firmato un accordo preliminare poi stralciato vista la mancanza di fondi del presunto ‘sceicco’ -. Il rapporto tra proprieta’ americana e banca italiana e’ il vero, difficile punto di equilibrio, dopo che lo scorso 17 maggio e’ stato annunciato l’aumento di capitale 72,5 milioni degli 80 previsti.

Il problema di ‘cassa’ resta piu’ che mai attuale. Unicredit pur in qualita’ di socio di minoranza ha finora gestito l’intera operazione di risanamento ed e’ piu’ volte tornata a chiedere chiarimenti in tema di gestione e governance. Non e’ un mistero che l’obiettivo di Ghizzoni e’ trovare un altro azionista che possa far scendere la quota di piazza Cordusio fino al 10-20%.Prima di decidere se e quanto spendere per i nuovi calciatori, si dovra’ anche definire una sorta di calciomercato interno (non e’ sfuggito agli azionisti che sono presenti un gran numero di megadirigenti) per razionalizzare gestione e governance: vale per i giocatori, con l’obiettivo di abbassare il monte ingaggi ben al di sotto dei 100 milioni, ma vale anche per chi comanda oggi a Trigoria.

Ultimo capitolo di una serie di ‘infortuni’, la presentazione del nuovo logo. Il restyling della Lupa capitolina, affidato all’esperta Pam Harris (Chief Marketing Consultant della Lead Dog Marketing), ha scatenato tale e tanta rabbia da parte della tifoseria (”Il nostro simbolo e’ unico ed immortale e tale deve restare. No al nuovo logo!” lo striscione esposto ieri in Curva Sud) che Pallotta sembra ora intenzionato a fare una parziale marcia indietro. Si vocifera infatti di una possibile revisione del logo a cura del designer Piero Gratton, che oltre trent’anni fa realizzo’ il lupetto stilizzato voluto dall’allora presidente Anzalone.

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