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Stadio della Roma | Caudo a Insideroma: "Un progetto complesso, bisogna essere in grado di sostenerlo. Lo scenario politico però non aiuta"

condividi su facebook condividi su twitter Di: Eduardo Barone 16-12-2015 - Ore 12:10

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Stadio della Roma | Caudo a Insideroma:

(EDUARDO BARONE - GABRIELE NOBILE) - Sono mesi decisivi per il futuro del nuovo stadio della Roma. I documenti integrativi del progetto definitivo non sono ancora arrivati in Regione. In un incontro della scorsa settimana tra gli esponenti giallorossi, il Ceo Stadio della Roma Mark Pannes e il dg Baldissoni, e l'assessore regionale alle politiche del territorio Michele Civita, la Regione Lazio si è detta in attesa delle carte integrative da parte della Roma, per avviare così la conferenza dei servizi decisoria. La dead line è slittata quindi a gennaio, data in cui dovrebbero arrivare sviluppi decisivi.

Nel frattempo, Insideroma.com ha intervistato Giovanni Caudo, professore ordinario alla facoltà di architettura di Roma Tre ed ex assessore all'Urbanistica del Comune di Roma. Caudo, fino alla caduta dell'amministrazione Marino dei primi di novembre scorso, è stato il punto di riferimento del dialogo e dell'iter in Comune del progetto Stadio della Roma, avviato con la delibera di pubblico interesse da parte dell'Assemblea comunale nel dicembre 2014 e culminato in giugno con la presentazione del progetto definitivo.

Ora l'ex assessore ci restituisce le sue impressioni personali fino ai temi di natura più tecnica, del progetto dello stadio di Tor di Valle, così vantaggioso per l'iniezione di investimenti a favore della città, ma che sta avendo alcune complicazione e ritardi.

LA SITUAZIONE - "Penso che le nuove condizioni che si sono venute a creare in ambito politico e amministrativo hanno indotto, forse, il privato ad aspettare condizioni più certe e stabili" - afferma ad Insideroma - l'ex assessore Caudo circa lo slittamento della presentazione degli ultimi documenti a Via della Pisana: "Hanno allentato un po' la tensione per la consegna delle integrazioni, rispetto ai mesi scorsi. Resta però una questione di fondo che tengo sempre a sottolineare: questo è un progetto per il quale la dichiarazione di pubblico interesse è stato data a fronte di alcune precise e dettagliate condizioni (le opere di interesse generale) e  che pone all'operatore privato delle condizioni particolarmente importanti. Quindi o si è all'altezza di sostenere questa sfida oppure, se il privato non è in grado di farlo, tutto si rallenta e forse è meglio fermarsi. E' una operazione tutta privata, un investimento rilevante con risorse importanti per la città. Investimenti con risorse che solo in parte sono locali ma per lo più provengono da capitali internazionali che credono nel progetto, e che dovendo rientrare dagli investimenti hanno bisogno di precise garanzie sui tempi. In questo momento credo che al proponente manchi un interlocutore politico che possa dare queste garanzie".

ASSENZA DEL SINDACO - Dal momento che l'iter dei documenti integrativi prevede che sia il Comune a passare le carte in Regione, l'attuale gestione commissariale straordinaria del Comune di Roma potrebbe creare qualche intoppo? "Dal punto di vista procedurale no" - risponde Caudo - "Quando arriveranno le integrazioni al progetto definitivo presentato a Luglio dal proponente, il Comune le girerà alla Regione. Le lacune le abbiamo già individuate nella prima revisione di giugno, la Regione ha tutte le note sulle integrazioni necessarie. E' la Regione che, una volta ricevuto il materiale, deve dare avvio alla conferenza dei servizi". 

QUESTIONE TRASPORTI - Sì è molto dibattuto nei mesi scorsi, a seguito anche del parere negativo di Atac sul prolungamento della metro B, quale sia il collegamento migliore su ferro per raggiungere l'area di Tor di Valle. Sì è anche ipotizzato un potenziamento dell'attuale Roma-Lido. "Non sono uno specialista di trasporti" - continua Caudo - "Ma posso dire tutto quello che è stato fatto nei mesi precedenti in termini di valutazione e analisi sui possibili collegamenti, anche alternativi, che hanno coinvolto ingegneri e professionisti dei trasporti. Sui trasporti la condizione con cui è stato dato il pubblico interesse prevede che il 50% degli utenti dello Stadio devono poterci arrivare con il trasporto pubblico su ferro attraverso il nodo di Tor di Valle, questo vuol dire che bisogna assicurare di trasportare circa 25 mila persona l'ora. Questo si può raggiungere solo se ci sono almeno 16 treni l'ora nel nodo di Tor di Valle. Questo è quello che l'amministrazione vuole. Non si apre lo stadio, dice sempre la delibera, se il livello di servizi di trasporto su ferro non soddisfa questa condizione. Ci sono però diverse opzioni per raggiungere questo risultato. Una è trasformare tutta la Roma-Lido in metropolitana, con corse ogni tre minuti, per raggiungere questo obiettivo servono interventi sulla linea per una spesa di circa 220-230 milioni di euro compresi i treni. Il proponente privato ha preso un obbligo sul trasporto su ferro di 51 milioni di euro, si tratta quindi di un contributo importante ma insufficiente, il resto dell’importo necessario lo dovrebbe mettere qualcun altro, ad esempio l’attuale titolare della linea che è la Regione. Questa può essere una alternativa praticabile (a condizione che si trovino le risorse publbiche per la Roma Lido) e consentita dal testo della delibera approvata dal Comune. C'è però un problema dal punto di vista trasportistico. La Roma-Lido si ferma comunque a San Paolo, dove chi vuole proseguire verso il resto della città deve cambiare e prendere la metropolitana. In gergo tecnico si chiama rottura di carico, è fattibile, ma comporta che 2-3 mila persone in contemporanea scendono sullo stesso marciapiede per cambiare treno, una condizione di insicurezza che potrebbe arrecare qualche disagio, come molti trasportisti hanno sottolineato. L'altra opzione è che sulla Roma-Lido ci siano otto treni l'ora, uno ogni sette minuti, cosa che già oggi dovrebbe essere così secondo i programmi della Regione e di Atac. Invito tutti quindi a non nascondere i problemi, che già oggi dovrebbero essere risolti, dietro lo stadio e a fare quello che si deve fare e che da tempo si è promesso di fare: ristrutturare la Roma Lido. Gli otto treni, per arrivare al totale di sedici, potrebbero raggiungersi prolungando la metro B da Magliana fino a Tor di Valle, realizzando una diramazione. Avremo quindi un treno ogni sette minuti verso Laurentina (la tratta esistente) e un treno ogni sette minuti verso Tor di Valle (la nuova diramazione). La metropolitana a Tor di Valle ha dei vantaggi trasportistici evidenti, consente di raggiungere lo stadio direttamente da svariati punti della città, senza dover cambiare mezzo), ad esempio da Ponte Mammolo, da Anagnina cambiando a Termini. Se devo invece cambiare con la Roma Lido, partirei da Anagnina, cambierei a Termini e poi di nuovo a San Paolo per salire sulla Roma-Lido. Il prolungamento della metro sarebbe quindi più vantaggioso e con meno cambi per i passeggeri diretti allo stadio. Un altro vantaggio della diramazione della Metro B, spesso sottovalutato, è che servirebbe tutti quei quartieri, come Torrino-Decima, che da vent'anni aspettano un sistema di trasporto su ferro. Ricordo che Veltroni, ad esempio, aveva promesso loro prima la metropolitana e poi il Filobus, che è stato successivamente cancellato da Alemanno. Tale prolungamento permette anche agli abitanti di questi quartieri di essere collegati direttamente con tutta Roma. In termini trasportistici, il vantaggio del prolungamento della metro è evidente rispetto al potenziamento della sola Roma Lido, che va si rafforzata (ripeto già oggi andrebbe fatto) come una metro di lungo percorso il cui bacino di utenza principale è prevalentemente fuori dal raccordo, verso il mare. La Roma Lido funziona bene per gli spostamenti verso l'esterno ma funziona male per quelli verso il centro della città. Terzo aspetto: un altro vantaggio della soluzione con la metro B riguarderebbe i parcheggi dello stadio. Questi servono allo stadio ma potrebbero essere utilizzati quotidianamente come parcheggi di scambio. Molti pendolari e automobilisti sull'asse Roma-Fiumicino possono lasciare la macchina e prendere la metro che arriverebbe diretta a collegare più parti della città. Per tutte queste ragioni la soluzione del prolungamento della Metro B+Roma Lido è la più completa e integrata ed è per questo che nella delibera del comune è indicata come la scelta prioritaria e per la quale il privato è obbligato a presentare il progetto definitivo. I rilievi di Atac, strumentalmente utilizzati dalla stampa e da chi ha interesse ad avversare il progetto dello stadio, riguardano aspetti di tipo gestionale. Atac afferma che la diramazione della metro B a Tor di Valle avrebbe degli effetti negativi sugli attuali livelli di servizio e cita anche il caso della diramazione da Bologna a Jonio come esempio di malfunzionamento. Mi pare che la questione allora è che Atac non è in grado di fare quello che si fa in molte altre città italiane (Milano), d’Europa (Parigi e Londra) e del mondo e cioè gestire le biforcazioni delle tratte delle linee metropolitane. In questi casi si fanno altri interventi, si investe sui sistemi di gestione, di controllo e se il caso si cambiano i vertici dell'ente gestore assumendo persone che sanno fare questo mestiere. Il sistema metro con biforcazioni in periferia funziona dovunque, non vedo perché a Roma non dovrebbe funzionare. Non posso pensare che le osservazioni di Atac, frutto di una dimostrazione di incapacità gestionale, vengano utilizzate per sostenere l’impossibilità di un trasporto con metropolitana per raggiungere lo stadio".

QUERELLE TRA GABRIELLI E PALLOTTA - Il prefetto di Roma Gabrielli, prima di incontrarsi dopo svariate polemiche con il presidente giallorosso Pallotta, ha detto che "A Roma ci sono problemi più seri da affrontare". Lei cosa ne pensa? "E' una valutazione legittima del prefetto. La costruzione dello stadio della AS Roma non era nel programma elettorale di Marino. Ricordo che abbiamo ricevuto in attuazione di una legge nazionale la proposta da un privato, che secondo questa normativa è legittimato a presentare una proposta all'amministrazione, che ha l'obbligo di esaminarla e dare una risposta entro 90 giorni. Abbiamo attuato la legge. Abbiamo valutato la proposta, consolidato il pubblico interesse del progetto con precise e dettagliate e quantificate condizioni. Se adesso il privato decide di non proseguire più o le condizioni politiche non danno più certezza dei tempi e delle procedure, tutto può fermarsi qui. Per altro, a garanzia di tutti, la procedura al momento non ha concretizzato alcun diritto per il privato, di nessuna natura. Vorrei però sottolineare che trattandosi di un importante intervento privato, con risorse importanti per l’economia della città e con un chiaro ed evidente contributo alla patrimonializzazione pubblica, in opere e risorse, valuterei con attenzione se è una priorità o meno. Non si tratta di investire risorse pubbliche, che sono scarse e che bisogna stare attenti a gestire, ma di risorse private di cui l’economia romana avrebbe un bisogno importante. Per questo la nostra amministrazione non solo ha applicato la legge, ci mancherebbe, ma ha esaminato con rigore, trasparenza e con accuratezza la proposta".

AREA TOR DI VALLE - Cushman & Wakefield, l'advisor preposto dal club giallorosso, a individuare una serie di aree idonee su cui costruire il nuovo stadio, non aveva selezionato quella di Tor di Valle come migliore opzione. Molti hanno anche pensato che l'area di Tor Vergata sarebbe stata anche più consona ad ospitare il progetto giallorosso. "La scelta dell’area non è un tema" risponde l'ex assessore comunale: "La norma nazionale prevede che il proponente privato presenti un progetto su un’area e l’amministrazione valuta il progetto. Se la questione è che il Comune doveva indicare un’area più idonea, io rispondo che si tratta di un investimento privato e che dal punto di vista del pubblico forse la valutazione è che non serve costruire altri stadi. Nel merito quindi la questione è: l’area di Tor di Valle è idonea, risponde ai requisiti di legge, è coerente con le scelte urbanistiche? La risposta contenuta anche nelle condizioni che noi abbiamo dettato è stata che la localizzazione di Tor di Valle è idonea, ad esempio perché è coerente con il piano regolatore generale che prevede attrezzature sportive. E' un area all'interno del raccordo anulare, insiste in un contesto infrastrutturato che può essere ulteriormente potenziato a vantaggio della città. E' a ridosso del fiume, ma non ci sono problemi di carattere geologico-idraulico, il parere dato dall'Autorità del Bacino in conferenza di servizi riguarda infatti la messa in sicurezza di un’area esterna, quella del quartiere di Decima. E' una iniziativa totalmente di carattere privato che se si fa comporta dei vantaggi per la città e non prevede alcun esborso di risorse pubbliche, semmai il contrario. La legge prevede anche che queste infrastrutture possano essere bilanciate economicamente da un incremento della superficie edificabile, un rischio che si assume comunque il privato, perché queste strutture devono essere poste sul mercato e vendute. La questione di fondo non è l’area, ma il privato è in grado di rispettare la proposta? Questo è il punto. Nella fase di avvio del progetto, i primi tre anni in cui bisognerà realizzare lo stadio e le infrastrutture è richiesto un investimento dell’ordine di duecento/trecento milioni di euro, tre anni di lavoro senza poter intascare un euro. Quindi la capacità finanziaria del proponente dovrà essere importante e questa è una componente importante per Roma (non l’unica, si pensi anche alla qualità progettuale), che aiuta la produzione di ricchezza. Tutto il contrario, ad esempio, degli impianti per il nuoto di Calatrava, per l’appunto a Tor Vergata. Quanti soldi pubblici sono stati buttati per la vela di Calatrava? E per i Mondiali di nuoto? Il progetto di Tor di Valle è invece un investimento tutto privato. E' ovvio che il privato ha bisogno di tempi certi per avere la certezza di rientrare del capitale investito. Se le attuali condizioni di incertezza politica e amministrativa comportano il venir meno di una certa fiducia e garanzia non lo so, io posso solo riaffermare che tutta la gestione del progetto è stata condotta con il duplice obiettivo di assicurare trasparenza e chiarezza al fine di conseguire il massimo di interesse pubblico e, allo stesso tempo, che il proponente realizzi il suo investimento. Noi abbiamo lavorato con questo spirito".

PROGETTO "EMOTIVO" - Il fatto di non essere più assessore e non poter più seguire il progetto da vicino a fino ad una possibile posa della prima pietra, le reca dispiacere? "Io non mi identifico con la questione del progetto dello stadio. In questa amministrazione abbiamo fatto moltissime delibere, avviato e seguito molti interventi. Mi stanno a cuore molti progetti, ad esempio quello di Guido Reni nell’area del Flaminio, quelli sugli alloggi sociali, le altre caserme di cui abbiamo definito i progetti di trasformazione, e tanti altri. Lo stadio della Roma non era nel programma della nostra amministrazione, però l'abbiamo ricondotto e reso coerente con lo spirito del programma che avevamo fatto, consolidando come già detto il pubblico interesse. Mi dispiacerebbe tuttavia che non si realizzasse. Perchè questo dimostrerebbe ancora una volta che questa città non è aperta, non è un luogo per gli investitori internazionali, e non consente di recepire investimenti privati reali. Sarebbe anche un danno per la città. Noi avevamo stimato che il progetto dello stadio avrebbe portato nella zona di Tor di Valle circa 400 milioni di euro di investimenti e nei dieci anni, durata della convenzione, almeno 700 milioni di euro di investimenti privati provenienti da capitali internazionali. Consideri che l'investimento estero annuo nel settore immobiliare romano è di circa 100-150 milioni. Il progetto Tor di Valle avrebbe cambiato radicalmente questa condizione di stasi. E’ soprattutto per questo aspetto che mi dispiacerebbe se il progetto non si realizzasse, anche se, ripeto, non identifico la mia attività di assessore con questo unico progetto ".

 

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