Breaking News

Una sconfitta annunciata, ma la cultura del sospetto non c'entra

condividi su facebook condividi su twitter Di: Federico Paolini 05-05-2014 - Ore 10:45

|
Una sconfitta annunciata, ma la cultura del sospetto non c'entra

C'è poco da indignarsi, se la Roma ne ha presi quattro a Catania. C'è una legge, vecchia come il calcio, che dice che le motivazioni sono tutto.

Tutto quello che può fare la differenza tra una squadra forte e feroce come la Roma, che per tutta la stagione ha dato la caccia al nemico bianconero, mietendo vittime su vittime. E la Roma di ieri, un lupo con la pancia piena, un po deluso da un campionato che poteva essere suo ma che alla fine torna sempre a Torino. 

Il Catania era avverarsario ostico, come è sempre stato. Ancora di più in queste ultime giornate, nelle quali i siciliani hanno bisogno di un vero miracolo. Ieri la squadra di Pellegrino ha giocato un match di orgoglio, approfittando del calo di tensione della grande squadra che aveva davanti. 

Una Roma svogliata, lenta, sempre seconda nei contrasti. Una debacle a cui ha contribuito l'assenza di Gervinho dall'inizio, sempre più elemento imprescindibile per imprevedibilità e timore che incute negli avversari. Senza contare che, in difesa, hanno giocato due mancini come Romagnoli e Castan, una mossa che Garcia non aveva mai fatto, e che il brasiliano era in condizioni poco più che accettabili. 

Il risultato è pesante. Ma dopo una stagione come questa, non può far troppo male, e non può cancellare le immagini che abbiamo negli occhi. E non è il caso di parlare di antisportività, da parte di chi della cultura del sospetto evidentemente fa una cultura di vita. Le motivazioni hanno fatto la differenza, come sempre nel calcio, non l'antisportività. 

Hai apprezzato questo articolo?
Puoi sostenere Insideroma aderendo al progetto di crowdfunding!

Partecipa!

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom