Breaking News

Urrà per Edin Dzeko: ecco perché il bosniaco va difeso

condividi su facebook condividi su twitter Di: Eduardo Barone 05-09-2016 - Ore 12:00

|
Urrà per Edin Dzeko: ecco perché il bosniaco va difeso

In una stagione iniziata così e così,  causa dell'ennesima depressione a fine estate dell'umore giallorosso, non si possono ancora fare bilanci se non alla finestra di mercato appena conclusa. Il verdetto del Dio denaro, ormai fuso inscindibilmente con la semidivinità del pallone, ha sentenziato che l'attacco della Roma è rimasto invariato. I grilli destreggianti El Shaarawy e Salah ruoteranno come sempre attorno al punto fisso Edin Dzeko. Almeno questo è sempre l'idea iniziale di Spalletti, salvo alcuni varianti di gioco all'uopo necessarie. L'attaccante della Bosnia, orfano dei connazionali Pjanic e Zukanovic, ha iniziato aprendo lo spumante nelle amichevoli pre-stagionali segnando gol a raffica, per poi finire all'asciutto nei match ufficiali (ma il suo contributo si è fatto comunque sentire).

Tra i tifosi romanisti e il bomber dei Balcani, dopo l'amore incondizionato dei primi mesi, è calata diffidenza e pessimismo, causate dalla non brillante stagione passata del numero 9 giallorosso. L'ex centravanti del Manchester City ha promesso di rilanciarsi in questa stagione, nonostante gran parte dell'opinione pubblica romana sia ancora scettica sul suo reale valore.

Io ora vi dico perché credere ancora in Edin Dzeko.

Edin Dzeko soffre. Soffre perchè non riesce a segnare. Non riesce a dare il contributo che vorrebbe. Ci prova, si sbatte, si avventa sul pallone con foga. Sì, è vero, a volte invece sembra giocare con quella poca grinta che fa arrabbiare giustamente più di qualche tifoso, me compreso. Eppure, nonostante tutto, continua a piacermi. Non posso dar torto a chi non lo vorrebbe vedere in campo o l'avrebbe ceduto molto volentieri, anche perchè il bosniaco l'anno scorso ha deluso le aspettative. Ma Edin Dzeko ha un profilo davvero interessante, a volte incomprensibilmente irresistibile. Tralasciamo la sua storia personale, le sue doti umane, il suo atteggiamento sempre rispettoso, cose molto preziose e ammirevoli ma che hanno poco a che fare con quello che succede in campo. Dzeko la cattiveria agonistica ce l'ha. Quella grinta e quel carisma che spesso con la maglia di altri club gli hanno permesso di sbrogliare situazioni difficili - con un tocco di classe, una bordata da fuori, una stilettata elegante - sono addormentati ma vivi. Bisogna solo risvegliarli, ma ci sono. Altrimenti non avrebbe potuto essere il bomber scudetto che è stato per Wolfsburg e Manchester City. 66 reti in Germania, 50 in Inghilterra. Coppe e campionati vinti da protagonista. Non avrebbe trascinato la Bosnia, contro Nazionali più blasonate e con più esperienza alle spalle, a raggiungere una prima e storica qualificazione ai Mondiali, tutt'ora continuando a essere protagonista come leader carismatico.

Va ammirata la gente che continua ad incoraggiarlo ed applaudirlo, va compresa quella che lo critica e lo fischia. Tuttavia c'è bisogno di uno sforzo ancora ulteriore per continuare a sostenerlo, anche se molti credono che non se lo meriti. Invece Dzeko se lo merita. Dzeko è romanista. E' romanista perché soffre, perché è realmente triste quando le cose vanno male. E' più romanista di molti giocatori romani che in passato, cresciuti e svezzati a Trigoria, hanno cambiato frettolosamente casacca.

Sarà pure nato a Sarajevo, ma vive gli stessi patimenti d'animo che vive un tifoso giallorosso quando vede una Roma stropicciata accartocciarsi su stessa, perdere clamorosamente o pareggiare con apatia. E, poi, dovete crederci perchè Dzeko è rimasto. Dopo lo strascico lasciato dalla partenza di Pjanic, poteva cambiare club, andarsene a svernare in Cina coccolato da gruzzoli di denaro come fanno in molti. La Roma, magari in cambio di una bella somma, non avrebbe opposto troppa resistenza. Invece è rimasto. Per provare a sistemare le cose. Per provare a far ricredere sé stesso e gli scettici che la sua scelta era giusta. Ora è qui. Sarà l'attaccante della Roma per un'altra stagione. Va recuperato. Perchè non c'è nulla da perdere d'altronde nel recuperare un giocatore perso in quella spirale di sfiducia in sè stessi che ogni tanto coglie i campioni bravi ma insicuri.  E solo con il canto caloroso dei tifosi che inneggiano il suo nome può farcela. Perché si vede, lui si entusiasma veramente quando sente la platea cantare per lui. La sua emozione è sincera. I romanisti sono imperfetti ma sinceri. Dzeko è imperfetto ma romanista. 

Fonte: Eduardo Barone per Insideroma.com

Hai apprezzato questo articolo?
Puoi sostenere Insideroma aderendo al progetto di crowdfunding!

Partecipa!

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom