Calcio Internazionale

Costarica, fenomeno Navas: "El gato" para, prega, ama

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-06-2014 - Ore 17:08

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Costarica, fenomeno Navas:

El Gato para, prega, ama. Cita le Scritture e salta come un predicatore invasato da un palo all'altro. E' un padre e un maritodevoto. E' stato il miglior portiere dell'ultima Liga, anche se nella prima partita ne aveva presi 7 dal Barcellona al Camp Nou: è finita che ha battuto persino Courtois. E' il miglior portiere del Mondiale, o poco ci manca. E conduce per mano il Costarica al più incredibile quarto di finale della Coppa, il meno atteso, il più pazzesco da pronosticare, anche se lui aveva previsto già tutto, e tanto tempo fa. L'ultimo volo è ai rigori, un tuffo alla sua destra per respingere il tiro di Gekas, non certo un semplice tuffo ma un balzo da leopardo
che non mangia da settimane e il pallone viene respinto, Costarica è nelle migliori otto nazionali del mondo, quindi è il mondo alla rovescia: "Questa parata è per Dio, per la mia famiglia, per i miei compagni, per il Costarica". Senoras y senores, ecco a voi Keylor Navas, portiere del Costarica. Ha incassato solo un gol su azione in quattro partite (l'altro è stato un rigore di Cavani all'esordio), gliel'ha segnato Sokratis nel recupero dell'ottavo di finale contro la Grecia e di stinco, nemmeno lui saprebbe dire come. 

Lo chiamano El Gato e se lo vedi parare capisci subito perché, dato che ha una reattività felina nei movimenti e nei riflessi. Un dono degli allenamenti, anzi un dono di Dio, direbbe lui, religiosissimo, al punto che prima di ogni partita si piazza coi piedi sulla linea di porta, apre le braccia e prega. Poi cita San Paolo, per l'esattezza la Lettera ai Galati, capitolo 1, versetto 10: "Cerco io di ingraziarmi il favore degli uomini o quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo". Che tipo, Keylor. Ha occhi trasognati in cui si intravede un certo qual fervore mistico, quando parla dice cose strane e uno pensa che sia un po' matto, poi scopri che matto non era per niente. Come quando alcuni mesi fa, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, disse: "Il Costarica passerà sicuramente il turno, e da primo del girone. L'Italia è sicura di seguirci?". L'intervistatore e i lettori dell'intervista commentarono il tutto con un sorrisino di superiorità, ma tre mesi dopo l'hanno dovuto rimpiangere. Quindi ora il presidente della Federcalcio costaricana sta cominciando a preoccuparsi e controlla febbrilmente, ogni giorno, il conto in banca della federazione: prima di partire per il Mondiale, Navas ha preteso che fosse inserito un premio per il raggiungimento della finale, e
pure lì tutti a guardarlo come il matto del villaggio.

Non è matto, Keylor. Ha semplicemente enorme fiducia in se stesso. Ha 27 anni ma la saggezza di un  sessantenne, lo sguardo da uomo di Dio, e garretti e reattività da numero uno al mondo. Gioca col Levante, la
terza fumatori della Liga. Due anni fa lo presero per 150 mila euro dall'Albacete, serie B spagnola. Quest'anno è esploso del tutto: l'hanno eletto miglior portiere della Liga per acclamazione, nonostate quell'orrenda figura al Camp Nou ad agosto 2013, prima partita del campionato. Prende sette gol (a zero) ma domani è un altro giorno, e partita dopo partita si costruisce la sua fama di portiere miracoloso, dai balzi surreali. Finisce la stagione con 163 parate e l'80% di interventi decisivi, appena 43 gol incassati (meglio del Levante hanno
fatto solo le prime quattro del campionato), 15 partite da “clean sheet”, cioè senza subire reti, e il Levante che chiude al decimo posto in classifica, anche se alla vigilia tutti lo davano per retrocesso. Soprattutto grazie alle parate di Keylor, il portiere che cita la Lettera ai Galati e si allena come un matto per diventare il migliore al mondo. Ora ai quarti gli toccano Robben e Van Persie e Sneijder e tutti gli altri, finora sono il miglior attacco del Mondiale. El Gato non trema, apre la Bibbia e ne trova conforto. Tanto è sicuro che il Costarica arriverà in finale, perché Dio lo vuole.

Fonte: repubblica - Andrea Sorrentino

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