Calcio Internazionale

(EDITORIALE) Dal presidente che gioca a scopone alla notte di Pasadena. FORZA AZZURRI!

condividi su facebook condividi su twitter Di: Francesca Ceci 14-06-2014 - Ore 20:00

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(EDITORIALE) Dal presidente che gioca a scopone alla notte di Pasadena. FORZA AZZURRI!

Era il 1982 e l'Italia era campione del mondo da poche ore quando i giornalisti al seguito della squadra immortalarono un'immagine che entrò a far parte della storia della nostra nazione. Che si fosse tifosi o no: il presidente Sandro Pertini che gioca a scopone con Bearzot, Zoff e Causio sull'aereo che da Madrid riportava a casa i Campioni del Mondo.
Fu così che la Nazionale di Bearzot passò alla storia per quel mai dimenticato Italia Germania 3 -1 insieme all'urlo di Tardelli che ne divenne l'icona e, il 1982, anche grazie a quella partita con la Coppa del Mondo al centro del tavolo, divenne l'anno degli azzurri perchè gli azzurri erano l'Italia e rappresentavano gli italiani di tutto il mondo.

Esagerato? Forse sì, ma in fondo, dietro ad ogni vittoria c'è la realizzazione di un sogno o di una passione. E quel giorno, tutti fummo felici e ci sentimmo fieri di essere italiani, ammirati e invidiato dal resto del mondo, che quel giorno, voleva essere noi.

Da Bearzot in poi chiunque si sia seduto sulla panchina della Nazionale lo ha fatto a modo suo. E allora, come dimenticare la carezza paterna di Sacchi a Baresi nella serata maledetta di Pasadena e come non sorridere ancora oggi ripensando alla Nazionale di Trapattoni, passionale e istintiva come lui, che durante il Mondiale 2002, più che per i risultati sportivi che portò a casa, si fece notare per i gesti scaramantici: gli osservatori più attraenti lo ricorderanno certamente entrare in campo aspergendo sul terreno di gioco l'acqua benedetta che gli veniva donata dalla sorella Suor Romilde.

L'esatto contrario della Nazionale di Zoff che del carattere dell'ex portiere incarnò la riservatezza e l'eleganza con cui tante volte difese la porta azzurra.

Con Lippi poi è stato amore e odio: dalla vittoria che non t'aspetti nel 2006 in Germania alla sconfitta fin troppo annunciata del 2010 nella bollente estate del tormentone Cassano-Balotelli e delle liti con la stampa.

E chi se le scorda le notti magiche di Italia '90? Altro che Waka Waka, noi avevamo il duo Nannini- Bennato.

La Nazionale di Prandelli non parte con i favori del pronostico e, lasciatecelo dire senza essere tacciati di partigianeria giallorossa, che Francesco Totti, Mattia Destro e Alessandro Florenzi noi ce li avremmo visti proprio ma proprio bene d'azzurro vestiti. Ma siamo di nuovo qua. Pronti a fare tardi. Contro la retorica dei soliti soloni sempre pronti a analizzare una passione e a fermare un sogno. Si, proprio loro, quelli con la matita rossa da professore che si lamenta degli alunni che non vogliono più imparare senza rendersi conto che è lui ad avere perso la voglia di insegnare. Quello sempre pronto a storcere il naso. A banalizzare un'emozione.

E allora, "Forza, professore stanco, mettici un po' d'anima" perchè queste sono le nostre notti. Notti a urlare sul lungomare. Notti di bicchieri rotti. Notti di sorrisi e abbracci tra amici. Notti di clacson, di inni e mani sul petto. Notti di antifurti e di amori disgraziati. O di quelli appena nati, ancora buoni di speranza.

Sono le notti delle case illuminate dalla tv accese con le finestre spalancate. Notti in macchina coi vetri bassi. Notti di vecchi signori che dalle finestre dirimpetto si spogliano sventolando improbabili canottiere. Notti di mani sudate e occhi chiusi per non vedere se il rigore entra o va fuori. Notti di illusioni forse. Ma che importa? Sono le notti di tutti. E di nessuno. Ma sono le nostre notti magiche. Non toglieteci pure queste.

Perchè ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che sono baciati dalle stelle. Sono quelli i momenti in cui abbiamo una luce addosso. Noi neanche lo sappiamo. Ma quella luce punta proprio noi.
Chiedetelo a Totò Schillaci. Non quello di adesso. Andate da quel ragazzo di ventisei anni, palermitano del quartiere popolare San Giovanni Apostolo, l'eroe dagli occhi perennemente sgranati che aveva tra le mani un privilegio che a tutti gli effetti era suo, ma che era pure un po' nostro.

Un omino, la sua corsa con le mani al cielo come non ci credesse neppure lui, la sua disperazione nell’esultanza: non un'esultanza comune, ma l'esultanza, dolce, di chi cerca un riscatto morale, che importa se di breve durata, quando la rete si gonfia. E questo non è calcio. E' la vita. Perchè davvero non c'è niente di più umano di questo. 
Il ct azzurro Azeglio Vicini lo convocò come attaccante di scorta perchè prima di lui c’erano Roberto Baggio, Luca Vialli, Andrea Carnevale e Aldo Serena.

Attaccante di scorta.

Ma voi provate a chiedergli di quella luce. E di quelle stelle.

Forza Azzurri.

Fonte: Francesca Ceci

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