Calcio Internazionale

Halil Dincdag, quanto è difficile esser un arbitro gay in Turchia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-11-2014 - Ore 12:57

|
Halil Dincdag, quanto è difficile esser un arbitro gay in Turchia

Licenziato dalla Federcalcio turca (TFF) per aver dichiarato la propria omosessualità. Questa è la storia di Halil Dincdag, un arbitro sta combattendo una battaglia personale nei tribunali per tornare in campo. "Penso che vincerò. Io lotterò per questo fino all'ultimo respiro", ha detto a Berlino dova ha ricevuto il "Premio del Rispetto" dell'Alleanza contro l'omofobia consegnatogli da Klaus Wowereit, sindaco della capitale tedesca e uno dei politici gay più famosi della Germania. Dincdag ha 38 anni e viaggia attraverso la Germania per raccontare una storia iniziata cinque anni fa ed ancora aperta. La sua battaglia non finirà fin quando non saranno ricnosciuti i suoi diritti nelle aule contro la federazione turca. Dincdag è stato un arbitro di calcio per più di dieci anni a Trebisonda, nel nord-est della Turchia. Nel 2008 è stato chiamato per il servizio di leva nell'esercito ma quando ha sentito le storie sul trattamento riservato agli omosessuali. "Abuso, stupro, anche il suicidio", ha rivelato ai medici il suo orientamento sessuale e ha chiesto di esser esentato. È stato trattato come un malato mentale e sottoposto agli stessi controlli di questi ultimi in un opsedale militare per settimane. Le Organizzazioni per i diritti umani hanno spiegato che l'esercito turco considera l'omosessualità una distorsione mentale. Dincdag è stato finalmente congedato per "distorsione psicosessuale", ma non è potuto tornare ad arbitrare perché la federazione non gli ha prolungato il contratto. La ragione ufficiale: non aveva abbastanza qualità. L'arbitro ha presentato ricorso contro il provvedimento, ma quando la sua storia è apparsa su una rivista sportiva si è reso conto che i media non lo avrebbe lasciato in pace e ha deciso di eliminare tutti i dubbi, annunciando la sua omosessualità in televisione. La mossa non ha aiutato le cose. Da allora ha anche perso il suo lavoro come commentatore radio e nonostante abbia inviato 150 domande per un posto di lavoro, non ha avuto successo. Ha perso molti amici che hanno preso le distanze da lui e ha ricevuto anche minacce di morte. La situazione è iniziata a cambiare quando Dincdag ha finalmente lasciato Trebisonda e si è trasferito nella cosmopolita Istanbul, dove ha iniziato a lavorare come arbitro in un campionato non ufficiale e ha fatto nuove amicizie. La sua famiglia, che sapeva della sua omosessualità, gli ha dato pieno sostegno, anche finanziario. "Fino a cinque anni fa ho avuto come una montagna sulle spalle. Poi mi sono sentito leggero come un uccello", ha spiegato a Berlino. Ora la paura è solo un brutto ricordo. "Le cose non possono andare peggio". Dincdag si è anche reso conto di non esser solo e che la sua lotta è diventata una speranza per tanti. "All'inizio era il mio problema personale, solo il mio", - ha continuato -, ma quando il suo caso è diventato pubblico ha cominciato a ricevere mail e lettere da altri arbitri turchi gay e atleti che gli hanno raccontato il loro caso e gli hanno chiesto consigli. "Poi ho capito che non era solo un mio problema". Giovedì ci sarà una nuova udienza nel processo di Dincdag contro la federazione turca e se ne saprà di più sull'esito finale.

Fonte: Adnkronos

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom