Calcio Internazionale

Il Titano dai piedi d'argilla

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 18-12-2014 - Ore 12:51

|
Il Titano dai piedi d'argilla

I paesi baltici, evidentemente, portano fortuna alla selezione di San Marino. Lo 0-0 incamerato il 15 novembre scorso  contro l’Estonia a Serravalle è stato, infatti, il primo risultato utile che la nazionale del Titano è riuscita a ottenere in partite valide per qualificarsi ad una competizione internazionale dopo l’1-1 raggiunto a Riga, in Lettonia, ormai tredici anni fa. Uscire dal campo senza essere sommersi dalle goleade degli avversari è quasi sempre un’impresa per San Marino. Nei 126 match ufficiali giocati dal 1988, anno di affiliazione alla Fifa e all’Uefa, la nazionale biancoceleste ha subito 541 gol (una media di oltre quattro a gara), vinto una sola partita (1-0 contro il Liechtenstein in amichevole nel 2004) e pareggiate quattro. Uno score che la relega al 208° posto nella classifica mondiale della Fifa: dietro San Marino, oggi, c’è solo il Bhutan. Difficile immaginare che gli estoni, forse scesi nel bel paese più per fare un weekend di relax che concentrati sulla partita, immaginassero un esito del genere. I risultati clamorosi come questo si costruiscono sempre con due prestazioni opposte: l’exploit di chi ottiene l’esito positivo e una performance ampiamente sottotono di chi esce dal campo senza sorriso. Nessuno lo racconterà mai ma probabilmente, mentre i ragazzi di Manzaroli la notte prima di scendere in campo ripassavano a memoria le mosse per riuscire a imbrigliare i più quotati avversari, gli estoni erano da qualche parte a far baldoria, considerando una pura formalità i tre punti da portare a casa il giorno dopo, che li avrebbero proiettati al secondo posto, seppur condiviso, nella classifica del girone di qualificazione dominato dall’Inghilterra.

Proprio quell’Inghilterra che è mero sparring partner nell’unico record positivo che vede protagonista San Marino: la selezione del Titano appone infatti il suo nome a fianco del gol più veloce mai segnato negli incontri fra nazionali. Accadde il 17 novembre 1993, partita di qualificazione ai mondiali americani dell’anno successivo. Visto il blasone e il seguito dei sudditi di Sua Maestà, la partita si gioca al Comunale di Bologna. Calcio d’inizio di Massimo Bonini (buon mediano della Juventus negli anni 80, insieme a Marco Macina uno dei due sanmarinesi ad aver calcato i campi della serie A), la palla arriva a tal Bacciocchi che lancia in profondità Gualtieri. Tra l’attaccante e la palla si frappone Pierce, rude difensore, che prova a farla scorrere verso il portiere Seaman. Gualtieri ci crede, si inserisce nella titubanza dei due e fa secco l’estremo inglese. Otto secondi e trentatre centesimi.

 

Poco importa che poi gli inglesi ne fecero sette di fila. Quel gol, oltre a essere da più di vent’anni negli almanacchi del calcio internazionale, impedì di fatto agli inglesi di varcare l’Atlantico l’anno dopo: per qualificarsi, infatti, avrebbero dovuto vincere con sette gol di scarto. Davide Gualtieri divenne l’idolo dei tifosi del resto del Regno Unito: per parecchio tempo, in Scozia, girarono magliette con la scritta “Gualtieri 8 seconds”; in Galles, dopo Giggs e Hughes, il terzo eroe calcistico nazionale è ancora oggi Gualtieri. E gli irlandesi amanti del football ricordano ugualmente bene quel nome anche se hanno difficoltà a pronunciarlo. Bellezza e imprevisti di uno sport che, nonostante il marciume che gli ruota attorno, continua ad affascinare bambini e adulti come una fiaba raccontata la prima volta.          

Fonte: di Paolo Valenti

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

chiudi popup Damicom