Calcio Internazionale

Le trasferte da incubo in Europa

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-08-2015 - Ore 18:44

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Le trasferte da incubo in Europa

Passaporti smarriti, scarpini sbagliati e fusi orari sballati hanno contribuito a rendere alcune trasferte europee un vero e proprio incubo. UEFA.com ve ne racconta alcune.

Il fuso orario fa impazzire il Vardar
L'entusiasmo della squadra macedone del Vardar nel disputare la prima sfida europea contro il Dunfermline Athletic nella Coppa delle Coppe del 1961/62, svanisce prima del previsto. "Non ci avevano informato che in Scozia c'era un fuso orario diverso - racconta il miglior marcatore di tutti i tempi del Vardar, Andon Doncevski -. Abbiamo cominciato il riscaldamento pensando si giocasse dopo un'ora, ma in realtà ne mancavano ancora due. Durante il nostro lungo riscaldamento si scatena prima un acquazzone, poi spunta il sole, poi torna la pioggia, mentre noi nel frattempo ci domandavamo che fine avesse fatto il Dunfermline. Mentre noi ci riscaldavamo in campo, loro si stavano facendo massaggiare. Alla fine abbiamo giocato molto male e perso 5-0".

Il diluvio di Lisbona travolge l'APOEL
L'APOEL perde con un margine record di 16-1 in casa dello Sporting Lisbona in Coppa delle Coppe 1963/64 in una serata indimenticabile. "Pioveva a dirotto e non avevamo scarpe adeguate al terreno di gioco", racconta l'attaccante Andreas Stylianou a UEFA.com. Il compagno di squadra Nikos Kantzilieris aggiunge: "C'era una donna cipriota che viveva a Lisbona negli spalti. Lei era la nostra unica tifosa. Aveva con sé una bandiera, ma sul 10-1 l'ha usata per ripararsi dalle intemperie". L'APOEL tra l'altro può neanche tornare a casa a leccarsi le ferite dato che aveva accettato di giocare la partita in 'casa' a Lisbona, trascorrendo una settimana in Portogallo a spese degli ospiti. La sorte li ripaga in un certo senso della decisione: "La seconda partita è stata giocata in una splendida giornata di sole e al termine dell'incontro abbiamo perso appena 2-0".

Problemi di visto
L'eroico viaggio dello Skënderbeu negli spareggi di UEFA Champions League poteva finire molto prima del previsto se non si fosse risolto un errore che poteva compromettere il secondo turno di qualficazione contro il Crusaders. Il club albanese, infatti, aveva richiesto erroneamente il visto per la Repubblica d'Irlanda, mentre la partita invece si disputava a Belfast, in Irlanda del Nord. Fortunatamente l'errore viene risolto grazie all'aiuto della nazione ospitante, e gli albanesi possono così disputare la gara.

I montenegrini del Čelik Nikšić, nel frattempo, vengono battuti 7-0 in casa del Metalurh Donetsk nell'andata del secondo turno di qualificazione di UEFA Europa League 2012/13, ma anche in questo caso sarebbe potuta andare molto peggio. Il loro viaggio di 1.500 km in pullman per andare in Ucraina, sarebbe dovuto passare dalla Moldavia, ma a causa di un errore della società, la squadra non riesce ad ottenere il visto e viene respinto alla frontiera, vedendosi costretto a fare un giro immenso per arrivare a destinazione. Alle 22.00 di domenica inizia la loro odissea che si conclude a Donetsk alle 15 di mercoledì, dopo ben 65 ore ininterrotte di viaggio in pullman.
 
Il clima proibitivo delle Isole Faroe
I capricci del clima faroese hanno causato agli ospiti non pochi problemi in passato. Con l'aeroporto di Vágar immerso nella nebbia, la Grecia deve fare una sosta non programmata in Danimarca prima di arrivare a destinazione per disputare la partita di qualificazione a UEFA EURO 2016 che poi perderà 2-1 a Torshavn contro i padroni di casa.

Un problema simile coinvolge la Francia nelle qualificazioni del 2007 contro la nazionale delle Isole Faroe. I francesi arrivano a destinazione appena tre ore e mezza prima del calcio d'inizio, dopo aver trascorso una notte a Bergen in Norvegia. Lo staff arbitrale è meno fortunato dei transalpini, dato che l'aereo non decolla nemmeno, e così a dirigere la gara vengono chiamati gli arbitri che erano arrivati in largo anticipo per la gara dell'Under 21. La Francia però scende in campo letteralmente scatenata e vince 6-0.

Problemi economici e provvedimenti punitivi
 
Il viaggio del Rayo Vallecano per la sfida contro il Real Sociedad nella Liga del 2011/12 è una vera e propria impresa. La situazione finanziaria della società era talmente precaria che la squadra è costretta a fare i 700 km di strada prendendo strade secondarie. "Non avevamo i soldi per pagare i pedaggi, è stato pazzesco", raccontava l'attaccante Michu.

Nella scorsa stagione invece, il Córdoba andava talmente male in campionato che i dirigenti della squadra si rifiutarono di pagare il viaggio in aereo ai giocatori che così furono costretti per punizione ad attraversare la Spagna in pullman per l'ultima partita contro l'Eibar.

L'errore dei tifosi del Bilbao
Ai tifosi dell'Athletic Bilbao non è sicuramente piaciuto perdere 3-0 per mano dei rivali spagnoli dell'Atlético Madrid in finale di UEFA Europa League del 2012, anche se a circa 400 tifosi, che avevano affittato per l'occasione un charter è stata evitata loro malgrado l'umiliazione dal vivo. Gli sfortunati tifosi hanno fatto il classico errore di confondere Bucarest con Budapest, arrivando nella capitale ungherese invece di quella rumena. Alcuni, giunti nella destinazione sbagliata, hanno affittato delle macchine per arrivare a Bucarest, mentre la maggior parte ha deciso di rimanere a Budapest seguendo la finale in televisione, dato che il volo più vicino sarebbe stato un paio d'ore dopo il fischio finale.

Il vulcano Eyjafjallajökull complica i piani del Lione
L'Olympique Lyonnais può in parte prendersela col vulcano Eyjafjallajökull per la sconfitta in semifinale di UEFA Champions League 2009/10 contro il Bayern Monaco di Louis van Gaal. Le continue eruzioni del vulcano islandese nella primavera del 2010 costringevano gli aerei di tutta Europa a modificare la rotta o ad annullare i propri viaggi. Il Lione decide di arrivare in Bavaria con un paio di minibus, percorrendo la bellezza di 576 km. Il viaggio dura dieci ore – con una sosta a Stoccarda –, e il presidente Jean-Michel Aulas attribuisce la sconfitta per 1-0 all'infinito viaggio in pullman: "La stanchezza del viaggio si è ripercossa nel secondo tempo". Per il ritorno perso 3-0 in casa, invece, non ci sono attenuanti.

Lo Spartak prende la metro
Lo Spartak Mosca stava anticipando la partenza verso lo stadio Luzhniki per la partita di UEFA Champions League in casa contro l'Internzionale Milano il 31 ottobre 2006, ma non aveva fatto i conti con l'ingorgo che aveva bloccato l'intera capitale russa. Con la partita che si avvicina, la squadra è costretta ad abbandonare il pullman per prendere la metropolitana tra lo stupore della gente. "Non avevo mai visto un ingorgo simile - ha raccontato il tecnico dello Spartak, Stanislav Cherchesov -. Ogni strada era intasata. Forse l'intera città si stava recando allo stadio per supportarci contro l'Inter". Lo Spartak perderà poi 1-0.

Le maglie dell'Anderlcht del Tiligul
Il viaggio della squadra moldava del Tiligul Tiraspol verso Bruxelles per il primo turno di qualificazione alla Coppa UEFA 1998/99 deve fare scalo a Budapest e Parigi, ma dopo aver perso una connessione, in Belgio scoprono che buona parte del proprio equipaggiamento sportivo si è perso nel tragitto. L'Anderlecht generosamente acconsente al Tiligul di prendere in prestito la propria maglia per la partita, col risultato che in campo entrambe le squadre indossano lo stemma dell'Anderlecht. Le casacche viola dell'Anderlecht battono le bianche per 5-0, ma in compenso al Tiligul vengono regalate le maglie che indosseranno con oroglio per molti anni ancora nelle partite in casa.

Il passaporto perduto dello Zestafoni
Ricordate Tom Hanks nel film 'The Terminal'? Quello in cui un un cittadino di una nazione che non esiste più rimane intrappolato all'aeroporto John F Kennedy di New York. Bene, una cosa simile è successa in una partita della Coppa Intertoto UEFA del 2006, tranne che in questo caso si trattava del Kazakistan, e che il giocatore non riesce nemmeno ad entrare nell'aeroporto. L'attaccante dello Zestafoni, Gogi Pipia, fa l'errore di dimenticarsi il passaporto in Georgia prima di recarsi in Kazakistan con la squadra, per affrontare il Tobol Kostanay. Riesce comunque a partire, ma una volta arrivato a destinazione, gli viene impedito di lasciare l'aereo fin quando le autorità kazake non si convincono che una fotocopia inviata per fax del documento smarrito non sia sufficiente per uscire dall'aereo e superare la dogana. Forse avrebbe preferito rimanere in aereo, dato che lo Zestafoni perde 3-0. 

Uno scherzo finito male per il Ventspils 
Uno sherzo riuscito male, o forse troppo bene, ha coinvolto l'attaccante del Ventspils Vīts Rimkus dopo la partita del primo turno di qualificazione di UEFA Champions League persa per 1-0 in casa del Llanelli nel luglio del 2008. Durante i controlli di routine, prima di imbarcarsi in aereo, a Rimkus viene chiesto se avesse oggetti proibiti nel bagaglio a mano. Il suo compagno Deniss Kačanovs interviene dicendo che Rimkus ha una bomba nel trolley. Sebbene fosse una battuta, la sicurezza dell'aeroporto non è dello stesso avviso e così Rimkus viene messo sotto torchio per qualche ora dalla polizia aeroportuale. Una volta rilasciato, scopre di essere rimasto solo dato che tutti i compagni avevano preso l'aereo per fare ritorno a casa. Purtroppo non sappiamo cosa sia successo quando finalmente Rimkus e Kačanovs si sono incontrati il giorno dopo.

Il lungo viaggio della Bosnia-Erzegovina
Il primo incontro ufficiale della Bosnia-Erzegovina – partita di qualificazione alla Coppa del Mondo FIFA disputata in Grecia il 1° settembre 1996 –, si trasforma in un calvario, dato che l'aeroporto in quel periodo era interdetto ai civili, così nazionale maggiore e Under 21 devono partire da Spalato, in Croazia. I 160 km per arrivare all'aeroporto si rivelano più complicati del previsto. Per arrivare a destinazione servono dieci ore di viaggio e un pernottamento. La nazionale maggiore alla fine perde 3-0 a Kalamata, mentre l'Under 21 viene sconfitta 1-0, rendendo una delusione assoluta la lunga odissea di sei giorni.

Il Široki Brijeg, invece, sembra aver imparato quanto lontano sia il Kazakistan, quando ha dovuto affrontare l'Irtysh Pavlodar nel secondo turno di qualificazione di UEFA Europa League 2013/14. Dalla Bosnia-Erzegovina a Pavlodar ci sono circa 4.400 km in linea d'aria, ma il viaggio per arrivare a destinazione è più lungo del previsto: in pullman fino a Sarajevo, in aereo sino a Vienna, un pernottamento ad Astana e infine Pavlodar – un viaggio di 24 ore in totale. Una sconfitta per 3-2 è un risultato abbastanza soddisfacente date le circostanze.

Voi o la vostra squadra del cuore avete mai avuto esperienze folli in una trasferta di una competizione UEFA? Fatecelo sapere su Twitter usando l'hashtag #UEFAlonghaul.

Fonte: Uefa.com

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