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Mancini: "Sarei tornato solo per la Roma"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 04-07-2013 - Ore 10:46

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Mancini:

Mancini, sono passati quasi sessanta giorni da quella notte terribile. 

«Avevo perso la Fa Cup in finale contro il Wigan, una squadra che poi è retrocessa, ma nel calcio può succedere, altrimenti sarebbe sempre tutto scontato. Una giornata nera, a livello collettivo. Ma vi giuro che non mi sarei mai aspettato quello che poi è successo». 

Forse il presidente avrebbe dovuto difenderla.
«Non è facile gestire una società da lontano. Khaldoon resta una grandissima persona e un ottimo dirigente. Evidentemente qualcuno, ogni giorno per tanti mesi, deve avergli messo in testa situazioni che non corrispondevano al vero».


Si riferisce alle accuse di Ferran Soriano, l’amministratore delegato del City?
«Per lui ero una persona troppo ingombrante, un manager che si occupava di tutto e che i tifosi amavano e amano ancora oggi. Ha giudicato una persona e un ambiente senza conoscere l’argomento di cui avrebbe dovuto trattare».

Ma quindi tra voi c’era il gelo fin dall’inizio?
«Non l’ho trovato una persona interessante dal punto di vista calcistico, non parlavamo la stessa lingua e non mi riferisco all’italiano, allo spagnolo o all’inglese....».

Eppure veniva dal Barcellona.
«Credo che prima si fosse occupato di una compagnia aerea, ma io non l’avevo mai sentito nominare. Io vivo di calcio da quando avevo 13 anni e Soriano prima di Manchester non l’avevo mai incrociato».

L’ha accusata di aver vinto il campionato all’ultimo secondo dell’ultima partita giocando anche male.
«Lui non c’era, non faceva parte del club e comunque ho rimontato una decina di punti e sull’almanacco alla voce scudetto c’è il nome del Manchester City. Lui è arrivato in Inghilterra, ha assunto il ruolo di manager e vedo che gli piace esporsi sempre, gli piace parlare, stare in primo piano. La cosa non mi riguarda più. Ormai il City è al vertice del calcio europeo e il più è fatto».

Come all’Inter: è arrivato e ha ricostruito da zero.
«Situazioni piuttosto simili. Ho lavorato duro per anni, pretendendo tanto ma raggiungendo traguardi di cui sono orgoglioso. Io e i miei collaboratori abbiamo portato in fondo la missione che ci avevano assegnato. Il City, ormai, è tra le grandi».

Pellegrini troverà una squadra ormai pronta.
«Sì, è un ottimo allenatore, inevitabile che faccia bene. La squadra è al top».

Lei era pronto a cambiarla, però...
«Sì, subito dopo la conquista dello scudetto, siccome vivo di calcio e sono stato giocatore, avevo pensato di fare almeno tre innesti importanti. Sapevo che la squadra avrebbe avuto un rilassamento. Quando non sei abituato a vincere e raggiungi il top, ti siedi anche senza accorgertene».

Lei aveva chiesto Van Persie.
«Lo sapevano tutti, non era un mistero. Avevamo già un accordo, sapevo che sarebbe stato l’uomo della differenza. Ma non ci siamo mossi, come poi per De Rossi e Hazard, gli acquisti che avevo indicato per fare il bis da scudetto. Non è un caso che la Premier sia stata vinta dalla squadra che aveva preso Van Persie».

Mancini, si aspettava una chiamata dal Psg?
«No, perché? Certo, si tratta di un grande club, ma non ho avuto nessun contatto. Per la seconda volta, dopo quarant’anni di lavoro, mi fermo e ne avevo bisogno. Il Psg sta diventando un colosso europeo».

Si è parlato a lungo del Monaco.
«Mai stato contattato. Ha un grande allenatore, Ranieri, che merita di gestire la squadra in serie A dopo il successo nel campionato cadetto».

Quindi lei è destinato a restare fermo.
«Non per molto, spero, ma ora mi rilasso davvero».

E’ pronto per tornare in Italia?
«No, vorrei fare ancora qualche esperienza all’estero. Liga o Premier, chissà: mi metto alla finestra e aspetto con serenità».

La Roma si è fatta viva?
«No, mai avuto un contatto diretto».

Un rientro nella Capitale, seppure dall’altra parte, l’avrebbe affascinata?
«La Roma è un grande club, dal prestigio assoluto, che sta cercando di ricostruire un ciclo. Un’avventura che avrebbe avuto un suo fascino, non lo nego... Mai dire mai. Avrei preso in considerazione una proposta interessante».

Però lei ha un passato troppo laziale.
«Eppure ho saputo che nei sondaggi dei tifosi romanisti ero al vertice dei loro desideri. Nel senso che non ero sgradito per il mio passato da laziale».

A Roma c’è una mentalità ancora molto provinciale: gli scambi tra i giallorossi e la Lazio sono impossibili da ipotizzare.
«Ed è un peccato davvero, perché a Roma tutti devono capire che il derby non può essere l’obiettivo di una stagione, il derby è solo una tappa di passaggio. Perché non superare questo scoglio? Perché non iniziare anche un rapporto di scambio? La Lazio ha appena vinto la Coppa Italia, la Roma sta cercando di risalire: mai ridurre il presente e il futuro alla sola sfida stracittadina. E’ un errore».

Anche Zeman è stato esonerato.
«Dovevano difenderlo fino al termine della stagione».

E Totti è stato straordinario.
«Passano gli anni e lui è sempre un giocatore che fa la differenza. E’ vero, non potrà essere eterno, ma i suoi colpi sono talmente superiori che continuerà a fare la differenza a lungo». 

Fonte: CORSPORT (A. DALLA PALMA)

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