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Suarez si pente... ma non troppo: "Trattato come un criminale, i miei morsi sono innocui"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 12-11-2014 - Ore 16:46

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Suarez si pente... ma non troppo:

Luis Suarez torna sul morso a Chiellini: "Mi hanno trattato come un criminale ma sono innocuo". E sul trasferimento al Barcellona: "Ho dovuto firmare di nascosto".

Tornato a giocare dopo il lungo stop imposto dalla FIFA per il morso a Chiellini durante Italia-Uruguay,Luis Suarez conferma di essersi pentito del gesto sconsiderato ma non sembra avere alcuna intenzione di passare per il mostro di turno. Chiare, infatti, le parole dell'attaccante riportate nella sua autobiografia e anticipate da 'Sport'.

“La gente mi tratta come un criminale, ma parlate coi miei compagni di squadre e chiedete loro cosa pensano. Il Barcellona sapeva che avrei potuto avere qualche problema e se mi avessero chiesto di firmare una clausola per i morsi, l’avrei firmata. Ho rischiato la mia carriera dopo quel morso. Certo, è stato un errore. Era la terza volta e ho bisogno di aiuto. Forse però sono anche un bersaglio facile: qualcuno può rompere una gamba a un altro e non essere punito. Il morso spaventa molti, ma è innocuo. Non ho mai morso come Tyson per fare male“, assicura Suarez.

Che poi ricorda i giorni successivi al fattaccio: "Dovevo pianificare tutti gli spostamenti poi per non trovare paparazzi a scattare foto quando facevo qualunque cosa non legata al calcio".

Quindi non poteva mancare l'attacco alla FIFA: "Mi ha costretto a firmare un contratto quasi clandestinamente. Con il Barcellona tutto era stato pianificato in modo che nessuno potesse vederci e non ci fossero immagini. Tre auto da tre uscite diverse, nel caso la stampa fosse stata avvertita. Ho vissuto alcuni giorni con i suoceri a Castelldefels, mi ero già abituato a tutto e ho lasciato casa nascosto in macchina per ingannare i paparazzi“. 

E pensare che un anno prima Suarez sarebbe potuto finire all'Arsenal: “Sarebbe stato un grosso errore. Me lo ha detto anche Gerrard, quando sono andato a prendere le mie cose: 'Gioca bene al Liverpool, prendi un altro anno ed il prossimo andrai al Bayern, al Real o al Barcellona'. All'inizio in Spagna mi sentivo un ospite, come qualcuno che aveva vinto un concorso per essere lì ma al primo allenamento Luis Enrique disse: 'Finalmente hanno liberato il prigioniero da Guantanamo ed è con noi ad allenarsi'. Ho faticato a non arrossire". Anche i duri, in fondo, hanno un cuore.

Fonte: goal.com

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