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L'AS Roma piange la scomparsa di Alcides Ghiggia

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-07-2015 - Ore 17:55

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L'AS Roma piange la scomparsa di Alcides Ghiggia

Con un gol ed un assist, il 16 luglio del 1950 Alcides Ghiggia issò l’Uruguay sul tetto del Mondo.

L’altra faccia del Maracanazo, quella dello sconforto in cui piombò tutto il Brasile, gli lasciò un ricordo quasi amaro. “Non ho mai visto così tanta tristezza”, disse in un’intervista al ‘Romanista’, “nel momento più bello della mia carriera, della mia gente a casa. Non ho mai visto occhi così feriti come quelli”.

Tre anni dopo quella partita che valse il Mondiale, un 2-1 con gol di Alcide e dell’altro futuro romanista Pepe Schiaffino, fu sufficiente il suo nome annunciato a sorpresa dal presidente Renato Sacerdoti durante un'assemblea dei soci passata alla storia: Ghiggia accese la fantasia di una città intera e innescò la riscossa di una Roma che negli anni successivi, attorno alla fenomenale ala sudamericana, avrebbe costruito una linea d'attacco formidabile.

Prima Galli, Pandolfini e Bronee, poi Nordahl, quindi Da Costa, Selmosson, Manfredini, Orlando, Lojodice, Pestrin e Lojacono. O anche il giovanissimo De Sisti: "Mi ricordo sempre", racconta spesso Picchio, "che ero ragazzino, venivo dalla Juniores, e un giorno durante un allenamento Ghiggia mi prende da parte e mi dice 'palleggiamo tu ed io, sei uno dei pochi con cui posso farlo'. E' un ricordo che ho sempre portato con me, un complimento indimenticabile. Quello era Ghiggia!".

Già perché Ghiggia nel 1953, quando De Sisti aveva solo dieci anni, in patria era già una leggenda. Campione del Mondo nel 1950 e due volte campione nazionale nel ’49 e nel ’51 con il Penarol, la squadra che lo cedette alla Roma. “Giocare in Italia per Roma era mio sogno ambito", scrisse Alcide nel telegramma inviato a Sacerdoti dopo il suo trasferimento, "ringraziola vivamente per avere permesso realizzarlo stop grido viva Roma Calcio come il più fervido romanista”. Un messaggio vero, come vera divenne la sua fede romanista.

E vera fu la sua comprensione di Roma e della Roma, delle venature della rivalità cittadina, del significato del giallo e del rosso: “La Roma aveva i tifosi, la Lazio no. La Roma era la squadra del popolo, la Lazio di qualcuno”.

Grazie ai nonni italiani, Ghiggia entra nella lunga lista degli 'oriundi' e gioca anche una manciata di partite in azzurro. Poco, nulla, di fronte alla sua esperienza in giallorosso. La più lunga della sua carriera: 213 presenze totali e 19 gol con la Lupa, oltre ad un numero inquantificabile di dribbling, ricami e cross al centro.

Tecnicamente straordinario, innamorato del pallone e del calcio vissuto come sfida continua con il prossimo marcatore, durante la sua infinita storia d'amore con la Roma il numero 7 giallorosso diventa presto un leader in campo: a prescindere dalla sua lunga militanza da capitano, Ghiggia è spesso e volentieri il primo a difendere i compagni. Dagli avversari e soprattutto dagli arbitri, con i quali ha spesso un conto aperto.

La fascia al braccio la indossa la prima volta nel 1957, ereditandola dal suo grande amico Arcadio Venturi. Tanto che Arcadio è il nome che Ghiggia darà poi a suo figlio. “Lo rimproverai per questo”, ha dichiarato Venturi commentando la scomparsa del suo ex compagno di squadra, “scherzando gli chiesi se si rendesse conto di cosa aveva combinato a quel bambino. Il mio è un nome strano… Mi ricordo un grande amico, un bravissimo ragazzo, uno che in borghese sembrava basso e poi in campo con quelle gambe lunghissime e il petto alla Fausto Coppi pareva un gigante. E lo era. Mi ricordo quando lo presentarono all’Olimpico ci fu un’entusiasmo incredibile, arrivava da trionfatore del Mondiale del ’50. Oggi con la la tv satellitare questi grandi campioni ci arrivano dentro casa, noi invece degli uruguaiani, dei brasiliani o dei grandi ungheresi sentivamo solo parlare dai giornali. Nonostante fosse un fuoriclasse di livello mondiale, era un ragazzo modestissimo. Sempre sulla linea laterale, giocava quasi fuori dal campo. Era moderno, un’ala imprendibile”.

Quando nel 2014 gli telefonammo per informarlo che era stato eletto nella nostra Hall of Fame, ringraziò chi lo aveva scelto a quasi 60 anni dalla sua ultima partita con la Roma. Poi, prima di salutare, due pensieri spontanei. Il primo per Venturi ("per favore salutatemi il mio amico Arcadio"), l'altro per la Roma: "Come si diceva ai miei tempi, forza Lupi!".

Ghiggia se n’è andato ieri, 16 luglio 2015. Esattamente 65 anni dopo la finale Mondiale del Maracanà. Domani, in campo, la Roma a Melbourne contro il Real Madrid scenderà in campo con il lutto al braccio. Ciao Alcides.

Nato a Montevideo (Uruguay), il 22 dicembre 1922
Ruolo Ala destra - Piede: Destro
AS Roma, dal 1953 al 1961
Capitano dal 1957
Presenze e gol totali 213 – 19
Presenze e gol in Serie A 201 – 19
Presenze in Coppa Italia 4
Presenze nelle Coppe europee 8
Palmares Coppa Rimet 1950 (Uruguay), Campionato uruguayano 1949 (Penarol), Campionato uruguayano 1951 (Penarol)
Nazionale Uruguay (12 presenze, 4 gol); Italia (5 presenze, un gol).

 

 

 

Fonte: asroma.it

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