La Squadra

Io sono Gérson, l'innocenza che paga dazio

condividi su facebook condividi su twitter Di: Davide Aprilini 13-08-2015 - Ore 14:44

|
Io sono Gérson, l'innocenza che paga dazio

Gérson Santos da Silva, nato a Belford Roxo il 20 Maggio del 1997, all'età di 18 anni da poco compiuti, ha deciso di fare il salto di qualità nella sua carriera. Si lascia alle spalle la sua terra e il suo cuore tinto dal 'Tricolor carioca, Fluzão, Nense'. Lascia Rio de Janeiro e lascia dunque la Fluminense, squadra che lo ha coccolato, cresciuto e lanciato come una scommessa calicistica già vinta. L'approdo è ormai noto: Roma. Il DS della Roma Walter Sabatini lo ha strappato dalle braccia del Barcellona, che deteneva un accordo di prelazione d'acquisto per il centrocampista brasiliano. Le cifre sono elevate per un gioiellino da far diventare grande, si parla di circa 17-18 milioni di euro, dati non ufficiali. E vista come si è conclusa la telenovela Dzeko, non c'è da stupirsi se le cifre per Gérson, una volta ufficializzate, saranno più basse o comunque diverse. Un talento puro, pagato tanto ma che alla sua tenera età vanta già 14 presenze in prima squadra e 7 con la Nazionale brasiliana Under-20. La Roma non può tesserarlo perché extracomunitario, per questo dopo le visite e la presentazione tornerà alla Fluminense per 4 mesi, nel 2016 sarà mandato in prestito fino a Giugno probabilmente in Italia.

IL CASOGérson ha pubblicato sul proprio profilo Twitter, il 12 Agosto alle 18.36, una foto che lo ritraeva con la maglia della Roma con scritto Gérson e il numero 10. La scritta vicino recitava: "Muito obrigado pelo carinho, e feliz pela camisa! Fera demais". Nella norma nulla di strano, solo la gioia di vedere un astronascente con la maglia della Roma. Ma no! Ecco, c'era qualcosa che non andava. A Roma la maglia numero 10 è sinonimo di Francesco Totti, e allora giù con le prime critiche ed i primi attacchi da parte dei sostenitori più iracondi e suscettibili, privi: "nun t'allarga"; "la 10 è solo der Capitano"; "questo ha già capito male"; "studia la storia della capitale" e via dicendo. Ancora non basta, a Roma si paga dazio per ogni piccolezza, anche per un gesto così puro, semplice, spontaneo e ammirevole. Allora ecco gli articoli odierni che titolano per dare risalto alla questione: "Gerson Incauto"; "La Gaffe di Gérson"; "Gaffe con la 10".

L'INTERVENTOGérson si scusa, se mai ce ne fosse stato il bisogno. In molti sui social sembrano non averla presa bene, anche se non manco commenti ironici contro altri supporter giallorossi che hanno esagerato. Non si è fatta attendere la risposta via Radio ufficiale della Roma del direttore sportivoWalter Sabatini che usa il bastone e spiega:" Prendiamo atto di una cosa disgustosa successa ad un ragazzino di 18 anni. Gli ho spedito io la maglia, era un argomento per stimolare il giocatore, che non c'entra nulla e va stimato. Con quella maglietta ha voluto esibire orgogliosamente il meglio che la Roma offre al calcio mondiale. Le giocate di Totti non sono replicabili, forse tra quindici anni rivedremo assist come quello per Gervinho a Valencia. Gerson non ha fatto una scelta di soldi, abbiamo utilizzato degli altri argomenti, tra cui proprio quello della presenza di Totti".

RIFLESSIONIE' stato necessario montare un caso simile su una questione così banale? Nessuno si è sforzato di capire la buona fede del "ragazzino" 18enne brasiliano? Un gesto ammirevole che ha mostrato non solo quanta stoffa e quanto carattere ha un giovane così talentuoso, ma che ha messo sul piatto il gesto che più piace, solitamente e normalamente ai tifosi della Roma: un gesto d'amore nei confronti della maglia.Allora aveva ragione il buon Federico Balzaretti, che al primo giorno di scuola da dirigente della Roma ha detto in conferenza stampa: "A Roma sappiamo che ci sono difficoltà anche derivate dall'ambiente, la crescità però la dobbiamo fare tutti: club, giocatori, dirigenza, stampa e anche i tifosi. Solo se remiamo tutti dalla stessa parte ce la possiamo fare". E perfortuna che alcuni tifosi della Roma lo hanno accolto con affetto e con amore alle 6.50 di mattina all'aeroporto di Fiumicino. La vicenda la chiude infine il nostro amato Capitano, Francesco Totti sul proprio blog scrive: "La maglia numero 10 è la mia seconda pelle, ma tutti dovranno avere la possibilità di cullare quel sogno, di indossarla e soprattutto di onorarla e portarla fino a raggiungere i migliori traguardi sportiv". Benvenuto Gérson!

Hai apprezzato questo articolo?
Puoi sostenere Insideroma aderendo al progetto di crowdfunding!

Partecipa!

commentiLascia un commento

Nome:  

Invia commento

Gerry 13/08/2015 - Ore 15:10

I giornalisti a Roma si divertono a montare casi dal niente, in altri posti (Torino?) sono molto più attenti alle notizie da riportare. Quando cresceremo tutti? FORZA ROMA

chiudi popup Damicom