La Squadra

La Roma mette la quinta e vince contro un ostico Verona

condividi su facebook condividi su twitter Di: Massimo De Caridi 28-09-2014 - Ore 13:24

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La Roma mette la quinta e vince contro un ostico Verona

La stanza numero 18 colpisce ancora. No, non è il sequel di un film horror anni ’70 ma la sintesi della quinta vittoria consecutiva della Roma di Rudi Garcia. Florenzi e Destro durante il ritiro sono in camera insieme, appunto la numero 18 e sono loro gli autori di questo sofferto 2-0 che la Roma impone ad un Verona venuto all’Olimpico a fare le barricate. Terza partita casalinga e seconda volta in cui i 2 giovani attaccanti romanisti regalano il successo alla Roma. Mandorlini, alla vigilia, aveva spiegato che per affrontare le grandi squadre come la Roma non bisognava chiudersi ed evidentemente nella notte prima della gara c’ha ripensato. Nella conferenza stampa dopo l’incontro ha cercato di giustificare il suo catenaccio dicendo che nel primo tempo avevano avuto anche 2 occasioni da gol e che era stato soprattutto merito dei giallorossi se la sua formazione non fosse riuscita a trovare sbocchi offensivi. La realtà è che Luca Toni è rimasto per 70’ a scaldare la panchina e che, viste le numerose assenze, il mister scaligero ha pensato bene di schierare un ultra difensivo 6-3-1 per tutta la seconda frazione di gioco. Garcia si è presentato a questa sfida con un trio d’attacco molto tecnico ma poco dinamico composto da Ljajic, Totti e Destro. In campo c’era molta fantasia ed un bomber ma col solo Maicon ad allargare il gioco sulla fascia mentre Cole più bloccato dall’altra parte. La Roma ha cercato di trovare spazi grazie al fraseggio dei suoi tanti tenori a cominciare da Keita, vero professore del centrocampo, quindi con Pjanic, che provava a superare qualche avversario per creare superiorità numerica in zone pericolose del campo ed infine Ljajic, che partiva dalla fascia per accentrarsi e capitan Totti, il quale aveva ampia libertà di manovra ma poche possibilità mostrare le sue doti poiché sempre controllato da vicino da almeno 2-3 calciatori del Verona. Quello di Mandorlini è stato più quello di interrompere la manovra romanista che quello di produrre azioni da gol e sperare in qualche ripartenza veloce rubando il pallone a centrocampo. Nella prima frazione di gara, l’idea del tecnico scaligero ha avuto i suoi frutti in un paio di circostanze quando Juanito Gomez ed Ionita sono riuscire a correre sulla fascia e hanno tirato in porta ma non impensierendo più di tanto Morgan De Sanctis. Yanga Mbiwa, autore di una prova più sufficiente, ha commesso un errore per tempo: nel primo ha sbagliato un intervento provocando una ripartenza di cui ha parlato in conferenza stampa Mandorlini ed un’altra sbavatura l’ha commessa nella ripresa, lisciando un pallone in area di rigore ma non arrecando danni soprattutto grazie ad uno splendido ed attentissimo Manolas. Il centrale greco è ormai diventato un beniamino dei tifosi romanisti, che avevano timore di aver perso un grande difensore e stanno scoprendo di averne ora uno quantomeno dello stesso livello di Benatia. La Roma dei 45’ è stata ottima sino alla trequarti campo degli ospiti, quando le linee di passaggio erano ostruite e solo qualche estemporanea magia di Maicon e Totti hanno dato qualche grattacapo alla retroguardia scaligera. Il brasiliano ha messo in mezzo un pallone spettacolare per Mattia Destro sul quale c’era scritto: “spingere in rete” ma purtroppo l’ascolano non è riuscito ad inquadrare la porta pur facendo sia il movimento giusto sia indirizzando la sfera dove il terzo portiere veronese, Gollini, non sarebbe mai potuto arrivare. L’altra occasione da rete romanista è nata da uno scambio di alta classe tra Maicon, Ljajic e Totti, con l’attaccante giallorosso che non è riuscito a mettere la palla dentro a causa di un salvataggio sulla linea di Sorensen. Il capitano della Roma voleva festeggiare con un gol il suo trentottesimo compleanno ma la sorte non lo ha aiutato. La ripresa è cominciata sulla falsariga del primo tempo anzi con un Verona ancor più rinunciatario e con un unico canovaccio in testa: non far giocare gli uomini di Garcia. Il mister francese ha cercato un cambio di ritmo dalla panchina inserendo prima Florenzi e poi Gervinho al posto di Ljajic e Totti. A quel punto, le azioni pericolose si sono susseguite. L’ivoriano è stato una spina nel fianco per la retroguardia gialloblu e le sue progressioni sono apparse inarrestabili. L’ex centrocampista del Crotone ha invece portato energia e grinta dando alla manovra della Roma un ritmo decisamente superiore. Le iniziative dei giallorossi si andavano ad infrangere contro il muro eretto da Mandorlini, fino al 75’, quando Moras ha anticipato Nainggolan e ha consegnato il pallone sui piedi di Florenzi. Il numero 24 della Roma non c’ha pensato un secondo e ha tirato a filo d’erba con più forza che avesse in corpo sul secondo palo sorprendendo Gollini, apparso in ritardo. La partita era tutt’altro che chiusa poiché non più di 4 giorni prima il Verona era riuscito a rimontare 2 reti al Genoa e con Toni in campo, bisognava tenere ancora la concentrazione a livelli altissimi. I palleggiatori romanisti sono saliti in cattedra guidati da Keita ma anche Pjanic e Maicon hanno cadenzato l’andamento dell’incontro a loro piacimento finché Mattia Destro non si è inventato un gol tipico del repertorio di Quagliarella. L’ex centravanti del Siena ha lasciato partire un missile che è sceso perfettamente alle spalle di Gollini, che era sì fuori dai pali ma non così lontano. Il tiro era talmente potente che l’estremo difensore gialloblu non è riuscito a recuperare in tempo e la palla è entrata. Destro è andato ad abbracciare prima i compagni della panchina e poi Garcia con grande affetto, demolendo in pochi secondi le polemiche per la sostituzione della gara col Cagliari. Nonostante le assenze, nonostante la difesa ad oltranza del Verona, la Roma ha dimostrato il suo valore ed è pronta ad affrontare le difficili trasferte a Manchester col City ed a Torino con la Juve. Questi 2 match daranno la reale dimensione della squadra di Garcia. 

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