La Squadra

TOTTI: "Gioco per divertirmi. Col pallone ci sono cresciuto e ci morirò, ma sarò io a gettare la spugna"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 26-05-2014 - Ore 17:00

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TOTTI:

Tre protagonisti eccellenti e un grande assente, in un numero speciale di GQ Italia, in edicola da oggi, dedicato al Mondiale di calcio in Brasile, con quattro straordinarie cover differenti: Balotelli, Pirlo, Prandelli e Totti, interviste esclusive, inchieste e reportage sulla situazione economica e sociale del Paese che il prossimo anno ospiterà anche i Giochi olimpici. Straordinario il servizio fotografico, realizzato da CG Watkins, in cui il ct della Nazionale italiana Cesare Prandelli fa vibrare la spada laser di Obi-Wan Kenobi. Che la forza sia con noi, sembra dire il tecnico azzurro, che ha spiegato le sue scelte a GQ, anche quella di rinunciare a Francesco Totti malgrado abbia appena concluso una delle sue migliori stagioni. Il capitano della Roma, fotografato da Alex Majoli, a sua volta ha accettato per la prima volta di immaginare con il mensile il momento bello e terrificante in cui dovrà dire addio al calcio: «Col pallone ci sono cresciuto e ci morirò, ma sarò io il primo a gettare la spugna: non voglio andare in campo a fare figuracce», ha detto Totti«Sinceramente non ho ancora pensato a come sarà la mia ultima partita. So che sarà bello, emozionante e vissuto davanti ai tifosi della Roma. Ma sarà anche terrificante». Il capitano della Roma, Francesco Totti, parla per la prima volta in modo esplicito del giorno in cui appenderà i fatidici scarpini al chiodo. «Vorrà dire - rivela il n.10 giallorosso  - che sono di fronte alla fine del sogno realizzato, in cui vivo da oltre 20 anni». «Non oso neanche immaginare la reazione della gente - prosegue Totti - So che il momento si avvicina, però non c'è mai una fine"  - Fino ad allora, però, continuerà ad inseguire record. «Sono emotivo, passionale, ed è una forza non un limite. Gioco per passione, per divertirmi, perchè mi piace - ricorda il n.10 - Col pallone ci sono cresciuto e ci morirò. È sempre stato il mio punto debole, ma sono contento di come sono. E spero sempre che il futuro mi possa riservare qualcos'altro». Nel frattempo respinge la nomea di cascatore: «Da fuori è facile, sono tutti allenatori: doveva fare così, doveva fare cosà. In campo, se corri e uno ti tocca, è normale che cadi - spiega Totti - Se io mi lamento o cado prima di ricevere un calcione è solo per difendermi, perchè i calciatori del mio genere non sempre vengono tutelati. Però da fuori passi per il cascatore. Le telecamere riprendono tutto? Certo, come la gomitata: se gliel'hai data poi si vede. Ma sono cose istintive, capitano al momento». Tutt'altro che istintiva è invece stata la scelta di vivere lontano dal cuore della città. «Fa piacere vedere le persone innamorate di te. I tifosi a Roma sono passionali. La vita privata è difficile gestirla» riconosce Totti, ammettendo poi di non conoscere benissimo la città: «Tornare nel mio quartiere? Succederebbe l'iradiddio. Se io vivessi in centro dovrei andare in giro con l'elicottero». L'amore della gente, però, è anche l'ingrediente chiave che permette al calcio di andare avanti: «I tifosi sono quelli che mandano avanti la baracca. Giochi anche per farli divertire. Ma la gente si diverte quando vinci»

 

 

 

 

Fonte: GQ

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