La Squadra

ZANZI:"Pallotta ha visto nella Roma una grande opportunità. Sabatini migliore ds del mondo"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 09-08-2014 - Ore 19:15

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ZANZI:

Il CEO della Roma, Italo Zanzi, ha rilasciato una lunga ed interessante intervista a Jonathan Tannenwald di Philly.com

Tanti i temi affrontati, dal suo arrivo nella Capitale al rapporto con James Pallotta, passando per il nuovo Stadio.

Ecco alcuni stralci:
 

Allora, come fa un Newyorchese a diventare il CEO di una delle squadre di calcio più famose d'Italia?

Ride, beh, l'opportunità è ovviamente frutto della proprietà Americana della Roma. Subito dopo l'acquisizione, hanno svolto una ricerca attraverso una società di reclutamento, e alla fine sono stato scelto io.

 
Mi piace pensare che il mio background in quel momento era quello che stavano cercando. Non soltanto provenivo dal mondo del calcio (ho giocato al college dell’Università di Chicago e sono stato assistente allenatore durante la Scuola di Legge ed Affari ad Atlanta. Per questo conosco il calcio.
Ironicamente, quando pensavo che la mia carriera calcistica fosse finita, sono stato giocatore della nazionale di pallamano. Ho studiato e lavorato fino a notte fonda per quasi dieci anni  rappresentando il mio paese con la squadra di pallamano. Non sarà il calcio, ma è comunque uno sport internazionale.


Successivamente, per molti anni ho lavorato nel mercato internazionale sportivo, nella Major League Baseball, quindi nella CONCACAF, e molti altri progetti tra cui la America's Cup. Così, seppure non avessi lavorato proprio in Italia, il tipo di cose che stiamo facendo ora sono legate molto a quanto ho fatto in passato.


E mi piace pensare anche di avere un sano desiderio di nuove sfide e nuove opportunità. Stiamo davvero costruendo qualcosa di nuovo e che non è mai stato fatto prima, ed è eccitante.

La storia di come James Pallotta ha acquistato la AS ROMA è stata raccontata già dai media, dalla tua prospettiva, come l'hai vista realizzarsi? 

Jim si è preso un notevole impegno personale. dopo essere stato coinvolto marginalmente, ha colto rapidamente l'opportunità di assumere un ruolo guida di un club storico, che stava attraversando un periodo complicato, per farlo ritornare ai fasti di un tempo, se non elevarlo a livelli ancora maggiori. Così, Jim e i suoi partner, rapidamente hanno costruito un'infrastruttura adeguata per per far crescere la squadra.

Come è stato per voi portare le vostre influenze nella cultura delle proprietà delle squadre di calcio Italiane, che probabilmente non c'è mai stata prima?
Molte delle reazioni – specialmente dei tifosi – dipenderanno ovviamente dai risultati. Quando siamo arrivati, la squadra non andava particolarmente bene. La stagione prima di questa, oltre a non essere andata particolarmente bene, ha visto la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, la nostra rivale cittadina. E quella sconfitta ha mandato la città in depressione.

Perlomeno per la metà di questa, immagino.
Più della metà. Se guardi i dati demografici, la Roma è davvero la squadra della città. Il 26 maggio abbiamo perso quella partita, ed è stato un momento duro per i nostri tifosi. Da quella notte abbiamo preso un approccio differente, come strategia societaria, ma anche di di etica del lavoro, provando a voltare pagina  rapidamente.
Abbiamo preso alcune decisioni coraggiose, che inizialmente possono essere state impopolari, perché abbiamo ceduto alcuni giocatori. Abbiamo capito che l'importante non era essere popolari sui giornali del giorno dopo, ma assicura di aumentare le nostre possibilità di vittoria. Ci siamo riusciti. Ci siamo davvero concentrati sui fondamentali, che sono vincenti dentro e fuori dal campo.
Detto questo, specialmente all’inizio, credo ci fosse un po’ di  scetticismo su quello che gli americani avrebbero potuto fare nel Calcio Italiano. La filosofia del club - le migliori prassi e le migliori persone (non necessariamente Americani) per trovare il miglior modo di fare le cose- alla fine ha avuto eco.


Noi crediamo di avere il miglior direttore sportivo in Italia, in Europa e nel Mondo, Walter Sabatini, che è molto Italiano. Il nostro allenatore Rudi Garcia, il migliore in circolazione, è Francese. La nostra società è una combinazione di Americani e Italiani. Noi non  lo vediamo come un progetto americano, ma come un progetto serio calcistico e di business che si da il caso sia di  proprietà americana.



Se guardiamo al successo di leghe come l’NBA e la Premier League Inglese, sono generalmente basate su un’azione collettiva e propositiva tra le varie proprietà. Non c’è niente di male nell’essere acerrimi rivali sul campo ogni weekend, ma fuori dal campo dobbiamo essere una lega e un'industria, e lavorare insieme. In Italia è spesso ancora difficile  agire in questo modo.
Stiamo cercando di innovare in questo sistema. Non è facile, perché il calcio europeo non sta cercando di cambiare, anche se ne avrebbe bisogno.

Come siete stati accolti, invece, nei corridoi della federazione italiana?
Non è facile, ma  non significa che non ne valga la pena. Siamo molto aggressivi e diretti, ma rispettosi. Pensiamo che alcune cose debbano cambiare ed essere sistemate.
A volte siamo gli unici nella stanza ad alzare la mano e dire, “Amici, che stiamo facendo? Esiste probabilmente un modo migliore”. Può essere frustrante a volte, ma ci stiamo accorgendo che a poco a poco, cominciamo ad avere un seguito.

Non è facile, ma noi continuiamo a lottare per migliorare il calcio italiano, il più possibile.

 

 Quanto è importante avere il vostro stadio? 
Questo progetto sarà molto di più che un solo stadio di calcio. I nostri tifosi, avranno un ambiente fantastico in cui supportare la loro squadra, vivendo la migliore esperienza di calcio possibile. Inoltre, sarà una fantastica opportunità per la città, sia dal punto calcistico, che del intrattenimento. Stiamo costruendo lo stadio in modo molto responsabile, economicamente sostenibile, per ospitare centinaia di eventi all'anno, con negozi e altre attività che porteranno la gente a visitarlo. Fornirà davvero una spinta economica, promozionale ed emotiva alla città e alla nazione, la meritano entrambe.

Altri club italiani che avranno uno stadio di proprietà? .
Ci piacerebbe davvero che accadesse, se ogni squadra italiana potesse sviluppare il proprio stadio. Applaudiamo alla Juventus per quello che hanno fatto e certamente supportiamo qualsiasi altra squadra che abbia una visione simile. In Italia gli stadi non sono probabilmente adeguati per la maggior parte delle squadre. Penso che con le nuove proprietà ed il maggiore supporto del  Governo – come abbiamo già visto, con la nuova legge sui finanziamenti degli stadi-  tutto ciò possa essere realistico. Penso che il nostro dovere sia di aiutare queste squadre, attraverso il processo di costruzione o riammodernamento degli stadi. Il nostro successo, credo, porterà più  investimenti nel calcio italiano. La lega, l’industria del calcio e la nazione hanno così tanto davanti che se potessimo essere i leader ed un esempio per gli altri, sarebbe meglio per tutti.

Differenze tra Italia e USA nel business?
Le dinamiche stanno cambiando, in particolar modo in Inghilterra e Germania, c’è maggiore attenzione alle  questioni fuori-dal-campo, si tratti di aspetti commerciali, finanziari o alla compravendita dei calciatori. Con l’arrivo del Fair-play finanziario certamente avrà ripercussioni sugli aspetti sul-campo. I tifosi vorranno successi sostenibili per le loro squadre. Questi successi possono avvenire con operazioni di mercato di primo piano. Ma senza piani amministrativi e commerciali di altrettanto successo, il lato calcistico no potrà essere sostenibile e viceversa. Piano piano i tifosi stanno cominciando a capirlo, non conta solo vincere Domenica, ma conta qual è lo stato di salute del club, come possono contribuire, come vengono amministrate le cose.Tante squadre sono sull’orlo del fallimento. La Roma ha corso quel rischio prima dell’acquisizione americana. Crediamo di aver guadagnato, gradualmente, la fiducia dei nostri tifosi, speriamo di continuare a dimostrare che abbiamo ragione.

La Roma in America
E’ un mercato molto importante per noi su tutti i livelli. Gli Usa sono un mercato chiave in crescita costante, e noi vogliamo aumentare i nostri tifosi qui in America. Il miglior modo per farlo è quello di mostrarci: siamo venuti tre anni di seguito per lanciare il marchio, lasciare bellissime esperienze e la voglia di continuarci a seguire. Rispetto allo scorso anno abbiamo migliorato le infrastrutture dal punto di vista mediatico, investendo tempo, denaro e risorse nel nostro piano. Abbiamo un accordo a lungo termine con Nike e stiamo continuando ad espandere quello con Disney. Abbiamo un ottimo rapporto con la MLS e continueremo ad incrementarlo. La MLS è un nostro alleato, abbiamo venduto giocatori (come Bradley) e giocato l'All-Star Game l'anno scorso. Loro possono aiutarci e noi possiamo aiutare loro.

Sulla possibilità di un giocatore americano in rosa
Sicuramente, potrebbe fare la differenza. Abbiamo sempre riguardo per queste opzioni, sia per giocatori che possano venire in Italia, che per quelli che possano andare negli Stati Uniti. È uno di quei benecifi reciproci che portano risultati positivi a breve e lungo termine.

Giocatori Americani  sottovalutati?
Direi che prima di tutto, i calciatori americani hanno difficolta pratiche a lasciare gli stati uniti, per i regolamenti relativi ai permessi di lavoro.  Così come non è semplice dire se un determinato calciatore è abbastanza bravo per giocare in campionati Europei di serie A, B, C o D. Inoltre c'è un problema di visibilità, per il quale la MLS sta facendo un lavoro impressionante, facendo accordi televisivi negli stati uniti, e cercando di aumentare la visibilità anche al di fuori degli USA. Comunque è difficile competere contro campionati che si organizzano da tanto tempo. Se parliamo di sottovalutazione, possiamo definire due aspetti. Quello negativo è che forse i calciatori non attraggono investimenti come qualcuno vorrebbe. L'aspetto positivo è che il loro  valore reale è molto più alto. Quindi è un processo di crescita, penso, sia per il sistema che per i giocatori. E non è relativo solamente a calciatori che lasciano gli USA per l'Europa, ma anche per i trasferimenti tra squadre dello stesso paese o della stessa lega. Un giocatore può giocare a un certo livello, con un allenatore in un paese. Se gli viene data una differente opportunità, può fare molto meglio. Potrebbe non farlo.  Stiamo cercando di ampliargli le opportunità. È  molto più difficile da una prospettiva pratica, ma è qualcosa per la quale stiamo lavorando

Parole al miele su Totti e De Rossi: "Sono i nostri pilastri. La carriera di Francesco nella Roma è straordinaria, per noi è un onore averlo con noi, ci rende migliori ogni giorno. E' la nostra ancora. Daniele è un leader immenso, dentro e fuori dal campo. Continua a brillare nella Nazionale e dà stabilità, leadership e visione di gioco al nostro club"

Traduzione a cura di Insideroma.com

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