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Atlantic Crossing

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 07-01-2015 - Ore 17:57

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Atlantic Crossing

(Paolo Valenti) - Dal prossimo 1° luglio, Steven Gerrard sarà un giocatore dei Los Angeles Galaxy. La notizia è stata da poco ufficializzata sul sito web della compagine americana e segue di pochi giorni i comunicati provenienti da Liverpool che avevano anticipato l’addio del capitano a fine stagione. Una delle ultime bandiere esibite dal calcio moderno abbandona Anfield Road per provare un’esperienza all’estero. A fine campionato avrà trentacinque anni compiuti, ventotto dei quali al servizio del Liverpool FC: oltre 500 partite ufficiali giocate sempre con la stessa maglia e più di cento gol. Gerrard se ne va nel momento in cui la sua presenza in campo è ancora determinante, come dimostrano i quattro gol segnati dal Liverpool nelle prime due partite dell’anno che portano tutti la sua firma. Il capitano saluta i Reds essendo ancora al top, tramandando un’immagine immacolata fatta di tanta corsa, tecnica, gol e assist in tutte le zone del campo. Gli ultimi anni di carriera sono un investimento sul futuro: economico (le cifre, anche se non ufficializzate, avranno molti zeri), culturale (la California è un mondo completamente diverso dall’Inghilterra e Gerrard porterà con sé la famiglia) e professionale (Steven arricchirà le sue conoscenze relative alla gestione manageriale del calcio mentre la moglie Alex Curran, modella e giornalista, troverà sicuramente modo di farsi apprezzare anche in America).
Una realtà, quella della Major League of Soccer, in piena crescita. Le statistiche parlano chiaro: i dati più aggiornati parlano di quattro milioni di tesserati e venti di praticanti occasionali; nelle high school il calcio è il quarto sport più praticato, dopo football, basket e baseball. Il che significa che gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per numero di praticanti in quella fascia scolare. Inoltre, nel corso degli ultimi mondiali in Brasile, le partite della nazionale hanno avuto un seguito di spettatori mediamente superiore rispetto alla gara 5 delle finali Nba, mentre le presenze alle partite della MLS si attestano su una media di 18.000 spettatori (solo 4.000 in meno rispetto alla nostra Serie A).

Cosa sta portando il calcio, uno sport profondamente radicato nella cultura europea, ad attecchire negli USA? Tutti ricordano il clamoroso fallimento del primo tentativo effettuato negli anni settanta, quando giocatori del calibro di Pelè e Beckenbauer vennero ingaggiati a suon di dollari senza riuscire a conquistare il cuore degli americani. Probabilmente tre sono le ragioni principali: l’immigrazione, l’evoluzione del consumatore e la competitività della nazionale a stelle e strisce. Rispetto a quarant’anni fa, il tessuto sociale è cambiato e la presenza di latinoamericani è incrementata a dismisura: nel 2010 erano cinquanta milioni e le proiezioni di sviluppo a questi ritmi fanno ritenere che nel 2040 i latinos costituiranno il gruppo etnico più ampio della società. Centro e sudamericani hanno il calcio nel sangue da generazioni e lo preferiscono di gran lunga agli sport nazionali yankee, football e basket, anche perché, economicamente e dal punto di vista fisico, è assolutamente più abbordabile. In quest’ottica anche le prime generazioni di immigrati africani hanno lo stesso approccio. Un’altra ragione che sembra stia portando il soccer USA a livelli di attenzione difficilmente immaginabili fino a pochi anni fa è il cambiamento delle abitudini dei consumatori. Quello che in passato era considerato un limite strutturale del calcio, la mancanza di tempi di interruzione del gioco, potrebbe rivelarsi ora un punto di forza. Sembra, infatti, che gli spettatori televisivi si stiano stancando delle continue inserzioni pubblicitarie che fermano il gioco durante le trasmissioni degli sport tradizionali e, quindi, non gli prestino attenzione, sfruttando quei tempi morti per cambiare canale. Col rischio di non ritornare alla visione delle partite, rendendo di fatto inefficaci gli investimenti pubblicitari. Infine, la competitività della Nazionale, affidata alla competenza di un ex campione del mondo come JurgenKlinsmann, adottato da tempo dalla California, ha reso orgogliosi gli americani delle loro partecipazioni alle competizioni internazionali. Lo stesso presidente Obama, a ridosso dell’eliminazione ai supplementari contro il Belgio, ha voluto chiamare la squadra per congratularsi della bella figura fatta dagli Stati Uniti negli ultimi mondiali in Brasile.  E si sa quanto sia importante per gli americani sentirsi protagonisti a livello mondiale, in qualsiasi campo.

La Fifa è molto attenta a questi sviluppi: entrare di prepotenza nel mercato americano vorrebbe dire incrementare il volume d’affari in maniera esponenziale, soprattutto in un contesto economico come quello attuale nel quale i continenti dove il calcio è più seguito, Europa e Sudamerica, non sono in grado di garantire significativi incrementi di fatturato: nell’Unione Europea per la stagnazione economica, nell’America Latina a causa di un mercato incapace di garantire determinati volumi. Blatter & C. sanno che si sta giocando una partita importante e supportano con tutto il loro know how e le loro lobby lo sviluppo del soccer USA, che passa anche per l’ingaggio di un monumento come Steven Gerrard qualche istante prima che da calciatore si trasformi in un globetrotter ricco e malinconico.                     

Fonte: Paolo Valenti

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