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Lega di A, dal 2009 bruciati 5 miliardi

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 02-07-2014 - Ore 12:34

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Lega di A, dal 2009 bruciati 5 miliardi

Sono i ricavi tv nell’era Beretta: tutti spesi senza investimenti. Parla l’economista Luca Marotta: «Con quei proventi i club hanno solo pagato i dipendenti. Politica sbagliata: non si è puntato su settori giovanili e infrastrutture. Invece all’estero...»

Oltre cinque miliardi di euro arrivati dalle tv e bruciati. Senza un progetto, senza dare uno sguardo al futuro e senza investire in maniera concreta sugli impianti e sul settore giovanile. I club di Serie A durante il regno in Lega di Maurizio Beretta hanno speso una montagna impressionante di soldi per pagare gli stipendi dei loro dipendenti. Hanno guardato sempre all’oggi e mai al domani. E adesso stanno pagando un conto salatissimo sia in termini di risultati nelle coppe europee sia di risultati della Nazionale. E’ evidente che l’attuale crisi del calcio italiano vada ricercata in come sono state spese (anzi, scialacquate) le molte risorse che le televisioni hanno messo a disposizione delle società. Dall’estate 2009, quando Beretta è arrivato in via Rosellini, sono arrivati i 1.033 milioni del 2009- 10, i 971 del 2010-11, i 991 del 2011-12, i 1.036 del 2012-13 e i 1.058 del 2013-14. Le cifre, ricavate da Report Calcio, contengono anche i proventi televisivi per la B e la Lega Pro che però non spostano assolutamente l’ago della bilancia. E la cifra per la Serie A è destinata a lievitare ancora nel triennio 2015-18: se saranno assegnati tutti i pacchetti toccherà almeno quota 1,2 miliardi di euro

TV E STIPENDI. Come le squadre di Serie A stiano bruciando i soldi che arrivano dalle tv lo ha recentemente spiegato in un suo studio Luca Marotta, dottore commercialista con la passione per il calcio e per i numeri. Attento osservatore dei bilanci dei club non solo italiani, ha evidenziato che quasi tutte le società della massima serie spendono l’intera somma (e in molti casi anche di più...) in arrivo dalle tv per pagare gli stipendi dei giocatori. «E’ un’anomalia - ha osservato Marotta - che nella maggior parte dei bilanci delle formazioni di A il costo del personale sia preponderante e superi anche il 70%. Questo vuol dire che i soldi che arrivano dalle televisioni, che per i club sono in molti casi il 70% degli introiti complessivi, finiscono tutti nelle tasche dei dipendenti». Ovvero dei calciatori, degli allenatori e dei dirigenti più importanti. Gli investimenti sul vivaio sono spesso il minimo sindacale, quelli sulle infrastrutture una rarità. «Solo la Juventus e l’Udinese hanno imboccato la strada di uno stadio nuovo e di proprietà. Hanno avuto il coraggio e la lungimiranza e saranno premiate dai risultati a lungo termine».

ALL’ESTERO SANNO. Gli esperti di calcio e finanzia avevano previsto il tonfo del nostro movimento. Marotta ha spiegato su cosa si basava questa “profezia”: «Dopo i Mondiali di Italia ‘90 i nostri club hanno smesso di investire nelle strutture e hanno speso tutti i loro introiti per l’acquisto dei cartellini dei calciatori e per pagare i loro ingaggi. Nel breve periodo hanno avuto un bel vantaggio sulle concorrenti degli altri Paesi e hanno attratto grandi campioni, ma non hanno costruito niente perché gli impianti sono diventati sempre più scadenti. All’estero invece gli investimenti delle società sugli stadi hanno fatto aumentare i ricavi e fidelizzato la gente. La politica dei nostri club è stata sbagliata e adesso stiamo pagando il fatto di non aver investito in infrastrutture, vivai e scuole calcio». All’estero, però, possono insegnarci molto anche sulla diversificazione dei ricavi. In Serie A la maggioranza dei club sopravvive grazie ai diritti tv e questo evidenzia una netta mancanza di programmazione del nostro calcio. «Solo da noi i diritti tv pesano così tanto perché all’estero, soprattutto nei bilanci dei grandi club inglesi, del Barcellona e del Real Madrid, i ricavi da gara e quelli commerciali sono quasi equivalenti tra loro o comunque più bilanciati rispetto a ciò che succede in Italia». 

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Fonte: corrieredellosport.it - Andrea Ramazzotti

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