Rassegna Stampa

La bandiera che diventa storia. Totti e i migliori anni della nostra vita

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 27-09-2016 - Ore 15:07

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 La bandiera che diventa storia. Totti e i migliori anni della nostra vita

LASTAMPA.IT - ZONCA - Quando Totti davvero smetterà ci sentiremo tutti un po’ più vecchi. Anche i ragazzini. Lui compie 40 anni e li porta a spasso per i campi del mondo con una noncuranza assoluta, come se fosse ovvio reggere più di un ventennio dentro il calcio che si nutre di cambiamenti costanti, che brucia novità e campioni, sempre a caccia della nuova frontiera. E lui lì, a marcare il tempo. A calciarlo via

UNO DI FAMIGLIA - Totti una volta era una bandiera, per la Roma lo è sempre, per il resto del mondo è una foto o meglio un intero album che non racconta più una carriera, ma un pezzo di storia. E ormai non è nemmeno solo la sua.

Dai riccioli dell’esordiente, alla fascetta bianca sopra i capelli lunghi nelle stagioni da Pupone. Tempie rasate e gel sulla cresta nella foto di gruppo dei campioni del mondo, prima di virare a un più composto ciuffo ben pettinato che gli cade su lato della fronte. Dallo sguardo impertinente del talento che si svela a quello esperto del campione che ha visto tutto. E ancora si riscalda con i raccattapalle.

Totti si porta dietro 305 gol segnati e i ricordi di chiunque ne abbia visto almeno uno. Memoria collettiva appiccicata sopra a esultanze con il dito in bocca, magliette celebrative irriverenti, selfie in corsa, tricolore allacciato sotto al mento, baci a Ilary, passi impossibili, reti divine, cucchiai dispettosi, barzellette demenziali. Un repertorio di abilità legata a tutta la vita che ha attraversato. Spesso superato.

UN ESORDIO DA OSCARÈ nato due giorni dopo gli U2 e sembra stare meglio, nel 1976, data di uscita del primo Rocky. Cinque seguiti e uno spin off dopo, ancora corre mentre Balboa arranca all’angolo del figlio del suo storico rivale. Esordisce in serie A a tre giorni dall’Oscar a Federico Fellini, un tappeto rosso che si srotola per un maestro e ne aspetta un altro. Creatività italiana e il paragone non è blasfemo come può sembrare: Totti sa far sognare quanto la Dolce vita.

Il debutto in nazionale arriva il 10 ottobre 1998, il 25 Loris Capirossi festeggia il primo titolo del motomondiale, categoria 250. Totti ancora accumula record. Capirossi ha smesso da tempo. È la stagione in cui Pantani vince tutto e l’Italia si muove sulla sua bici. Giro, Tour, ma oggi è difficile godersi ancora la gloria. Ogni immagine di quei successi è una fitta di malinconia. Con i video di Totti è tutto più semplice, non c’è mai dramma solo il piacere di giocare. Al massimo si inciampa in qualche sputacchio, si scade in un esuberante «vi ho purgato», niente che intralci le emozioni. È un percorso netto, facile, leggero.

UN MATRIMONIO EXTRALARGENel 2001 vince lo scudetto e Tiziano Ferro urla "Perdono" nel primo successo da classifica. Tre mesi dopo viene giù il mondo. Le Torri gemelle e la paura: bisogna continuare a vivere e lui continua a segnare.

Nel 2005 si sposa, ha 28 anni ma non è che diventi proprio grande in questa cerimonia in diretta tv, metà fiaba e metà fumetto ipercolorato. Tight, cilindro e guanti, con il cuore tatuato sotto la fede, duemila persone in strada disposte a svenire per il caldo pur di vedere il vestito in pizzo di Ilary. Abbiamo sorriso di certi eccessi pacchiani, ma ora pure quello scatto rimanda echi di una coppia brillante che sta insieme da 10 anni e tre figli. Altro che Brangelina. È la primavera in cui inizia Grey’s Anatomy che ora è alla 13ª stagione e l’anno in cui Angela Merkel diventa Cancelliere, la prima donna a capo della Germania. Non è l’unica data epocale che incrocia le maglie di Totti il 9 luglio 2006 vince i Mondiali e il 15 Twitter inizia a cinguettare. Il 4 novembre 2008 Obama viene eletto presidente degli Usa, il primo afroamericano, l’8 novembre Totti tocca le 400 presenze in campionato. E il numero 10 è ancora in carica, i suoi mandati si rinnovano oltre ogni previsione.

Non è più un giocatore, è un museo e per questo non sta in panchina neanche quando ci si siede sopra, troppo ingombrante. Il suo nome fa rumore persino quando lui è zitto e quieto. E può essere solo così. A ogni pausa si aspetta il prossimo gol, un’altra foto da aggiungere alla collezione. Sono i suoi 40 anni, ma sono anche pezzi della nostra vita.

Fonte: lastampa.it-G.Zonca

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