Rassegna Stampa

17 giugno 2001: così è nato un capolavoro

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 17-06-2013 - Ore 11:00

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17 giugno 2001: così è nato un capolavoro

(Corriere dello Sport – G.D’Ubaldo) - Tutto nacque un anno prima, quando la Lazio di Sergio Cragnotti festeggiò lo scudetto appena conquistato e l’atmosfera per i tifosi della Roma nella Capitale era diventata invivibile. Fabio Capello, scelto da Franco Sensi al posto di Zeman, concluse il campionato al sesto posto. Fece gli stessi punti che aveva fatto l’anno precedente il boemo. In una delle ultime partite di campionato don Fabio sbottò: «Volevo fare una sostituzione e mi sono voltato verso la panchina. Ho visto solo ragazzini…».  

Anche a Franco Sensi quello scudetto della Lazio bruciava. Capello ebbe la meglio: convinse il presidente a mettere mano al portafoglio e a costruire la Roma scudetto. Ecco Batistuta, Emerson, Samuel, Zebina, ecco il ritorno di Balbo e perfino Guigou, riserva acquistata per dieci miliardi delle vecchie lire.  Settanta miliardi per Batistuta. (…) La squadra non decollò subito. A settembre la squadra di Capello fu eliminata dall’Atalanta in Coppa Italia. Pesante il risultato del ritorno, 4-2 a Bergamo. La Lazio giocava con lo scudetto sul petto e la delusione dei tifosi giallorossi montava. Così ci fu una pesante contestazione a Trigoria. Una delle più pesanti degli ultimi anni. Centinaia di tifosi inferociti. Furono prese di mira le auto dei giocatori, Cafu involontariamente ne fece le spese più degli altri. Dopo quella contestazione Capello riunì i giocatori.

Si parlarono chiaro, i toni durissimi, le urla si sentivano fuori dagli spogliatoi. Da quel confronto duro nacque la lunga cavalcata della Roma. La cavalcata scudetto.  Furono determinanti i gol di Batistuta, realizzati quasi tutti nel girone di andata. Appena arrivato, Re Leone si conquistò subito un posto da leader nello spogliatoio. I compagni lo stavano a sentire. Sapevano che lo scudetto dipendeva da lui. Insieme a Balbo aiutò Samuel, ancora giovanissimo, appena arrivato in Italia, ad inserirsi rapidamente nel calcio italiano. Insieme gli argentini, con l’uruguaiano Guigou, si sfidavano nel tempo libero sui go kart, in segreto andavano in una pista in periferia. Furono determinanti anche i gol di Montella, la sua rabbia frenetica di guadagnarsi spazio. L’Aeroplanino relizzò gol fondamentali, contese il posto a Batistuta con lealtà e coraggio. (…)  C’erano tanti giocatori di forte personalità in quella Roma. Cresceva Totti, ormai decisivo anche in campo internazionale. Fu fondamentale Emerson, professionista fino all’ultima partita in maglia giallorossa, quando aveva già deciso di sfidare i tifosi passando alla Juve. Protagonista di un grande infortunio al ginocchio, non fece mancare il suo contributo per lo scudetto.

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