Rassegna Stampa

"Scudetto a Roma o Napoli"

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-09-2015 - Ore 08:08

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IL MESSAGGERO - FERRETTI - Elegantissimo, Roberto Mancini, allenatore dell’Inter reduce dalla batosta viola rimediata la sera prima a San Siro, si presenta in perfetto orario all’ingresso de Il Messaggero. Appuntamento fissato per parlare di calcio, non solo di Inter e di campionato. 
Mancini, a mente fredda: che cosa è successo domenica?
«Ci sono partite che nascono male e non puoi farci nulla. Dopo meno di venti minuti eravamo sotto di due gol avendo preso un solo tiro... E quando è stato espulso Miranda, la partita è finita lì. Una gara che non puoi analizzare sotto l’aspetto tattico: è andata così e basta».
La accusano di aver scriteriatamente cambiato modulo e di aver stravolto la formazione: cosa risponde?
«Non devo rispondere niente. In Italia sono tutti allenatori, del resto... Ma a volte nessuno si accorge se e quando uno cambia modulo... Contro il Verona, ad esempio, nel secondo tempo avevamo giocato con lo stesso sistema, e tutto era andato molto bene. Con Perisic esterno destro, cioè nel suo ruolo naturale. Ma contro la Fiorentina tutto quello che avevamo preparato è diventato inutile dopo meno di venti minuti».
Troppi elogi dopo le cinque vittorie di fila?
«Troppi? Troppo pochi... Nonostante i cinque successi, tutti meritati e senza mai subire in difesa, continuavano ad accusarci di saper vincere solo per uno a zero... Forse qualcuno non aspettava altro che una nostra sconfitta per dire: visto che avevo ragione io? Da una parte sono contento di aver reso felice qualcuno, anche se per un solo giorno. Sia chiaro, comunque, che avrei firmato per essere primo dopo sei giornate...».
Classifica alla mano, è un campionato equilibrato o modesto?
«Un bel campionato, visto che il livello medio si sta alzando. Questo perché anche le squadre meno dotate tecnicamente se la giocano, non fanno difesa e basta».
Questo significa che fino alla fine il gruppo marcerà compatto senza fughe?
«Aspettiamo almeno dodici, tredici giornate e poi tutto sarà più chiaro».
Si aspettava una Juventus così in difficoltà?
«No, anche se pensavo che avendo perso tre giocatori del calibro di Pirlo, Vidal e Tevez avrebbe subito un contraccolpo negativo».
Troppe responsabilità sul 10 di Pogba?
«Per un centrocampista, che in campo ha mille compiti, non è facile diventare un giocatore determinante: molto più semplice per un attaccante, magari aiutato dai gol, E nessuno deve dimenticare che Pogba è ancora giovanissimo».
Ma lei all’Inter uno così lo vorrebbe?
«Non ci sono i soldi per prenderlo...».
Kondogbia diventerà più forte di Pogba?
«Oggi non lo è, anche perché è al primo anno in Italia. E Pogba al primo anno di Juve non era bravo come oggi. Ma Kondogbia ha le potenzialità per diventare un grande calciatore».
È vero che Pogba ha rischiato di diventare un suo giocatore?
«Vero: quando ero al City, e lui era svincolato dallo United, lo chiesi, ma non se ne fece niente. Il motivo? Non lo so».
Juve a meno 10 dalla vetta: già fuori dal discorso scudetto?
«E cosa sono dieci punti? Al City avevamo otto punti di ritardo dallo United a sei giornate dalla fine, eppure abbiamo vinto noi».
Le sue favorite per il titolo?
«Roma, Napoli e la Juve, se si riprenderà in fretta, sono le squadre più attrezzate per vincere lo scudetto».
E l’Inter?
«Il nostro obiettivo è la Champions ma siccome siamo l’Inter non ci precludiamo niente».
Che ne pensa di Garcia?
«Alla Roma in due anni è finito due volte secondo e stavolta se non arriverà primo finirà terzo. Un bravo allenatore, quindi».
Dzeko?
«Lo presi io al City: ci serviva un attaccante forte sia fisicamente che tecnicamente. E lui lo è. I suoi venti gol li farà, vedrete, perché è bravo. Solo che ha bisogno di giocare: se non lo fa si abbatte, Edin deve sentirsi sempre importante».
Per lui niente turn over, insomma. A proposito: l’alternanza è un bene o no?
«In una squadra che ha venti giocatori di valore, il turn over è necessario. Soprattutto per una questione fisica, perché i giocatori devono poter recuperare, e poi perché è importante avere sempre tutti sulla corsa e in buona condizione. Ma sul turn over in Italia ci sono strane posizioni...».
Cioè?
«Se un allenatore non cambia e vince, è bravo. Se cambia e vince, è ancora più bravo. Se cambia e non vince è scarso, se non cambia e non vince è un somaro: possibile?».
Il campionato della Lazio?
«Ha dodici punti: come si può criticare Pioli? E lo scorso anno ha sicuramente ottenuto più di quello che era lecito aspettarsi».
Mancini, cosa deve esserci nel dna dell’allenatore?
«Conoscenza del calcio ed equilibrio. In campo e fuori. Nel bene e nel male».
Come si costruisce una grande squadra?
«Con giocatori universali e forti. Tecnicamente e fisicamente. Ma se mi avessero preso Iniesta l’avrei accolto volentieri...».
Le piacerebbe guidare una Nazionale?
«Certo, e se potessi scegliere mi piacerebbe allenare l’Italia».
Conte vorrebbe più aiuto da parte dei club.
«Lo capisco, anche se quando era alla Juve probabilmente la pensava in maniera opposta, ma si gioca talmente tanto che è giusto che i calciatori abbiano tempo per riposare».

Fonte: IL MESSAGGERO - FERRETTI

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