Rassegna Stampa

Addio al “gioiellino” del calcio italiano Il Parma fallisce e sprofonda in Serie D

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 23-06-2015 - Ore 07:27

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Addio al “gioiellino” del calcio italiano Il Parma fallisce e sprofonda in Serie D

IL FATTO QUOTIDIANO – VENDEMIALE - E’ finita: il Parma è ufficialmente fallito e nessuno si è fatto avanti per salvarlo. Il “gioiellino” del pallone italiano, la provinciale capace di arrivare tre volte sul tetto d’Europa, scompare dal mondo professionistico. A ben vedere quel piccolo miracolo di calcio e imprenditoria si era già spezzato nel 2004, con il crac Parmalat, la rifondazione e l’arrivo del “salvatore ” Ghirardi. Ma l’uomo della provvidenza col tempo s’è rivelato inaffidabile. E la seconda bancarotta è stata fatale. Dopo le sei aste andate deserte, anche la trattativa privata si è conclusa in un nulla di fatto. Tutti i potenziali acquirenti si sono tirati indietro: prima il gruppo di Giuseppe Corrado, poi quello dell’ex campione di baseball Mike Piazza. A spaventarli non è stato tanto il debito sportivo (circoscritto il più possibile dai curatori, fino a 22,5 milioni di euro), quanto la parte oscura delle pendenze: gli impegni contrattuali con molti degli oltre 200 tesserati, i possibili contenziosi con calciatori e club, il rischio di ricorsi rendevano quella cifra puramente indicativa. Così il termine è scaduto ieri alle 14: il Parma sprofonda fra i Dilettanti. Senza debiti, ora sarà più facile creare una nuova società, probabilmente per mano di una cordata locale. Ci sono 20 giorni di tempo per mettere insieme soldi e idee.

DAL MONDO delle istituzioni pallonare un coro di peana: il presidente della Serie A, Maurizio Beretta, e quello della Serie B, Andrea Abodi; il direttore generale della Federazione, Michele Uva, e lo sfidante di Tavecchio, Demetrio Albertini. Tutti pronti a esprimere cordoglio per la scomparsa di una “società gloriosa”. Ma anche a puntualizzare che “la Figc non poteva fare di più”. In città ci credono poco: gli sforzi di Lega e Federazioni sono stati soprattutto per garantire la regolarità del campionato, far sì che il Parma potesse finirlo. Poi quasi nulla. I veri obiettivi dell’ira dei tifosi, però, sono altri: l’ex patron Tommaso Ghirardi e l’amministratore delegato Pietro Leonardi. Chi ha aperto il buco e ha affondato (per la seconda volta) la società. Il penale farà il suo corso.

ALLA CITTÀ di Parma resta tanta delusione. Ma anche un pizzico di speranza. La corsa contro il tempo, infatti, è già ricominciata: dopo il fallimento c’è da costituire una nuova società per iscriversi in Serie D; la prossima scadenza è fissata al prossimo 10 luglio. I più ottimisti buttano un occhio anche alla situazione in Lega Pro: altri possibili fallimenti potrebbero liberare più di un posto nei gironi della terza serie. E il club ducale, con la sua lunghissima storia e la sua tradizione, potrebbe anche ambire al ripescaggio. Ma parlarne ora è decisamente prematuro: ad oggi, una squadra di calcio a Parma non c’è. Gli ultimi a giocare una partita con questo nome saranno i “giovanissimi ” del club: i curatori hanno chiesto una deroga alla Figc per permettere loro di disputare le finali nazionali, a cui si sono qualificati sul campo. Dei ragazzini di 13-14 anni potrebbero alzare un altro trofeo, l’ultimo, con la stessa maglia con cui i vari Crespo e Veron, Buffon e Cannavaro (i campioni del “gioiellino”) vincevano la Coppa Uefa a fine anni Novanta. Poi il pallone a Parma dovrà ripartire da zero.

Fonte: IL FATTO QUOTIDIANO – VENDEMIALE

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