Rassegna Stampa

Addio Cesare, leggenda del calcio

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 06-04-2016 - Ore 07:44

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Addio Cesare, leggenda del calcio

GAZZETTA DELLO SPORT - GOZZINI - L’ultimo saluto è dei nipoti stretti in un abbraccio: «Caro nonno ti promettiamo che la nonna Mari non sarà mai sola, ci manchi già e senza di te è tutto più grigio. Bastava che tu entrassi in una stanza perché si riempisse del tuo profumo buono, dei tuoi occhi azzurri come il mare e della tua risata davanti a Stanlio e Ollio. Insegnavi ai tuoi nipoti che si calcia con tutti e due i piedi e non solo con quello che ti viene più spontaneo. Tu che non potevi perderti una partita in tv, accontentavi i più piccoli e giravi sui cartoni». L’addio al nonno Cesare è stato il momento più commovente, subito prima degli applausi che l’hanno accompagnato fuori dalla chiesa. Per Cesare Maldini si era riempita la Basilica di Sant’Ambrogio, il cortile con i portici e tutta la piazza: erano in migliaia. Paolo accoglieva la processione di abbracci: già durante la cerimonia gli si erano avvicinati gli ex compagni Shevchenko, in lacrime e Seedorf, seduto in una delle prime file. Paolo era commosso anche quando mezz’ora prima dell’inizio della funzione era entrato in Sant’Ambrogio, stretto alla famiglia e preceduto dal feretro coperto di rose bianche. Avevano chiesto una cerimonia sobria e raccolta, e avevano poi ascoltato l’omaggio di Monsignor De Scalzi: «Cesare, grande giocatore, ottimo allenatore e in assoluto tra i personaggi più amati del mondo sportivo, come leggenda del calcio italiano e non solo. Era un modello di signorilità, un simbolo dei valori più alti dello sport, un fine scopritore di talenti e tra questi il figlio Paolo. Ma più che l’immagine pubblica va ricordato l’uomo nella sua semplicità e umanità, nella profondità degli affetti e nell’attaccamento alla sua famiglia. Un uomo nel senso più alto e più bello che questa parola può assumere: un uomo, un marito, un padre, un nonno. La sua famiglia è stata la sua squadra vincente perché unita e oggi giustamente orgogliosa del suo capitano». Cesare era il campione del Milan, l’allenatore, il c.t. dell’Under 21 e quello della Nazionale. Era il marito di Marisa, il papà di Paolo, dei suoi due fratelli e delle sue tre sorelle, il nonno di Christian, Daniel e dei loro cugini. Prima dei nipoti c’era stato il messaggio scritto dai figli e letto da Donatella. Le stesse parole firmate da Paolo e riportate sui profili social della Lega di Serie A.

IL CALCIO UNITO Nel ricordo si erano uniti in massa: i tifosi rossoneri, che in Sant’Ambrogio esibivano le sciarpe coi colori del Milan, e il club con cui Maldini era diventato campione. C’erano Berlusconi, che ha già annunciato altri omaggi per «il grande Cesare», poi l’a.d. Galliani, il direttore organizzativo Gandini e la squadra con Mihajlovic, Abbiati e Montolivo. Tutto il gruppo della Primavera, con l’allenatore Brocchi. Non c’era Barbara Berlusconi che aveva preferito accogliere la richiesta della famiglia Maldini di una cerimonia semplice, mandando una corona di fiori. C’erano tutti gli altri amici, colleghi, compagni, gli avversari dell’Inter e di una carriera intera. I ragazzi che aveva allenato. Quelli che aveva visto condividere nuove gioie con il figlio Paolo. C’erano i figli di Rocco, Tito e Bruno, partiti all’alba da Trieste. C’erano Sacchi, Corso, Trapattoni, Scala, Lodetti, Suarez, Andrea Icardi, Altafini, e il peruviano Victor Benitez, campione d’Europa con Cesare nel ‘63 a Wembley. Altri campioni, quelli dell’Italia ‘82: Gentile, Rossi, Tardelli, Dossena, Baresi, Bergomi, Vierchowod e Massaro. Il vice allenatore di un altro Mondiale, quello del ‘98, Ghedin. Poi ancora Tassotti, Filippo Galli, Fiori, Di Biagio, Serginho, Ambrosini, Inzaghi, Borriello, Ba, Favalli, Pagliuca, Toldo e Colonnese. E Marotta, Javier Zanetti, Cairo, Fabio Cannavaro, che Maldini aveva fatto debuttare in azzurro, le istituzioni con Malagò, Tavecchio, Beretta, Abodi e Nicchi. L’amico Teocoli, al quale Paolo ha ricordato quanto il padre gli fosse affezionato. Molti di loro hanno voluto salutarlo ancora. Nevio Scala: «Era elegante nell’anima». Di Biagio: «Ogni volta mi scusavo per non avergli dato la possibilità di diventare Campione del Mondo con quel rigore sulla traversa contro la Francia. Lui mi abbracciava con un sorriso». Massaro: «Più che un allenatore è stato un secondo padre». Cannavaro: «Di lui restano i valori dello sport che ha sempre portato avanti insieme a suo figlio». Sheva, con la voce rotta dal pianto: «Un grande allenatore e un grande papà per tutti». Seedorf: «Persona squisita, sempre disponibile». Gentile: «Ha avuto sempre un dialogo affettuoso con noi, per me anche lui è artefice della vittoria al Mondiale ‘82». Cairo: «Fece l’ultima stagione nel Torino, è stato esempio di valori morali». Marotta: «Un riferimento anche per il mio lavoro dirigenziale». E poi Maradona via Facebook, perché ieri Cesare era qui e un po’ dovunque: «Condoglianze al mio amico Paolo per la morte di suo padre, grande uomo e gran professionista».

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - GOZZINI

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