Rassegna Stampa

Aggancio alla vetta

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 30-10-2014 - Ore 08:46

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Aggancio alla vetta

Ancora Marassi, ancora Genova. Sabato scorso era toccato alla Roma sbattere contro la Sampdoria, ieri alla Juventus di Allegri inciampare sul Genoa di Gasperini: sempre sullo stesso campo di patate. Vergognoso. Altro file rouge della serata due arbitraggi non all’altezza della vetta: tanto Tommasi a Roma quanto Mazzoleni a Genova non convincono.

Il bilancio del turno infrasettimanale valido per la nona giornata di campionato è l’aggancio dei giallorossi in vetta alla classifica. Roma e Juve tornano appaiate a quota ventidue e danno un ulteriore slancio a questo campionato tutt’altro che scontato dettato dagli incroci delle due squadre più forti.

La Roma batte
Serviva una prova convincente dopo il ko di Champions e il pareggio sofferto a Genova contro la Sampdoria di Mihajlovic. E la Roma ha risposto, nonostante un clima surreale avesse avvolto l’Olimpico (il pubblico di Roma diventa sempre più esigente) con estrema facilità chiudendo la pratica Cesena dopo otto minuti di gioco e dominando il resto della gara senza soffrire più del dovuto. Risparmio energetico. Il tecnico giallorosso Rudi Garcia ha infatti giocato al «minimo» in vista del big match in programma sabato al San Paolo contro il Napoli. Lì serviranno tutte le forze migliori per quella che è una classica del nostro campionato intrisa di nuovi significati, tristissimi, dopo gli scontri che hanno portato alla morte di Ciro Esposito. Il fatto che sarà una trasferta «chiusa» allontana solo parzialmente il rischio che possa succedere qualcosa.

La Juve non risponde
Ma la partita dei giallorossi, per certi versi relegata a pura formalità (anche se poi le partite le devi sempre giocare sul campo), era la meno attesa per le due squadre in lotta per il vertice. Più complessa la trasferta dei campioni d’Italia della Juventus impegnati a Marassi contro il Genoa di Gasperini. Allegri rinuncia alla qualità di Pirlo e la cosa alla lunga non sembra pagare. Il campo è una coltivazione di patate, lo stesso del quale si era lamentata la Roma solo qualche giorno prima: e la situazione non è certo migliorata. Gasperini gioca a interrompere, far danni, piuttosto che creare cercando di far male ai bianconeri in ripartenza: la cosa funzione almeno fin sotto i tre fischi di Mazzoleni quando gli juventini iniziano ad arrivare da tutte le parti e servirà un Perin stellare per salvare il risultato. Poi a tempo praticamente scaduto il gol di Antonini che gela i campioni d’Italia e scatena la gioia dei romanisti rimasti sul prato dell’Olimpico.

Il ritorno di Keita
In campo la Roma ritrova Keita e i suoi tempi. Il centrocampista ex Barcellona ha in mano le chiavi della squadra, bacchetta i compagni che fanno i movimenti sbagliati (vedi Cole) e trasmette alla zona nevralgica del gioco giallorosso una tranquillità mancata in sua assenza. È sicuramente lui l’uomo della manovra grazie anche a un De Rossi particolarmente basso che va spesso sulla linea dei centrali per lasciare il compagno più avanti libero di agire. L’uomo della svolta è ancora Destro che continua ad avere una media gol-minuti giocati impressionante. Otto minuti per piegare il Cesena, ma poi altre occasioni, voglia e tanta quantità. Garcia da un turno di riposo a Yanga-Mbiwa e manda Skorupski a sorpresa tra i pali. Senza Maicon tocca a Torosidis la fascia destra del campo, con Pjanic qualche metro più avanti che sembra di nuovo ispirato anche se la Roma nel complesso non brilla. Anzi, più volte Garcia la riprende perché pretende più attenzione, maggior cinismo.Nel finale ci pensa De Rossi a mettere in cassaforte i tre punti: il centrocampista giallorosso non segnava all’Olimpico dal dicembre del 2011. Un segnale, incoraggiante ma che servirà poco in vista del big match di sabato prossimo. Lì ci vorrà un’altra Roma e sarà difficile sperare nel secondo passo falso della Juve impegnata ad Empoli.

Fonte: IL TEMPO - Carmellini

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