Rassegna Stampa

Al luna-park si diverte solo la Roma. Partita ricca di emozioni. Poca difesa, tanto spreco, Manolas condanna l’Inter

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 03-10-2016 - Ore 07:00

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Al luna-park si diverte solo la Roma. Partita ricca di emozioni. Poca difesa, tanto spreco, Manolas condanna l’Inter

GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA - La Roma sale sul treno delle inseguitrici, al terzo posto. L’Inter resta in stazione, intruppata sul quarto binario. Questo ha detto la grande sfida delle due nobili arrancanti, tormentate in inizio di stagione da varie problematiche. L’Inter incassa la quarta sconfitta, due in campionato e due in Europa: numeri già compromettenti, nel senso che zavorrano. Per raddrizzarli occorrerà infilare dei filotti di vittorie e più di ogni altra cosa va corretta la mentalità. All’Olimpico il primo gol romanista è arrivato a freddo, in apertura di incontro, segno che l’Inter non è entrata in campo con la giusta applicazione, e il secondo pochi minuti dopo il pareggio di Banega, prova provata di rilassamento, inconscio o consapevole che sia. Nelle 9 partite ufficiali fin qui disputate, l’Inter per otto volte si è ritrovata in svantaggio per 0-1, dato che certifica come e quanto siano sbagliati gli approcci ai match.

QUADRO GENERALE Partita divertente, ma portatrice sana di un calcio regressivo, da non insegnare nell’aula magna di Coverciano. Come se all’improvviso ci fossimo liberati degli orpelli tattici col loro lessico roboante – tagli, coperture preventive, etc – e fossimo ripiombati nel gergo del pallone d’antan. E’ stato per esempio un match a sviluppo laterale, «passa all’ala» a un certo punto sembrava la parola d’ordine. La Roma giocava per azionare Salah, l’Inter per innescare Candreva e Perisic. L’egiziano turbinoso a destra, con i suoi quadricipiti sottratti allo sprint. I due interisti più tecnici, ma a lungo inefficaci nell’attimo fatale, stessa inconcludenza di cui ha sofferto Salah. Via via hanno preso forma marcature a uomo, come si diceva una volta. Agli esteti, agli amanti dei numeri dieci più talentuosi, avrà fatto effetto osservare Florenzi nell’insolita posizione di trequartista. Scelta per certi versi dettata dalle precarie condizioni di Nainggolan, lasciato in panchina, ma per altri pensata «spallettiana» tesa a disturbare il primo giropalla interista. E insomma, lì dove una volta pennellava Totti, scarrellava l’onesto pedalatore Florenzi. E poi le difese, senza filtri, costrette a continui uno contro uno. Gioco d’azzardi. La gente si è divertita, gli allenatori chissà.

ASTUZIA Spalletti è stato di parola: la Roma ha aspettato l’Inter, come annunciato dal tecnico in vigilia, ha lasciato che Banega e soci si trastullassero col possesso palla, 64 a 36 per i nerazzurri, e ha colpito il più possibile di rimessa, sull’asse di Salah. Una squadra molto «bassa», 43 metri il baricentro medio, e molto lunga, spalmata mediamente su 48,9 metri. Spalletti ha assunto l’astuzia quale valore di riferimento, come è umano si faccia quando le cose vanno male e si ha bisogno del risultato pieno. Pallone lungo per il centometrista egiziano, lo schema numero uno. Alla fine però la differenza è stata marcata dalle prestazioni individuali, in particolare dei componenti la spina dorsale, Szczesny, Manolas, Strootman e Dzeko. Nota di merito speciale per il centravanti bosniaco, fin qui molto criticato a Roma. I suoi numeri cominciano a essere importanti: cinque gol in sette giornate collocano Dzeko nell’Olimpo dei cannonieri di Serie A. Da rivedere l’assetto difensivo, in particolare ai lati. Bruno Peres ha servito l’assist per l’-10, ma difensivamente parlando è stato un colabrodo, alla pari di Juan Jesus sulla corsia opposta. Né l’uno né l’altro sembrano disegnati per giocare terzini nell’economia di una difesa a quattro, ed è strano che l’Inter non abbia capitalizzato tanta debolezza altrui.

BANEGA-CENTRISMO Nulla da obiettare su Banega quale miglior interista di nottata. Ha colpito un palo, ha segnato il temporaneo 1-1 con movimento e tiro da campione, ha lasciato insomma la solita impressione del giocatore talentuoso e catalizzatore. Nessuno ha toccato tanti palloni quanto lui: cento, un’enormità, anche se di questi cento ne ha persi 25, uno su quattro. Il Banega-centrismo non è di per sé un male, ma perché sia fruttuoso deve essere sostenibile. A questo punto, con sette giornate alle spalle, ci chiediamo se il 4-2-3-1, con due ali offensive come Candreva e Perisic, sia il sistema giusto per permettersi Banega. E’ vero, ieri sera Joao Mario, afflitto da affaticamento al polpaccio, non è stato se stesso, ha perso diversi palloni sanguinosi e non ha garantito la solita copertura a Banega. Con Gnoukouri al suo posto la situazione è migliorata e l’Inter in fondo il 2-1 l’ha preso su palla inattiva sfortunata, perché l’incornata di Manolas è stata deviata da Icardi, però il Banega che segue la sua natura e va dove lo porta l’estro andrebbe protetto. Così come vanno risolti certi difetti difensivi. Ansaldi ha stabilizzato la fascia destra,però a sinistra Santon è stato polverizzato da Salah e al centro Murillo ha traballato di brutto. E’ ora, per dirla tutta, che De Boer ci metta qualcosa di suo e dia forma a cotanta materia prima. I giocatori ci sono, va trovata la (s)quadra. In fretta.

Fonte: GAZZETTA DELLO SPORT - VERNAZZA

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