Rassegna Stampa

Al settimo cielo Cagnotto, dopo 7 podi arriva l’oro «Cancellata la beffa di due anni fa»

condividi su facebook condividi su twitter Redazione 29-07-2015 - Ore 07:47

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Al settimo cielo Cagnotto, dopo 7 podi arriva l’oro «Cancellata la beffa di due anni fa»

CORRIERE DELLA SERA - PASINI - Fai un tuffo, fallo un’altra volta, continua per giorni, mesi, anni, finché finalmente ti meriterai un momento così. Tania Cagnotto inseguiva il titolo mondiale dal 2001, la sua prima volta a Fukuoka. «Avevo 16 anni, arrivai sesta e contenta». Di lì in poi i trampolini erano rimasti al loro posto, ma l’asticella delle ambizioni era salita. La ragazza di Bolzano nelle successive sei edizioni aveva conquistato sette medaglie. Tre d’argento, quattro di bronzo, mai una d’oro. E nel 2013, quando il successo da un metro le era sfuggito per 10 centesimi, la statistica pareva diventata una maledizione. 
«Rosico ancora per Barcellona», aveva annunciato arrivando a Kazan fresca di una tripletta d’oro agli Europei, in grande forma e all’ultima occasione perché ormai, a 30 anni, aveva già deciso tutto: ultimi Mondiali adesso, ultima Olimpiade nel 2016 e poi ritiro, matrimonio, una nuova vita. Forse, anzi senz’altro, sono stati questa urgenza e quel tarlo catalano l’extracarburante che l’ha fatta vincere ieri. 
Come due anni fa, Tania, penultima in ordine di apparizione, si è presentata all’ultimo turno in testa. L’aveva conquistata con il primo tuffo e l’aveva consolidata negli altri tre, in particolare con il quarto, l’uno e mezzo rovesciato raggruppato con un avvitamento e mezzo, il suo migliore ieri, un piccolo capolavoro che per lei è più facile da fare che da descrivere. Nel frattempo molte avversarie erano annegate per strada: l’australiana Qin, l’ucraina Federova, l’altra australiana Keeney, che all’ultimo turno addirittura faceva zero zompando in acqua goffa come una pensionata a Gabicce. 
Segnali di nervi fragili nell’aria, ma figurarsi se il problema toccava le cinesi. Storiche padrone delle disciplina, stavano ancora lì glaciali, in rimonta, a braccare Tania. Scena già vista. Nel 2013 dietro la Cagnotto c’era la cinese He Zi, che stavolta era terza dietro l’altra cinese Shi Tingmao, ma la sostanza non cambiava: il pericolo era in agguato. Qui Tania ha attivato la memoria e messo in circolo positivo il rosicamento. Mentre a Barcellona la He Zi aveva annullato 5 punti di distacco confezionando la beffa delle beffe, questa volta l’azzurra è stata implacabile, gelida, perfetta, prima ancora che nell’esecuzione, nei passi difficili che l’hanno preceduta. «Avevo 10 punti di vantaggio. Ho pensato a Barcellona e mi sono detta di non strafare. Ho cercato di controllare. È andata bene». 
Quando si dice che sbagliando s’impara, eccone la dimostrazione. L’uno e mezzo rovesciato carpiato finale da 61.20 punti non è stato il tuffo migliore del pomeriggio ma il più pesante, quello della purificazione e del risarcimento, ed è bastato a contenere il clamoroso 70.20 della Shi Tingmao. A Tania restava infatti un tesoro di 2.40 punti, la differenza tra settimo cielo e asfalto, tra lacrime di gioia e di dolore. 
Insieme alla figlia le ha versate persino papà Giorgio. «Un avvenimento — ride Tania —. Non è mai successo prima...». L’ex grande campione, che ha applaudito e fischiato come un ultrà, le ha ricordato subito che «una fetta di medaglia va alla mamma, perché a casa si soffre molto di più che a bordo vasca...» e poi ha raccontato che Tania andava già alla grande in allenamento: «Avevo visto che aveva il ghigno giusto... È stata perfetta. È una medaglia pazzesca, la prima d’oro mondiale femminile e di famiglia. E davanti alle cinesi!». 
Può volere altro adesso la più grande tuffatrice italiana della storia? L’ultima volta che le cinesi avevano mancato l’oro era stato a Roma 2009, e Tania era arrivata quarta. E l’ultima volta che l’Italia aveva vinto un oro nei tuffi era stata con il leggendario Klaus Dibiasi dalla piattaforma il 27 luglio 1975 a Cali. Quarant’anni. Un’eternità che esalta ancora di più la sua impresa: «Avevo sempre messo un oro mondiale sullo stesso piano di una medaglia olimpica. Finalmente è accaduto, sono al settimo cielo». 
In realtà, qualcosa di più c’è, perché l’Olimpiade è sempre l’Olimpiade e quella medaglia è l’unico premio che le manca. Tra un anno — senza scordare che a Kazan ci sono altre due medaglie da inseguire nei tre metri e nel sincro misto — scatterà l’ultima grande missione. Solo dopo averla compiuta la figlia accetterà di dare ragione al padre quando sostiene che lei è più brava di lui. 

Fonte: CORRIERE DELLA SERA - PASINI

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